Il ruolo chiave di Treasury e dollaro sui mercati emergenti

Investire in obbligazioni
di Leo Campagna 26 Aprile 2021 - 9:40

I tassi dei Treasury USA decennali previsti al 2% rafforzano il dollaro e indeboliscono il debito emergente. Disco verde alle convertibili mentre high yield e TIPS sono efficaci in un contesto inflazionistico

IMPORTANTE IL POSIZIONAMENTO DEGLI INVESTITORI

Il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management nell’articolo “I fattori che potrebbero muovere i tassi d’interesse secondo JP Morgan”, sottolinea che da inizio anno i rendimenti dei Treasury hanno segnato una corsa sfrenata toccando un massimo dell’1,74%, a fine marzo sulla scia delle vendite del primo trimestre 2021, che hanno fatto registrare ai titoli di Stato il peggiore trimestre dal 1994. Ma di recente i rendimenti dei Treasury sono rientrati in un intervallo piuttosto ristretto, tra l’1,55 e l’1,75%, malgrado la solidità dei dati economici. Un’ulteriore discesa da questi livelli richiederebbe notizie stabilmente negative sul fronte vaccinale, per cui il team di J. P. Morgan AM propende per un rialzo dei tassi, anche se per uscire dal range di breve termine sarebbe necessario un aumento forte e persistente dell’inflazione, soprattutto nel settore delle abitazioni e delle attività penalizzate dal Covid-19. Sul versante dei fattori tecnici, il Team osserva che un forte incremento dell’inflazione non è l’unico catalizzatore necessario per rompere il range di breve termine dei rendimenti, perché è anche necessario un posizionamento più netto degli investitori, in quanto il mercato continua ad attendersi fattori di irripidimento della curva e posizioni corte sui Treasury, rendendo difficile un sell-off dei rendimenti.

RIDURRE LA DURATION, MA NON TROPPO

Se pure l’inflazione dovesse fare il suo ingresso per effetto di un’accelerazione della crescita economica globale nella seconda metà dell’anno, spiegano gli esperti di AllianceBernstein nell’articolo “Tre mosse per affrontare la turbolenza nei mercati obbligazionari”, le autorità non consentirebbero un aumento eccessivo e rapido dei tassi per non mettere a repentaglio la ripresa. Le attese sono dunque di rendimenti ancora bassi per tutto il 2021, ma questo non vuol dire, avvertono, che ci si possa rilassare e indicano tre aggiustamenti dei portafogli obbligazionari che gli investitori dovrebbero considerare. La prima mossa è limitare la duration del portafoglio, ovvero la sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse, per ridurre le perdite nell’ipotesi di un rialzo dei tassi; una moderata riduzione della duration può inoltre rappresentare un’efficace copertura contro il rischio di inflazione. Non è il caso, tuttavia, di restare liquidi o di ridurre drasticamente la duration, in primo luogo perché si rinuncerebbe alle obbligazioni che generano reddito e poi perché i titoli di Stato che offrono duration servono a compensare le perdite legate al credito e alle azioni, anche quando i rendimenti obbligazionari sono bassi o negativi.

RIDUZIONE DELLA LEVA FINANZIARIA

Tra i fattori a favore del mercato obbligazionario spicca il fatto che la maggior parte delle società investment grade dispone ora di molta liquidità: risorse importanti a cui attingere in caso di ulteriori rischi legati alla pandemia o, più in generale, di rallentamento nella ripresa globale. Inoltre, i team di gestione di Columbia Threadneedle Investments segnala che molte società si propongono di ridurre la leva finanziaria dei loro bilanci pagando i propri debiti. “In base ai nostri modelli previsionali ci dovrebbe essere quest’anno una riduzione della leva finanziaria che potrebbe attestarsi ai livelli della fine del 2019, un risultato importante visti i danni inflitti alle economie globali dalla pandemia Covid-19”, puntualizza nell’articolo “La qualità nella selezione sarà fondamentale nei portafogli obbligazionari” Ryan Staszewski, gestore del fondo Threadneedle (Lux) European Strategic Bond fund di Columbia Threadneedle Investments.

COSA SUCCEDE A HIGH YIELD E TIPS NELLO SCENARIO PIÙ PROBABILE

Secondo Pictet Asset Management lo scenario più probabile nei prossimi trimestri è aumento di inflazione e crescita, che in passato ha generato rendimenti delle materie prime del 14% l’anno, mentre l’S&P 500 è salito del 13%, e high yield con l’oro sono saliti di circa l’11%, mentre l’immobiliare è cresciuto del 7%. Nei periodi di l’inflazione elevata e crescita bassa invece, oro e materie prime hanno generato rendimenti annui del 19%, i TIPS dell’8% e i Treasury del 7%, mentre high yield, mercati monetari e azioni hanno registrato la performance peggiore. In conclusione, l’analisi di Pictet AM illustrata nell’articolo “Rischio inflazione Usa: dove investire e cosa evitare” suggerisce che, a prescindere dal risultato, almeno la storia offre un’idea di ciò che gli investitori potrebbero aspettarsi dalle varie classi di attivi.

PERCHÉ SCEGLIERE LE CONVERTIBILI

Aggiungendo convertibili a un portafoglio multi-asset è possibile ridurre il rischio senza modificare le attese di rendimento, oppure accrescere il rendimento atteso senza aumentare il rischio. Ciò è possibile grazie alla bassa correlazione tra le convertibili e le obbligazioni governative e i corporate bond globali nonché alla minore volatilità rispetto ai titoli azionari. Come argomentato da Rossitza Haritova, Senior Portfolio Manager di Credit Suisse Investment Partners nell’articolo “Perché preferire le obbligazioni convertibili nell’attuale contesto di mercato”, è importante che l’investitore definisca le proprie aspettative di rendimento e la propria tolleranza al rischio prima di aggiungere convertibili al proprio portafoglio, poiché la scelta della strategia sottostante può fortemente influire sul profilo di rischio / rendimento complessivo. Dal momento che le convertibili hanno una struttura complessa, per massimizzare i benefici per gli investitori, è indispensabile una gestione attiva nell’ambito dell’asset allocation. Non sono tanto le convertibili in sé a rendere efficace una strategia, bensì la loro selezione e gestione in un contesto di portafoglio. Per tutte queste ragioni, crediamo che le convertibili siano la classe di attivi corretta nell’attuale contesto di mercato.

TASSI DEI TREASURY USA DECENNALI PREVISTI AL 2%

Il Team di Invesco si dichiara piuttosto ottimista riguardo alla ripresa globale (favorita dal robusto pacchetto fiscale statunitense), ma ammette che questo potrebbe comportare un maggiore aumento dei rendimenti dei titoli di Stato rispetto alle precedenti previsioni. In particolare si prevede un rialzo del rendimento dei Treasury Usa decennali del 2% e un rafforzamento del dollaro. “Alcune tendenze recenti (sovraperformance del value rispetto al growth, debolezza dell’oro e asset obbligazionari difensivi) potrebbero proseguire. Al contempo anche i prezzi delle materie prime potrebbero avere meno spazi di crescita, soprattutto alla luce del fatto che le riteniamo ora costose, mentre gli asset dei mercati emergenti potrebbero dover affrontare fattori sfavorevoli”, spiegano nell’articolo “Invesco: “Puntiamo su immobiliare, mercati emergenti ed Europa” i professionisti di Invesco.

IL RUOLO CHIAVE DI TREASURY E DOLLARO SUI MERCARTI EMERGENTI

Il BlackRock Investment Institute sottolinea il ruolo chiave dei rendimenti dei Treasury e del dollaro per gli asset emergenti e stima che la maggior stabilità che si sta profilando su entrambi i fronti fornirà supporto nei prossimi mesi, in particolare al debito denominato in valuta locale, che appare attraente rispetto ad altri segmenti del reddito fisso come l’obbligazionario high yield. Ulteriore supporto è fornito dalle condizioni finanziarie globali che rendono accessibile il credito. I manager della casa d’investimento USA, nell’articolo “BlackRock positiva sui mercati emergenti: ecco perché”, vedono anche spazio di crescita per le valute emergenti, specialmente quelle dei paesi esportatori di commodity, che non incorporano ancora pienamente il rally dei prezzi delle materie prime.

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