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Small Cap USA favorite rispetto alle large cap

22 Aprile 2015 - 7:37
financialounge - news
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In marzo, le vendite al dettaglio degli Stati Uniti sono salite per la prima volta negli ultimi quattro mesi sebbene abbiano comunque deluso le aspettative: quella al dettaglio core, escluse le automobili, sono cresciute infatti soltanto dello 0.3%. Al contrario, l’indice manifatturiero calcolato dalla Fed di Philadelphia è cresciuto del 7,5% durante il mese, in aumento rispetto al 5% registrato in marzo e superiore alle aspettative. In aprile, l’indice ha registrato un tasso di crescita positivo dopo quattro mesi consecutivi di calo, che si sono verificati in seguito al raggiungimento del valore massimo degli ultimi 21 anni (40,2 punti) a novembre 2014.

In parallelo a questi dati macro economici, la settimana scorsa hanno prevalso sui mercati le preoccupazioni circa il futuro finanziario della Grecia che hanno spinto al ribasso il listino azionario statunitense, controbilanciando un inizio di stagione relativamente ottimistico in termini di utili societari, dopo che diverse società del settore finanziario hanno superato le attese di mercato. Il periodo di pubblicazioni dei bilanci, che entrerà nel vivo nelle prossime settimane, arriva in un momento in cui le azioni delle società a bassa capitalizzazione hanno registrato performance migliori rispetto a quelle ad elevata capitalizzazione.

“Storicamente, le società statunitensi a bassa capitalizzazione hanno avuto la tendenza a generare gran parte del loro fatturato sul suolo domestico, fattore che potrebbe ridurre l’impatto negativo di un dollaro forte sperimentato invece dalle grandi multinazionali statunitensi. In aggiunta, pensiamo che i margini operativi dell’indice Russell 2000, relativo alle società small cap, abbiano ancora spazio di miglioramento se paragonati a quelli dell’S&P 500” sottolineano gli esperti di Goldman Sachs Asset Management (“GSAM”). Da segnalare che l’indice Russell 2000 ha perso l’1% questa settimana: da inizio anno, lo stesso indice risulta in positivo del 4.3%, valore più che doppio rispetto al +1.7% registrato dall’S&P 500.
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