Inflazione e banche centrali

Pictet AM: i tassi reali portano a escludere un errore della Fed

Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management approfondiscono il contesto macro e di mercato, dalla crisi in Ucraina alla curva dei tassi USA

di Virgilio Chelli 4 Aprile 2022 14:35

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La curva dei tassi USA si è invertita, con i rendimenti dei Treasury più bassi sulle scadenze lunghe rispetto a quelli a 3 anni. Questo implica la previsione di tassi in discesa, con due/tre tagli tra metà 2024 e 2026, dopo il percorso di rialzi intempestivamente comunicato dalla Fed, il cui picco è atteso al 3% tra un anno a mezzo. Gli osservatori si chiedono se la Fed stia in realtà commettendo un errore, ma per valutare correttamente l’efficacia delle scelte della banca centrale occorre andare oltre la curva dei tassi nominali e guardare a inflazione e tassi reali.

TRAITETTORIA ROBUSTA DELLA CRESCITA


Parte da qui l’analisi di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager, di Pictet Asset Management, secondo cui la crisi in Ucraina produce uno shock stagflazionistico, che non dovrebbe però sfociare in una vera e propria stagflazione nei prossimi trimestri, visto che la traiettoria della crescita rimane robusta, soprattutto negli Stati Uniti. Le banche centrali paiono intenzionate a occuparsi dell’inflazione più che impegnarsi a sostenere l’attività economica continuando una sterzata restrittiva, che verrà portata a termine solo quando venga esclusa definitivamente un’ulteriore escalation nel conflitto.

VERSO IL LIVELLO NEUTRALE DEI TASSI


Per quanto riguarda la Fed, il mercato si attende altri 200 punti base di rialzi entro la fine anno e altri 50 per metà 2023, per un incremento cumulativo poco sotto ai 3 punti percentuali. Se si aggiunge l’impatto restrittivo del QT, vale a dire il ritiro della liquidità man mano che andranno in scadenza i titoli detenuti, l’impatto complessivo potrebbe essere assimilabile a 6 punti percentuali di rialzi dei tassi. Il sentiero previsto per i tassi nominali, secondo i due esperti di Pictet AM, dovrebbe toccare un picco nel primo anno seguito poi da una discesa, con i tassi a lungo termine ancorati in prossimità del livello ‘neutrale’ del 2,4%, e questo rivela i timori di un errore della Fed, che rischierebbe di danneggiare una ripresa già contrastata dal Covid e ora in parte rallentata dalla guerra.

SI PUÒ ESCLUDERE UN ERRORE DELLA FED


Questo timore si attenua guardando alle aspettative di inflazione, la cui curva presenta una pendenza negativa molto pronunciata che precipita dal picco dell’8,5% fino al 2,5%, vicino al target di tolleranza della stessa Fed, per cui l’inversione della curva dei tassi nominali non dovrebbe trasferirsi su quelli reali. Per questo, Delitala e Piersimoni sono portati a escludere un errore della Fed. Sui mercati finanziari, la risalita dei tassi reali assieme al recupero degli indici azionari USA ha comportato una contrazione dei premi di rischio, tornati a livello di inizio anno.

DIVARICAZIONE TRA FED E BCE


In sintesi, secondo l’analisti degli esperti di Pictet AM, il mercato registra correttamente lo shock stagflazionistico e l’impegno antinflazionistico della Fed, con una lieve divaricazione con la Bce, per cui i tassi reali USA sono tornati a livelli pre-crisi ucraina mentre quelli dell’Eurozona restano più bassi. Allo stesso modo, i premi di rischio azionari riflettono correttamente la minore vulnerabilità dell’economia statunitense nei confronti del conflitto in Ucraina rispetto all’Europa.

POCO SPAZIO PER SORPRESE POSITIVE


Pictet l’anno scorso aveva individuato spazio per possibili sorprese positive, ma ora si allinea alle attese di mercato che vede spazio ridotto per sorprese positive. Le azioni godono di previsioni di crescita degli utili nell’intorno del 10%, già ampiamente scontato nei prezzi. Secondo Delitala e Piersimoni potremo essere vicini al picco della redditività aziendale, messa sotto pressione da costi e salari. Questo determina da parte di Pictet AM scelte settoriali e tematiche con prevalenza di strategie cicliche combinate con alcuni spunti sullo stile growth, le cui azioni non paiono più sopravvalutate.

COMMODITY, IL PROBLEMA DI SOSTITUIRE LA RUSSIA


Infine il mercato delle commodity, dove non è semplice soprattutto per gli Stati europei sostituire gli approvvigionamenti con altre fonti. Alcuni produttori di petrolio come gli USA potrebbero compensare, o ritornare sul mercato come Iran e Venezuela. Più impegnativo invece rimpiazzare Mosca nei metalli, palladio in particolare, fondamentale per l’industria automobilistica, e del grano. Qui secondo l’analisi di Pictet AM potrebbero essere importanti i contributi di America Latina e alcuni Paesi asiatici.

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