Azioni: la qualità dei titoli “superstar” si paga. Ma ne vale la pena

Il 10% delle società intercetta l’80% dei profitti economici generati dalle aziende con ricavi superiori al miliardo di dollari: sono le compagnie ‘superstar’, sulle quali Columbia TI vuole puntare nel 2019

Uno dei motivi primari che ha determinato la forte avversione al rischio degli investitori, contribuendo ad ampliare le perdite dei principali indici di Borsa nell’ultimo trimestre del 2018, è il timore che sia imminente un rallentamento globale o, addirittura, una recessione. Neil Robson, Responsabile Azioni globali di Columbia Threadneedle Investments, invita invece a osservare il quadro della situazione da un altro punto di osservazione.

ANDAMENTO LATERALE PER LA CRESCITA MEDIA DEGLI UTILI

Il primo passo, secondo l’esperto, è essere consapevoli che negli ultimi 10 anni, ovvero in concomitanza con uno dei più lunghi periodi di espansione economica globale del dopoguerra, la crescita media degli utili aziendali ha registrato un andamento laterale con l’eccezione di alcune compagnie. Sebbene molte di queste appartengano al settore tecnologico (seguite dagli investitori e dagli analisti e premiate in Borsa negli anni) molte altre possono essere rintracciate nei più svariati settori.

LO STUDIO MCKINSEY &CO

In uno studio recente a cura di McKinsey & Company (Superstar: The dynamics of firms, sectors and cities leading the global economy), è stato coniato il termine ‘superstar’ per definire quelle realtà aziendali capaci di crescere in modo sostenibili negli anni. Nello studio si apprende infatti che il primo 10% delle società intercetta l’80% di tutti i profitti economici generati dalle aziende con ricavi superiori al miliardo di dollari. Ecco perché, è il parere di Neil Robson, può risultare particolarmente redditizio investire in queste aziende in ottica di lungo termine.

LE AZIENDE SUPERSTAR DI DOMANI

“Cerchiamo di individuare le superstar di domani, ovvero le società dotate di solidi vantaggi competitivi. Le caratteristiche comuni sono, di solito, il vantaggio di elevate barriere all’entrata, la predisposizione a conquistare nuove quote di mercato e, in molti casi, la leva della tecnologia avanzata” afferma l’esperto che, sebbene non preveda nessuna imminente recessione, anche perché, rispetto al passato, l’economia globale è ampiamente diversificata, ammette che il principale pericolo sia rappresentato dalla possibilità di una escalation della guerra commerciale.  Una minaccia seria, sostiene Neil Robson, dal momento che Washigton non può trascurare l’ascesa di Pechino che, dopo l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001, ha raddoppiato il suo contributo al PIL mondiale dal 4% all’8%.

Aumentare l’esposizione azionaria guardando ai temi di lungo periodo

Aumentare l’esposizione azionaria guardando ai temi di lungo periodo

LA CONVENIENZA NON E’ TUTTO

Precisato questo, Neil Robson suggerisce di non inseguire le società con valutazioni convenienti per il semplice fatto che non è garantito affatto che costituiscano un’interessante opportunità d’acquisto. Non si può infatti prescindere dal constatare che gli innovatori stanno destabilizzando i mercati, esercitando una concorrenza spietata sui prezzi e spingendo al ribasso i margini di profitto.
“Quest’anno punteremo sulla ricerca di società che operano con successo in aree poco accessibili e che siano capaci di ottimizzare il cambiamento sociale e le tecnologie invece di nuotare contro corrente” sottolinea Neil Robson.

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GLI ESEMPI DI AMAZON, ALIBABA, E MASTERCARD

A questo proposito, l’esperto cita gli esempi di Amazon e Alibaba. Se è vero che i titoli delle società di commercio al dettaglio tradizionali si attestano ora su valutazioni economiche rispetto al passato è altrettanto vero che i consumatori stanno cambiando profondamente, preferendo la comodità degli acquisti online ai negozi. Un altro esempio di azienda ‘superstar’ al di fuori del settore tecnologico, è Mastercard. Grazie alla struttura estremamente competitiva nel settore delle carte di pagamento, Mastercard vanta una redditività del capitale investito superiore al 40% e un tasso di incremento del fatturato annuo tra il 17% e il 19%, sulla scia del trend robusto (+10% annuo) della crescita del numero di acquisti effettuati mediante carte. Inoltre, Mastercard è sufficientemente grande da poter risultare relativamente immune a shock locali come la Brexit” puntualizza Neil Robson.

UN’IDEA PER LA BREXIT

Il quale, a proposito della Brexit, segnala la propria maggiore esposizione in portafoglio: Cooper Industries. Si tratta di un’azienda statunitense che produce lenti a contatto, la maggioranza delle quali realizzate negli impianti produttivi nel Regno Unito. Nel caso in cui si materializzasse una Brexit dura e la sterlina crollasse, il titolo ne beneficerebbe.

Hayri Er / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
8 Gennaio 2019
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