L’analisi

Obbligazioni dei Paesi emergenti: le scelte di investimento di abrdn

Per Kathy Collins (abrdn) è fondamentale evitare le potenziali “value trap”, ovvero quelle obbligazioni i cui i rendimenti più elevati non compensino effettivamente l'insieme dei rischi

di Leo Campagna 31 Dicembre 2022 10:00
financialounge -  abrdn bond Kathy Collins mercati obbligazioni
financialounge -  abrdn bond Kathy Collins mercati obbligazioni

Cresce il rischio di recessione in alcune economie sviluppate con l'aumento aggressivo dei tassi di interesse per frenare l'alta inflazione. Un contesto sfavorevole anche per le aziende di tutto il mondo, comprese quelle dei mercati emergenti. Tuttavia, secondo Kathy Collins, Investment Director, Emerging Market Debt, abrdn, emergono quattro fattori chiave che inducono a ritenere che il rapporto rischio/rendimento sia ora interessante per il debito corporate dei mercati emergenti.

I RENDIMENTI DELLE OBBLIGAZIONI SOCIETARIE EMERGENTI


“Nonostante il robusto rally di novembre, i rendimenti delle obbligazioni societarie dei Paesi in via di sviluppo restano su livelli storicamente interessanti. A fine novembre, il rendimento dell'indice sfiora il 7,80%, ben al di sopra del 4,58% di fine 2021 e di gran lunga superiore alla media ventennale a lungo termine del 6,13%” fa sapere il manager, che poi passa al secondo fattore di supporto all’asset class: la limitata leva finanziaria rispetto ai mercati sviluppati.

LA FORZA DEI FONDAMENTALI


“Dal lato dei fondamentali, l'indebolimento della crescita globale avrà sicuramente un impatto negativo sugli utili delle società dei mercati emergenti. Tuttavia, le previsioni di JP Morgan sui tassi di default per il 2023 – al netto dei casi speciali di Russia, Ucraina e Cina – sono comparabili a quelle dell'high yield statunitense o europeo. In effetti, i bilanci aziendali, nel complesso, sono in buona salute mentre i livelli di indebitamento sono relativamente modesti grazie all’ottima gestione delle passività degli ultimi anni” spiega il manager di abrdn.

IL QUADRO TECNICO E’ FAVOREVOLE


La conferma della riduzione della leva finanziaria e dei bilanci con una liquidità adeguata emerge pure dal recente aumento delle attività relative alle gare di appalto delle società emergenti negli ultimi 6 mesi. Anche dal punto di vista tecnico, il quadro dell'offerta è molto favorevole. “JP Morgan prevede che il finanziamento netto sarà in rosso per 218 miliardi di dollari entro la fine del 2022. Sarebbe la prima volta in oltre un decennio che le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti subirebbero una contrazione dell’offerta” riferisce Collins. A spiegare questa dinamica l'aumento del tasso privo di rischio e la crescente ricerca da parte degli emittenti di fonti di finanziamento alternative, come i mercati obbligazionari locali o i prestiti bancari.

UNA DURATION RELATIVAMENTE BASSA


Infine, ma non certo per importanza, a favorire i corporate bond emergenti, rispetto al debito emergente e al reddito fisso globale, anche una duration relativamente più bassa. “A fine novembre, ad esempio, la duration dell'indice era pari a 4,2 anni, ben al di sotto dei 6,8 anni dei titoli sovrani emergenti e ai 6,3 anni dei titoli societari investment grade globali. Una duration più bassa significa una minore sensibilità all'aumento dei tassi d'interesse, che attualmente rappresenta un fattore di rischio fondamentale” argomenta il manager di abrdn. Secondo il quale pure i declassamenti del rating guidati dai titoli sovrani possono generare potenziali opportunità di mispricing, poiché il track record e il merito di credito di alcune società emergenti possono talvolta risultare favorevoli rispetto al loro Paese di residenza.

L’IMPORTANZA DELLA SELETTIVITA’


Collins, tuttavia, ribadisce l'importanza della selettività. “Un'efficace selezione del credito diventa ancora più importante in presenza di condizioni finanziarie più rigide e di un contesto di crescita più debole. In cima alle priorità l’esigenza per gli investitori di evitare le potenziali “value trap”, ovvero quei casi in cui i rendimenti obbligazionari più elevati non compensano effettivamente l'insieme dei rischi” conclude ‘ Investment Director, Emerging Market Debt di abrdn.
Trending