Outlook 2023

Ecco i tre motivi per cui abrdn si dichiara ottimista sulle obbligazioni per il 2023

Per James Athey (abrdn) lo scenario favorevole alle obbligazioni nel 2023 sarà favorito da un indebolimento della crescita economica, un calo dell'inflazione e politiche delle banche centrali più favorevoli agli asset finanziari

di Leo Campoagna 24 Dicembre 2022 15:00
financialounge -  abrdn James Athey mercati outlook 2023
financialounge -  abrdn James Athey mercati outlook 2023

L'invasione russa dell'Ucraina all’inizio di quest’anno ha esacerbato lo scenario dei prezzi al consumo dal momento che ha provocato le interruzioni delle forniture globali di energia e cibo, aggravando i problemi di approvvigionamento legati alle chiusure di Covid. Si è scatenata un'inflazione che non si registrava da decenni e che ha costretto molte banche centrali ad alzare i tassi per evitare che i prezzi finissero fuori controllo. I responsabili politici si sono impegnati a continuare ad alzare i tassi fino al prossimo anno, anche se ciò significa spingere le economie in recessione.

LE FORTI IMPLICAZIONI NEGATIVE DELL’INFLAZIONE SULLE OBBLIGAZIONI


L'inflazione ha forti implicazioni negative per l'investitore obbligazionario non solo perché intacca la cedola pagata da un bond, ma anche perché, di solito, induce le banche centrali ad aumentare i tassi di interesse: una dinamica che comporta anche l’incremento dei rendimenti obbligazionari che si traduce in un calo dei prezzi dei bond. “Di solito le obbligazioni sono un asset difensivo e tendono a performare bene nei periodi di aumento del rischio - rallentamento della crescita economica, guerra, incertezza generale. Quest’anno, tuttavia, la loro performance ha deluso, soprattutto se paragonata a quella di asset class più rischiose come le azioni” sottolinea James Athey, Investment Director – Fixed Incomeabrdn.

RENDIMENTO REALE INFERIORE


Uno dei motivi è che le azioni beneficiano del fatto che le società possono aumentare i listini e assicurarsi un certo grado di protezione dall'inflazione. Le obbligazioni, invece, pagano una cedola nominale fissa, che l'inflazione erode, lasciando agli investitori un rendimento reale inferiore. Inoltre, precisa Athey, i rendimenti obbligazionari erano così bassi all'inizio di quest'anno che la duration media delle obbligazioni - il periodo di tempo prima della scadenza - era molto elevata, dal momento che gli investitori cercavano rendimenti marginalmente migliori nei titoli a più lunga scadenza.

NEL 2023 L’ATTIVITA’ ECONOMIA DOVREBBE RALLENTARE


“Nel 2023 l'attività economica globale dovrebbe rallentare, dal momento che si combineranno i prezzi elevati dell’energia e dei prodotti alimentari e dell'energia con gli alti tassi di interesse (e possibile aumento della disoccupazione), fino alla recessione” fa sapere il manager di abrdn. Uno scenario nel quale il carovita dovrebbe frenare la corsa. In base alle quotazioni attuali di mercato, l'indice dei prezzi al consumo (CPI) degli Stati Uniti dovrebbe planare a circa il 3% entro dicembre 2023, rispetto all'attuale 8%, e lo stesso è previsto nella maggior parte dei principali mercati.

UN AMBIENTE PIU’ FAVOREVOLE ALLE OBBLIGAZIONI


La combinazione della recessione e del calo significativo dell'inflazione globale, consentirà alle banche centrali di rallentare e infine di annullare i rialzi dei tassi d'interesse. Questi ultimi, secondo abrdn, dovrebbero subire tagli significativi alla fine del 2023 o all'inizio del 2024. “I mercati finanziari, che tendono ad anticipare questi movimenti, dovrebbero prezzare questi tagli prima della conferma delle banche centrali, creando un ambiente più favorevole per le obbligazioni” spiega Athey.

LIVELLI DI VALUTAZIONE CHE NON SI VEDEVANO DAI PRIMI ANNI 2000


Il reddito fisso, peraltro, dopo un anno di forte correzione dei prezzi, risulta a buon mercato rispetto alle azioni con livelli di valutazione che non si vedevano dalla bolla tecnologica dei primi anni 2000. In pratica, mentre le obbligazioni risultano adesso piuttosto economiche, le azioni sono ancora costose e, soprattutto, evidenziano ulteriori margini di calo. “Gli investitori di lungo termine e i gestori di portafoglio dovrebbero iniziare a tenerne conto nel 2023” conclude l’Investment Director – Fixed Income di abrdn.
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