Politica monetaria

GAM: la Fed non vuol correre rischi anche se provoca volatilità sui mercati

Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR spiega che la guerra all’inflazione è diventata prioritaria per Powell, ma la curva dei rendimenti indica timori sulla crescita a medio termine

di Virgilio Chelli 30 Gennaio 2022 17:00
financialounge -  Federal Reserve GAM Paolo Mauri Brusa Tassi d'interesse
financialounge -  Federal Reserve GAM Paolo Mauri Brusa Tassi d'interesse

La partenza del nuovo anno si è rivelata particolarmente sfidante per i mercati finanziari, stretti fra la risalita dei tassi e il ritorno delle tensioni geopolitiche. Il cambio di marcia impostato dalla Fed ha dato il via all’ennesima rotazione settoriale, ma questa volta l’impatto sui titoli ad alta crescita è stato particolarmente violento. Ora gli investitori guardano alla stagione delle trimestrali in corso per capire se può riuscire ancora una volta a dare un impulso positivo ai listini.

CRUCIALE LA RIUNIONE FED DI METÀ MARZO


Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, sottolinea che il primo trimestre del 2022 sarà inevitabilmente segnato dalla lunga marcia di avvicinamento alla fatidica riunione del FOMC del 15-16 marzo, quando la Fed scriverà ufficialmente la parola “fine” al Quantitative Easing e attuerà il primo rialzo dei tassi ufficiali dell’era post -Covid. Le forti oscillazioni anche intra-day dei listini americani viste in questi giorni erano un invito a Jerome Powell perché usasse toni un po’ più morbidi nell’illustrare il cambio di marcia della politica monetaria.

AVANTI CONTRO L’INFLAZIONE


Ma, osserva Mauri Brusa, il presidente della Banca Centrale americana non ha colto l’invito e ha confermato con forza la volontà di procedere nella lotta all’inflazione, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze sui mercati. Il tapering sarà accompagnato dal primo rialzo dei tassi. Powell non ha escluso la possibilità di un aumento di 50 punti base né la possibilità di un ritocco ad ognuna delle 7 riunioni del FOMC da qui a dicembre.

RIDUZIONE DEL BILANCIO CON CAUTELA


Inoltre, l’avvio del quantitative tightening, vale a dire la riduzione del bilancio della Fed, avverrà forse già alla fine del secondo trimestre, ma almeno su questo fronte la banca centrale procederà con le dovute cautele: non verranno effettuate vendite di asset sul mercato, ma solo ridotti i reinvestimenti dei titoli in scadenza, e probabilmente solo su quelli agganciati ai mutui. La Fed infatti, secondo Mauri Brusa, intende porre un freno al surriscaldamento del settore immobiliare, che negli ultimi 12 mesi ha registrato una forte salita degli affitti, la componente più importante del paniere dell’inflazione americana.

REAZIONI DEI MERCATI IN SECONDO PIANO


Le conseguenze di un’azione così decisa su azioni e obbligazioni passa per Powell in secondo piano: l’economia è in salute, il mercato del lavoro sta tornando ai livelli del 2019 e le condizioni finanziarie di imprese e famiglie sono molto più solide rispetto allo scorso anno. Se non adeguatamente controllata, un’inflazione elevata potrebbe avere pesanti conseguenze depressive sulla crescita nel medio termine ed erodere i risparmi dei consumatori.

VOLATILITÀ ANCORA ELEVATA


Questo rischio, sottolinea l’esperto di GAM, la Fed non lo vuole proprio correre, ed è probabile che la volatilità sui mercati resti elevata nella prima parte dell’anno, sia sulle azioni che sulle obbligazioni. Se Powell avesse ragione e la stretta monetaria avesse un impatto minimo sulla ripresa, allora secondo Mauri Brusa dovremmo assistere ad un ulteriore impulso alla rotazione da growth a value sui listini azionari, e a uno spostamento verso l’alto della curva dei rendimenti.

LA CURVA PIATTA SEGNALA TIMORI SULLA CRESCITA


In realtà, sottolinea in conclusione l’esperto di GAM, in questa fase stiamo assistendo ad un movimento di appiattimento, ovvero ad un aumento più marcato della parte breve della curva, che incorpora gli imminenti rialzi dei tassi, rispetto alla parte lunga e lunghissima, segno che i mercati temono che le conseguenze depressive di tassi più alti fiacchino la crescita economica nel medio termine.
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