Ecco perché Tesla fa -14% da inizio anno

Cos'è cambiato?
di Antonio Cardarelli 9 Giugno 2021 - 10:22

Dopo i massimi toccati a gennaio, nel 2021 il titolo Tesla è sceso fino a 600 dollari: la carenza di chip è uno degli ostacoli da affrontare per Elon Musk, ma non è l’unico

Il giocattolino elettrico di Elon Musk si sta rompendo? Presto per dirlo, ma nel 2021 i numeri in Borsa di Tesla non stanno dando ragione all’eclettico imprenditore di origine sudafricana. Dopo aver toccato i 900 dollari lo scorso 25 gennaio, il titolo Tesla ha imboccato la strada del ribasso e da inizio anno ha totalizzato una perdita del 14% e ora cerca di non scendere sotto i 600 dollari. Maggio è stato uno dei mesi peggiori, con il titolo in calo dell’11%.

ANCORA IN CALO NELL’AFTER HOURS

Nella seduta di ieri le azioni di Tesla hanno chiuso a quota 603 dollari e negli scambi after hours hanno accumulato un ulteriore calo dello 0,35%. Quando si parla del titolo Tesla va sempre fatta una doverosa premessa: nel mese di febbraio del 2020 le azioni valevano 180 dollari e oggi valgono più del triplo. Parliamo dunque di performance straordinarie per un titolo azionario, ma da qualche mese per Tesla sembra essere iniziata la discesa, anche se è prematuro parlare di bolla.

IL MERCATO CINESE

Ma cosa sta succedendo al titolo Tesla? Le ultime incertezze arrivano ancora una volta dalla Cina, il mercato più importante per le auto elettriche a livello globale. Nel mese di maggio Tesla ha venduto 33.463 veicoli nel paese asiatico, più delle 25.845 di aprile, ma sotto le 35.478 auto vendute nel mese di marzo. Negli ultimi mesi, in Cina, Tesla è stata al centro di una pesante campagna mediatica culminata nell’accusa di essere un’azienda “arrogante” arrivata dal Global Times, un tabloid molto vicino al governo. Secondo diversi media cinesi, Tesla non avrebbe dato la giusta attenzione a una cliente vittima di un incidente causato da un malfunzionamento dei freni della sua Tesla. C’è da dire, però, che il mercato cinese fa gola a molti produttori, compresi Nio e Xpeng, e qualche colpo basso tra le contendenti può scappare.

CARENZA DI CHIP E PROFITTABILITÀ

L’altro fattore che sta penalizzando Tesla, ma che riguarda anche altri produttori di auto globali, è la carenza di chip. Un problema che potrebbe perdurare fino al 2023, e che ovviamente per Tesla sarebbe un ostacolo in più. La profittabilità del business Tesla è un altro elemento che gli analisti seguono con attenzione. I profitti della casa automobilistica, per il momento, arrivano da fattori voci “esterne” come la cessione dei crediti green e anche dalla vendita di Bitcoin. Quest’ultima, nell’ultima trimestrale, ha portato in cassa circa 300 milioni di dollari. Tutto regolare, per carità, ma da una casa automobilistica ci si aspetterebbe, presto o tardi, utili provenienti dalla produzione e vendita delle auto.

CESSIONE DEI CREDITI GREEN

Nel primo trimestre 2021 Tesla ha messo a bilancio un utile netto di 428 milioni di dollari (il settimo di fila) principalmente grazie alla cessione di 1,5 miliardi di dollari di crediti regolamentati, ovvero incentivi statali per le aziende che non inquinano. Avendo crediti green in abbondanza, Tesla riesce a vendere la parte in eccesso a case automobilistiche meno virtuose. Tuttavia, le altre case automobilistiche stanno facendo progressi nella riduzione delle emissioni inquinanti e per Tesla il rischio è di vedere assottigliarsi questa importante voce in bilancio.

IL BIG SHORT DI BURRY

Come se non bastasse, proprio mentre il titolo Tesla viaggiava sui massimi di sempre (gennaio 2021) Michael Burry, il trader del Big Short sui subprime Usa raccontato nel film “La grande scommessa”, ha dichiarato di aver shortato il titolo Tesla. Uno short da oltre mezzo miliardo di dollari su 800mila azioni Tesla che va ad aggiungersi a coloro che, nel 2020, avevano scomesso circa 40 miliardi di dollari sul ribasso delle azioni Tesla. Chissà se lo short di Burry avrà un destino diverso.

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