Tre mosse per affrontare la turbolenza nei mercati obbligazionari

Nuovo scenario
di Mariano Mangia 23 Aprile 2021 - 7:50

In AllianceBernstein non prevedono a breve un’inflazione sostenuta o un drastico aumento dei tassi, meglio comunque farsi trovare preparati

L’investimento obbligazionario è sempre più un rebus. I rendimenti a termine sono leggermente aumentati, ma non sono poi così appetibili, per ottenere guadagni in conto capitale dovrebbero calare nuovamente i rendimenti. Di contro, i massici stimoli fiscali e monetari varati dai governi dei principali paesi dovrebbero rilanciare la crescita delle economie, ma potrebbero anche decretare il ritorno dell’inflazione. In AllianceBernstein non prevedono, nel breve termine, un’inflazione significativa e sostenuta, né un drastico aumento dei tassi d’interesse. Se pure l’inflazione dovesse fare il suo ingresso per effetto di un’accelerazione della crescita economica globale nella seconda metà dell’anno, spiegano, le autorità non consentirebbero un aumento eccessivo e rapido dei tassi per non mettere a repentaglio la ripresa. Le attese sono dunque di rendimenti ancora bassi per tutto il 2021, ma questo non vuol dire, avvertono, che ci si possa rilassare e indicano tre aggiustamenti dei portafogli obbligazionari che gli investitori dovrebbero considerare.

RIDURRE LA DURATION, MA NON TROPPO

La prima mossa è limitare la duration del portafoglio, ovvero la sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse, per ridurre le perdite nell’ipotesi di un rialzo dei tassi; una moderata riduzione della duration può inoltre rappresentare un’efficace copertura contro il rischio di inflazione. Non è il caso, tuttavia, di restare liquidi o di ridurre drasticamente la duration, in primo luogo perché si rinuncerebbe alle obbligazioni che generano reddito e poi perché i titoli di Stato che offrono duration servono a compensare le perdite legate al credito e alle azioni, anche quando i rendimenti obbligazionari sono bassi o negativi.

BILANCIARE IL RISCHIO TASSI E IL RISCHIO DI CREDITO

E’ opportuno, quindi, combinare asset che mitigano il rischio con asset che offrono rendimento. Tra le strategie attive più efficaci, viene ricordato, ci sono quelle che combinano, in un’unica strategia gestita in modo dinamico, i titoli di Stato e altri asset sensibili ai tassi di interesse con asset creditizi orientati alla crescita, un approccio che aiuta gli asset manager a gestire l’interazione tra il rischio di tasso d’interesse e il rischio di credito e a prendere decisioni migliori su come procedere in un dato momento.

IL CREDITO PUÒ AVERE ANCHE UN RUOLO DIFENSIVO

In questa fase della ripresa, è il terzo suggerimento, gli investitori devono orientarsi verso il credito. Gli asset più dinamici come l’high yield corporate, spiegano in AllianceBernstein, tendono a sovraperformare durante gli aumenti dei tassi, in particolare quando si prevede un rialzo dell’inflazione, perché una solida crescita economica sostiene il credito ed è esattamente il contesto attuale. Per proteggersi dall’aumento dei prezzi al consumo, poi, non esistono solo le obbligazioni indicizzate all’inflazione, ci sono molti i settori del credito che possono ricoprire un ruolo difensivo, grazie ai loro interessanti rendimenti relativi e alle basse correlazioni con i titoli di Stato. La chiave, viene sottolineato, è la diversificazione, ossia cercare profili di rischio/rendimento interessanti in settori e regioni con diversi regimi di inflazione e tassi d’interesse, nonché la selettività, perché i fondamentali contano.

DAL SETTORE BANCARIO EUROPEO AL DEBITO DEGLI EMERGENTI

Tra i segmenti obbligazionari con le migliori prospettive, gli esperti di AllianceBernstein indicano il settore finanziario, in particolare le obbligazioni Additional Tier 1 subordinate delle banche europee, perché con l’aumento dei tassi si rafforzano anche i margini bancari. Ci sono poi gli asset cartolarizzati Usa, i flussi di cassa sottostanti questi strumenti provengono da fonti diverse rispetto al credito corporate, e il debito dei mercati emergenti che dovrebbe beneficiare della debolezza del dollaro Usa, dei continui stimoli fiscali, delle valutazioni interessanti e della robusta domanda di reddito da parte degli investitori in un contesto di bassi rendimenti.

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