Opportunità da cogliere

Capital Group: come investire al meglio nella "nuova" globalizzazione

David Polak, Equity Investment Director di Capital Group analizza le tensioni geopolitiche e fa il punto su come sta cambiando la globalizzazione

di Anna Patti 10 Agosto 2022 12:05
financialounge -  Capital Group daily news David Polak globalizzazione
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L'idea di globalizzazione intesa come processo che consiste nell’interdipendenza delle economie a livello globale misurata dai flussi commerciali, finanziari, informativi e migratori transfrontalieri, sta vivendo un momento di crisi.

LA GLOBALIZZAZIONE IN ORIGINE


Storicamente la globalizzazione ha avuto alti e bassi, in generale il trend è stato in crescita. La globalizzazione è stata favorita dalla rivoluzione industriale, dai miglioramenti nelle modalità di trasporto delle merci e dall’avvento e la diffusione di internet. E’ aumentata anche la velocità di trasmissione di beni e delle idee, questo ha determinato una curva dei costi in discesa, dei progressi sul fronte dell’efficienza e una crescita economica generalizzata.

L’IPERGLOBALIZZAZIONE


L’iper-globalizzazione ha raggiunto il picco prima della grande crisi finanziaria e da allora ha cominciato ad arretrare. L’arretramento può essere misurato in termini di commercio, di Pil globale e flussi finanziari i cui livelli in caduta non si sono mai ripresi fino a raggiungere il picco massimo nel 2007. La crisi ha rappresentato il primo shock in grado di provocare forti turbolenze, seguita dopo dal Covid e dalla guerra ucraina che mettono ulteriormente in discussione la priorità dei mercati globali rispetto alla sicurezza nazionale.

NON E’ LA FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE


Secondo David Polak, Equity Investment Director di Capital Group, non stiamo assistendo alla fine della globalizzazione bensì alla sua riconfigurazione. La pandemia e la guerra hanno indotto i Paesi a riconsiderare la regionalizzazione o localizzazione delle catene di approvvigionamento per ridurre il rischio di dipendenza da un solo Paese o da un’unica area geografica come fonte di produzione.

LA RICONFIGURAZIONE


David Polak sottolinea come i Paesi stiano passando da catene di approvvigionamento mono provenienza a un modello multi provenienza. Aziende come Nike e Adidas sono alla ricerca di nuovi luoghi dove poter fabbricare le proprie scarpe; si tratta di un processo che ha rappresentato una vera e propria manna per Paesi come Vietnam, Indonesia e Messico. Molte società stanno inoltre spostando le proprie linee di assemblaggio affinché non risultino concentrate in un’unica area; aziende come Taiwan Semiconductor stanno ad esempio costruendo degli impianti di produzione in Giappone e in Arizona. L’obiettivo è ridurre la propria dipendenza da un singolo Paese, specialmente se situato in aree interessate da rischi geopolitici.

LE OPPORTUNITÀ GENERATE DAL CAMBIAMENTO


La pandemia ha causato interruzioni delle catene di approvvigionamento tra le due sponde del Pacifico generando mutamenti nelle modalità di orientamento di filiere e sistemi di assemblaggio. Da questi mutamenti possono nascere delle opportunità, per esempio per le aziende che costruiscono impianti di produzione o sviluppano soluzioni di automazione adottate nelle nuove linee di assemblaggio. La pandemia inoltre ha creato uno shock dal lato dell’offerta, i lockdown hanno provocato interruzioni nelle catene di approvvigionamento in tutto il mondo. Queste difficoltà persistono ancora oggi inducendo le autorità a ripensare alle filiere integrate a livello globale ottimizzate per essere più efficienti che resistenti.

GLOBALIZZAZIONE E INFLAZIONE


La globalizzazione influenza l’inflazione in molti modi. Durante la globalizzazione a cui abbiamo assistito, ad esempio, abbiamo osservato una riduzione del costo delle importazioni, un aumento dell’offerta di lavoro e della concorrenza e, in generale, una maggiore integrazione delle catene di approvvigionamento globali, con effetti positivi isolati nel tempo sul livello dei prezzi. Se le imprese continueranno a localizzare la produzione si avranno degli effetti sul livello dei prezzi. Si tratta di un fenomeno che desta preoccupazione sia in Europa che in USA.

GLI EFFETTI DELLA RILOCALIZZAZIONE


Se gli impianti situati nei Paesi emergenti facevano affidamento su bassi costi del lavoro, una volta rilocalizzati e fortemente automatizzati potrebbero verificarsi dei forti progressi sul fronte dell’efficienza. L’equilibrio nel tempo tra questi fattori è difficile da prevedere. Nel breve periodo, tuttavia, la rilocalizzazione avrà sicuramente effetti inflazionistici.

I PERSISTENTI VANTAGGI DELLA GLOBALIZZAZIONE


Secondo David Polak di Capital Group, ci sono ancora notevoli vantaggi nella globalizzazione. Moltissime aziende continuano a trarre significativi ricavi dai mercati esteri. Un terzo dei ricavi delle grandi imprese europee proviene dai mercati emergenti, soprattutto dalla Cina. Un altro terzo viene dal Nord America, principalmente dagli Stati Uniti, e il rimanente terzo dall’Europa. L’altro vantaggio è la maggiore scelta. “Gli investitori globali hanno una maggiore flessibilità che consente loro di scegliere il modo migliore di sfruttare una particolare opportunità. La scelta è sempre importante quando si tratta di gestione attiva” sottolinea Polak.

GLI INVESTIMENTI NEL LUNGO PERIODO


L’esperto di Capital Group intravede nei cambiamenti delle grandi opportunità che le aziende dovranno sfruttare indipendentemente da dove si trovi la propria sede. “Scovate un’opportunità quando il mercato non vi presta attenzione. Sfruttate le valutazioni disponibili in quel momento e quindi guardate l’investimento crescere e generare rendimenti nel lungo periodo” suggerisce David Polak in conclusione.
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