“Il Decreto Rilancio ha un difetto: non c’è il rilancio. Pochi investimenti”

coronavirus
di Redazione 14 Maggio 2020 - 17:41

L’economista Federico Carli, presidente dell’Associazione Guido Carli spiega a Financialounge.com: “La sensazione è che il governo, subissato di richieste e pressioni, abbia provato a dare ossigeno a una moltitudine di soggetti in difficoltà, ma non sia stato in grado di seguire una chiara rotta per il futuro”

“La gran parte, forse la totalità, dei provvedimenti presentati nel Decreto Rilancio appaiono sostegni distribuiti alla maggiore platea possibile di destinatari senza un disegno per il dopo crisi. La sensazione è che il governo, subissato di richieste e pressioni, abbia provato a dare ossigeno a una moltitudine di soggetti in difficoltà ma non sia stato in grado di seguire una chiara rotta per il futuro”. Così l’economista Federico Carli, presidente dell’Associazione Guido Carli esprime le sue perplessità al Decreto Rilancio appena varato dal governo Conte: 256 articoli contenuti in 464 pagine che stanziano 55 miliardi di euro a favore di famiglie, imprese, sostegno del reddito dei lavoratori oltre a misure urgenti in materia di salute e sicurezza.

MISURE ANCORA INSUFFICIENTI PER COMPENSARE CADUTA DEL PIL

“Il Decreto Rilancio arriva oltre due mesi dopo l’inizio della quarantena, in una fase in cui gli italiani cominciano a essere prostrati psicologicamente oltre che economicamente – spiega Carli – Non sorprendono pertanto il clima di attesa con cui è stato accolto né l’importanza che, nel bene e nel male, gli viene attribuita. La dimensione degli interventi annunciati dal governo non è ancora sufficiente a compensare il crollo della domanda e della produzione scaturito dall’emergenza sanitaria (9 punti di PIL, forse oltre), tuttavia l’entità dei provvedimenti è pur sempre considerevole”.

NON AFFRONTATI PROBLEMI STRUTTURALI NOSTRA ECONOMIA

“Salta agli occhi l’assenza di una visione a due, tre anni che dia una direzione e una speranza di progresso al Paese – continua il presidente dell’Associazione Guido Carli – I problemi strutturali dell’economia italiana non sono affrontati. In particolare, con l’eccezione di una vaga indicazione di spese per la sanità, neppure in questa occasione è stato presentato un piano pluriennale di investimenti per la sicurezza del territorio, la modernizzazione delle infrastrutture, l’edilizia scolastica, l’ambiente, il benessere dei cittadini. Questo è un decreto per il contrasto della povertà e per il sostegno del reddito degli italiani, obiettivi di grande importanza, a cui è giusto dare risposte concrete, ma non c’è una visione di futuro incentrata sull’impostazione di un piano a favore degli investimenti pubblici e privati. Per il rilancio occorrerà aspettare”.

LA PARTITA SI GIOCA IN EUROPA CON IL RECOVERY FUND

Per l’economista però la vera partita si sposta in Europa, non tanto sul Mes senza condizioni quanto per la potenza che potrà muovere il Recovery Fund. “Immaginando che nelle settimane a venire seguiranno ulteriori misure espansive – continua Carli – un approccio gradualistico può essere giustificato dall’esigenza di dare attuazione agli stimoli fiscali non prima, ma contestualmente alla progressiva rimozione dei decreti restrittivi della produzione e dall’esigenza di attendere le decisioni europee sul Recovery Fund per poter disporre di ulteriori fonti di liquidità”.

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SUSSIDI CONTRO POVERTÀ GIUSTI, MA MANCANO INVESTIMENTI

Per adesso bisogna accontentarsi del Decreto Rilancio che tuttavia annota ancora Carli “si presenta come una panoplia di provvedimenti, non necessariamente guidati da un filo logico coerente, per un ammontare complessivo di 55 miliardi. Esaminando le singoli voci di spesa sembra possibile riscontrare una non banale confusione nominalistica. Per esempio, i finanziamenti a fondo perduto alle imprese con un fatturato inferiore a 5 milioni possono essere classificati più come ammortizzatori sociali che come finanziamenti allo sviluppo”. Appare chiaro per il presidente dell’Associazione Guido Carli che “in un momento di difficoltà e di tensioni come quello che stiamo vivendo, ammortizzatori sociali e sussidi contro la povertà sono misure indispensabili e devono essere messe in campo senza indugio. Ma devono essere chiamate con il loro nome, perché gli effetti macroeconomici e le finalità che perseguono sono diversi”.

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