“Emergenti, Brasile e India possono reggere meglio di altri”

brasile
di Virgilio Chelli 16 Aprile 2020 - 19:00

Capital Group analizza l’impatto che potrebbe avere l’effetto congiunto di una pandemia ancora tutto da stimare combinato con il calo di petrolio e materie prime. Prevedibile un aumento del debito, ma la valutazione andrà fatta Paese per Paese

Nei Paesi emergenti un impatto della pandemia ancora tutto da stimare si intreccia con la frenata dell’economia globale e dei prezzi delle materie prime. Come successo nei Paesi sviluppati, le misure per contenere il contagio possono bloccare l’attività economica, e le conseguenti misure fiscali e monetarie di sostegno, che anche qui potrebbero essere adottate, potrebbero causare problemi di sostenibilità del debito o eventualmente di inflazione. Infine, i mercati emergenti più grandi, come Brasile e India, potrebbero essere impattati meno da ciò che accade nel resto del mondo grazie a un’ampia base domestica che acquista debito pubblico e una minore quota di investitori esteri esposta nell’obbligazionario in valuta locale.

I PAESI EMERGENTI SONO MENO INDEBITATI DI QUELLI AVANZATI

Tutto questo vuol dire volatilità in arrivo, che però andrà misurata e valutata paese per paese, secondo l’analisti proposta da Kirstie Spence, Portfolio Manager di Capital Group, che si chiede in primo luogo come gli stimoli monetari e fiscali che stanno già venendo adottati dai paesi emergenti saranno finanziati e se la nuova situazione influirà sull’accesso a lungo termine al debito. Oggi gli emergenti vantano livelli di debito inferiori a quelli dei mercati sviluppati, ma il costo di accesso al credito sono molto più elevati, quindi da un lato ci sono margini più ampi per emettere debito e contrastare così la recessione, ma dall’altro il costo probabilmente salirà. Un aspetto secondo Spence da analizzare paese per paese.

L’AVANZATA DEL POPULISMO E DEL NAZIONALISMO POTREBBE PORTARE A SCELTE IMPULSIVE

Sia nei Paesi sviluppati che in quelli emergenti la sfida che si aggiunge al virus sono le politiche populiste che hanno portato a politiche nazionaliste ed erratiche ben prima della pandemia, il che secondo l’esperta di Capital Group significa che la risposta alle crisi finisce per essere più impulsiva e meno ponderata di quanto dovrebbe essere. Spence vede il pericolo in molti Paesi emergenti che le risposte politiche al virus, su questo tipo di spinte, finiscano per causare danni economici eccessivi. È anche possibile che alcuni paesi emergenti possano dover contare sul sostegno del FMI, che ha ampie disponibilità di capitale, ma non rappresenta una soluzione valida per tutti.

IMPROBABILE UNA RIPRESA A ‘V’, ALLA PANDEMIA SI AGGIUNGONO IL CALO DI PETROLIO E MATERIE PRIME

Capital Group si aspetta una forte contrazione della crescita globale nel secondo e potenzialmente nel terzo trimestre, e non prevede una ripresa a “V” a causa della natura della pandemia e della durata del blocco imposto all’economia. Inoltre il prezzo del petrolio è sceso drasticamente, come altre materie prime, il che è ampiamente negativo per i mercati emergenti. Secondo Spence lo scenario peggiore, ma molto improbabile, potrebbe essere quello in cui misure di stimolo imponenti, come quelle dei paesi sviluppati, non vengano rifinanziate a causa di una prolungata recessione e ci si trovi di fronte a una ristrutturazione del debito tra, ad esempio, 12 mesi.

“Dividendi tagliati? Perché bisogna guardare al bicchiere mezzo pieno”

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RIPOSIZIONAMENTO DEI PORTAFOGLI CON LA ROTAZIONE IN ATTESA CHE GLI STIMOLI FACCIANO EFFETTO

Secondo l’esperta di Capital Group, finché le autorità giocheranno d’anticipo in termini di liquidità disponibile e di risposta fiscale per cercare di sostenere la crescita, il contesto si manterrà relativamente favorevole per il debito emergente. Anche perché gli investitori continueranno a cercare asset a più alto rendimento, dato che i tradizionali portafogli investment grade offrono rendimenti bassi, e questo sosterrà l’emissione di debito emergente. In questa fase è molto difficile individuare i possibili minimi del mercato, ma Capital Group sta riposizionando i portafogli in maniera incrementale, ruotando ma senza fare grandi cambiamenti e aspettando che gli stimoli e il sostegno portino i loro frutti in un orizzonte di 12-18 mesi.