Il CEO di Goldman Sachs sullo smart working: “È un’aberrazione, non il new normal”

Smart working: odi et amo
di Gaia Terzulli 25 Febbraio 2021 - 11:11

David Solomon esorta il governo federale a incentivare il rientro dei dipendenti in ufficio. “Non voglio altri assunti a GS che lavorino in remoto”

“Un’aberrazione”. È tranchant il CEO di Goldman Sachs, David Solomon, nel definire un trend che l’era Covid ha contribuito a far esplodere, lo smart working.

NON PUO’ ESSERE LA NUOVA NORMALITA’

“Per noi non è l’ideale e nemmeno la nuova normalità”, ha tuonato l’investitore americano durante una conferenza organizzata dal Credit Suisse Group. Lo riporta Bloomberg, secondo cui Solomon avrebbe esplicitamente esortato i dipendenti a tornare a lavorare in presenza. “Dobbiamo correggere questo andazzo il prima possibile”, è il suo secco imperativo. A cui fa seguito la richiesta, rivolta al governo federale, di agevolare i rientri in ufficio, traendo sostegno dal settore privato. “Sono risoluto sul fatto di non volere altri giovani a Goldman Sachs che inizino a lavorare da remoto in estate”.

I CONTAGI HANNO INCENTIVATO LO SMART WORKING

In alcuni periodi dell’anno scorso, Goldman Sachs ha visto rientrare quasi il 25% dei suoi dipendenti di New York e Londra nei rispettivi uffici e circa la metà dei lavoratori in Asia. “Con le nuove ondate di contagi che abbiamo avuto in autunno e in inverno si sono ritirati, ma è una situazione temporanea”.

L’INCOGNITA VACCINI

Poi, parlando dei vaccini, ha aggiunto: “La distribuzione delle dosi nel primo trimestre è stata più lenta di quanto alcuni di noi sperassero”. Ma maggiori stimoli dal Governo e un possibile disegno di legge sulle infrastrutture a cui starebbe lavorando il Congresso, potrebbero accelerare la ripresa economica.

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