Tesla, Musk forza il lockdown in California: “Riapro la fabbrica, arrestatemi”

coronavirus
di Antonio Cardarelli 12 Maggio 2020 - 9:23

Scontro aperto tra Elon Musk e la contea di Alameda, che ha vietato la ripresa delle attività produttive. Dalla Casa Bianca arriva il sostegno al Ceo di Tesla

La “Fase 2” si sta rivelando complicata anche negli Usa, con regole contrastanti tra loro emesse da governo federale, stati e contee mentre la disoccupazione continua a crescere. Il fondatore e Ceo di Tesla ha affidato a Twitter la sua rabbia contro la contea di Alameda (California), colpevole di non permettere la riapertura del sito produttivo di Fremont.

PRONTO ALL’ARRESTO

“Tesla sta riprendendo la produzione oggi contro le regole della contea di Alameda. Sarò alla catena di montaggio con tutti gli altri. Se qualcuno dovrà essere arrestato, chiedo che sia solamente io”. Il sito produttivo di Fremont, unico di Tesla negli Usa, dà lavoro a diecimila persone ed è chiuso dal 23 marzo. La contea di Alameda, nonostante il via libera del governatore della California, ha vietato la ripresa delle attività produttive.

SPOSTAMENTO DEGLI UFFICI

Poco prima lo stesso Elon Musk aveva fatto causa alle autorità della contea chiedendo l’annullamento delle ordinanze di chiusura decise per contrastare la diffusione del coronavirus. Inoltre, il numero uno di Tesla aveva anche minacciato di spostare gli uffici amministrativi della sua azienda in Texas o in Nevada.

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IL SOSTEGNO DI MNUCHIN

A sostegno di Musk è intervenuto il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin. “Tesla è uno dei maggiori datori di lavoro e produttori della California. La California dovrebbe, come priorità, fare qualsiasi cosa per risolvere le questioni sanitarie e permettergli di riaprire velocemente e in sicurezza. Altrimenti Musk sposterà la produzione altrove”, ha dichiarato Mnuchin alla Cnbc.