La Cina non preoccupa

LGIM: per i mercati emergenti il rallentamento è solo temporaneo

Legal & General Investment Management, in un’analisi di Uday Patnaik, Head of Emerging Markets Debt, si mantiene favorevole sugli emergenti ed è pronta a sfruttare la liquidità per cogliere nuove opportunità

di Virgilio Chelli 11 Novembre 2021 - 6:50
financialounge - news
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L’indebolimento della crescita, causato dagli effetti di base e dall’impatto della variante Delta, hanno portato LGIM a rivedere le stime di crescita della Cina da +8% a +7,7% nel 2021 e da +4,5% a +4,1% nel 2022, a fronte di stime della Banca Mondiale sui Mercati Emergenti Cina esclusa passate dal +4,4% di aprile al +2,2% odierno. Anche l’inflazione e i maggiori costi dell’energia sono un freno, che ha già costretto 11 dei mercati emergenti principali ad aumentare i tassi. Ma nonostante tutto, LGIM ritiene la contrazione di breve periodo e che gli Emergenti torneranno a crescere grazie a vaccinazioni e sostegno internazionale, a cominciare dal Fmi.

LA CAPACITÀ DI GIOCARE D’ANTICIPO


Per questo LGIM mantiene posizioni favorevoli verso i Mercati Emergenti, in quanto gestore attivo ha risposto velocemente al cambiamento del sentiment sul rischio, riducendo in anticipo l’esposizione al real estate cinese, gestendo con successo la posizione verso Huarong e sfruttando i crescenti prezzi delle commodity per aggiungere al portafoglio realtà dai fondamentali solidi. Le solide posizioni di liquidità di LGIM, costruite in previsione di un sentiment più debole, consentiranno di sfruttare ulteriormente le numerose opportunità create dal recente selloff. LGIM continua comunque a essere cauta nell'impiegare la liquidità, ricorrendo sempre a un'analisi approfondita dei fondamentali nazionali e aziendali.

LIMATE LE STIME DI CRESCITA CINESI


Uday Patnaik, Head of Emerging Markets Debt di LGIM spiega che il rallentamento della Cina non fermerà i Mercati Emergenti, passati da un quadro reflazionistico e favorevole a una prospettiva più preoccupante per l’indebolimento della crescita, con la variante delta che ha colpito principalmente i mercati emergenti asiatici, da sempre locomotiva di tutto il comparto. Ulteriori preoccupazioni sono arrivate dalla Cina, dove ai lockdown è seguita la repressione normativa e la crisi energetica, il che ha portato la stima sulla crescita della Cina degli economisti di LGIM da +8% a +7,7% nel 2021 e da +4,5% a +4,1% nel 2022.

DEBOLEZZA ASIATICA TEMPORANEA


Ma tutto questo, secondo LGIM, avrà conseguenze negative solo di breve periodo nel settore degli Emergenti, di cui la Cina rappresenta il mercato più grande, anche se non è l’unico in cui la crescita è rallentata. La Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le stime del 2021 per l’intera regione dell’Asia orientale e Pacifico, Cina esclusa, dal +4,4% di aprile al +2,2% odierno. Anche fuori dall’Asia le prospettive di crescita degli Emergenti si sono ridotte causa l’inflazione crescente, con diverse banche centrali che hanno alzato i tassi.

IMPATTO TRANSITORIO DEI FATTORI NEGATIVI


I rischi sui Mercati Emergenti derivano anche da prezzi delle commodity che potrebbero risentire delle prospettive di crescita ridotte, da un dollaro più forte, a cui si aggiungono le preoccupazioni sul tapering della Fed, e hanno causato una fuga degli investitori dal credito emergente. Ma LGIM ritiene che l’impatto di tutti questi fattori sia transitorio, prevede a breve un allentamento delle politiche cinesi a favore della crescita, ma anche un rimbalzo robusto sostenuto dalle vaccinazioni. Inoltre, l’impegno di molteplici donatori resta alto: da iniziato pandemia, il Fmi ha elargito 117 miliardi di dollari a 87 economie emergenti e altri 250 miliardi sono arrivati dallo Special Drawing Rights dello stesso Fmi, che ha stanziato 650 miliardi complessivi, rafforzando le riserve di valute e dando accesso a una nuova fonte di finanziamento.

IL SOSTEGNO DEL FONDO MONETARIO


Infine, sottolinea l’analisi di LGIM, l’iniziativa del G20 per la sospensione del debito ha posticipato il pagamento di debiti con l’estero per oltre 40 dei mercati emergenti più deboli, da maggio 2020 a dicembre 2021, a cui si aggiunge il prezzo più elevato delle commodity, che ha aiutato a ridurre la necessità di finanziamenti esterni. Allo stesso tempo, i mercati dei capitali sono rimasti accessibili agli emittenti emergenti, con i titoli sovrani che hanno accumulato ad oggi circa 150 miliardi di dollari e i corporate 438 miliardi.
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