“Mercati azionari, è il momento giusto per esporsi sull’Asia”

di Redazione

Per Bhandari (Columbia Threadneedle Investments ) un approccio prudente in questa fase è condivisibile ma l’aumento della stabilità riporta in primo piano le qualità delle azioni del mercato asiatico

Più prudenza nelle scelte di portafoglio. E’ l’atteggiamento che sembra prevalere dopo un 2019 che, finora, ha regalato tante soddisfazioni agli investitori più inclini al rischio. Un approccio condiviso da Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments nelle sue attuali decisioni di asset allocation. L’esperta, tuttavia, illustra alcuni dettagli sui quattro fattori chiave che potrebbero indurla ad abbandonare il suo assetto neutrale, due dei quali favorevoli ad una possibile maggiore propensione al rischio e altri due che, invece, spingono in direzione opposta.

I QUATTRO FATTORI CHIAVE

I due fattori capaci di stimolare un peso più ampio alle asset class rischiose sono un calo delle tensioni geopolitiche (in particolare quelle legate al commercio internazionale e alla Brexit) e un consolidamento degli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) asiatici con, in parallelo, una diffusione di dati macro economici più rassicuranti anche nelle altre regioni internazionali che ispirerebbero maggiore fiducia tra gli investitori. I quali, per contro, dovranno però verificare che l’allentamento monetario non risulti inferiore alle attese da parte delle banche centrali e, inoltre, che non si materializzino eventuali indicazioni di una possibile diffusione della debolezza economica dal settore manifatturiero ai consumi: fattori questi che suggerirebbero una maggiore prudenza.

ASPETTATIVE ALTE DALLE POLITICHE MONETARIE

Proprio il contagio della debolezza dell’economia ai consumi è, secondo Bhandari, un aspetto cruciale da tenere sotto stretta osservazione soprattutto alla luce del fatto che proprio la spesa per consumi ha un peso dominante nei principali paesi. Anche le future mosse della Federal Reserve potrebbero provocare instabilità sui mercati. In questo ambito, secondo l’esperta, i rischi appaiono asimmetrici. Infatti i mercati stimano altri due tagli dei tassi da parte della Fed per il prossimo anno, e un ulteriore ritocco da parte della BoE e della BCE (con tassi che dovrebbero restare inferiori all’inflazione per i prossimi 10 anni) ma se l’allentamento monetario risultasse inferiore alle attese i mercati potrebbero non gradire. Nell’ambito invece delle tensioni geopolitiche, Bhandari ritiene la situazione interlocutoria sia per la Brexit e sia per la disputa tra Washington e Pechino.

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L’ASIA (FORSE) È GIÀ IN RIPRESA

L’Asia intanto ha registrato una graduale ripresa, che ha spinto, tra gli altri, l’indice PMI manifatturiero di Taiwan e quello della Cina sui livelli più elevati degli ultimi mesi. In parallelo la visione complessiva mostra una maggiore stabilità sulla scia degli ultimi dati provenienti dall’Europa, dal Giappone e, più di recente, dagli Stati Uniti. L’impressione è che l’Asia possa aver innestato la ripresa prima di altri, e una particolare conseguenza della guerra commerciale – l’internalizzazione delle catene di produzione – potrebbe rendere la regione meno esposta all’imprevedibilità del ciclo economico.

MAGGIORE ESPOSIZIONI ALL’AZIONARIO ASIA

“In tutti i casi la nostra asset allocation non ha subito variazioni e, nell’attuale contesto, resta giustificata una maggiore cautela rispetto, ad esempio, a un anno. Tuttavia con il quadro d’insieme che comincia a mostrare una certa stabilità abbiamo iniziato a considerare una più ampia esposizione all’azionario asiatico” conclude Bhandari.




FinanciaLounge
19 Novembre 2019
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