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Paesi emergenti alla prova del coronavirus: i fattori da tenere d’occhio

Jeremy Cunningham (Capital Group) illustra in questo articolo le differenze di comportamento significative tra i vari Paesi emergenti alla luce di liquidità, solvibilità, dollaro e prezzo del petrolio

di Leo Campagna 30 Marzo 2020 - 17:00

Nella tempesta perfetta abbattutasi sui mercati finanziari, causata dalla pandemia da coronavirus, anche i mercati emergenti sono stati messi a dura prova. Il debito emergente in valuta forte ha perso oltre il 19% mentre quello al di sotto dell’investment grade è sceso del 26%: in forte discesa pure le emissioni in valuta locale (oltre il 19%), in gran parte a causa dell'effetto valuta.

DIFFERENZE SIGNIFICATIVE TRA PAESE E PAESE


Tuttavia, osservando i comportamenti all'interno dei mercati emergenti si notano differenze di comportamento significative tra Paese e Paese: tra esportatori e importatori di petrolio, tra i Paesi che possono introdurre pacchetti di stimolo fiscale e quelli che non sono in grado di farlo, tra le economie dipendenti dal turismo e quelle più diversificate. Il forte calo del prezzo del petrolio, in particolare, ha un differente impatto a seconda che il paese sia esportatore o importatore. Tra i primi, saranno sotto pressione Colombia, Nigeria e Malesia a causa dell’alto costo di estrazione. La Russia, invece, presenta ottimi buffer (a cominciare dalle riserve valutarie) e un'economia diversificata e sarà quindi in grado di resistere a prezzi del petrolio più bassi per periodi più lunghi. Positivi invece per la Thailandia, l’India e il Pakistan i prezzi del petrolio più bassi.

LIQUIDITÀ E SOLVIBILITÀ I FATTORI CHIAVE


“Liquidità e solvibilità sono gli aspetti chiave da valutare per i paesi emergenti per comprendere quali potranno cavarsela meglio e quali avranno la peggio nella profonda recessione globale che vedremo nei prossimi 6-12 mesi”, tiene a precisare Jeremy Cunningham, investment director per il reddito fisso di Capital Group. Secondo il quale, pur in presenza di una persistente volatilità sul mercato con i tassi di default in aumento, i gestori attivi potranno sfruttare una prospettiva di lungo termine e un approccio bottom-up accurato (scelta rigorosa dei singoli titoli).

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IMPORTANTI SEGNALI DI RIPRESA DALL’ASIA


A questo proposito vale la pena ricordare quanto sia importante l’andamento dell’economia mondiale sulla crescita di molti mercati emergenti: i segnali di ripresa dall’Asia, in particolare dalla Cina, sono pertanto incoraggianti. Non sono poi da sottovalutare le decisioni adottate nell’ambito della politica monetaria e fiscale da parte dei singoli Paesi in via di sviluppo come il taglio dei tassi al 9,25% da parte dell'Egitto e l’esenzione fiscale a coloro che sono stati colpiti da un calo del turismo, come ha fatto la Repubblica Dominicana.

LA FORZA DEL DOLLARO DESTINATA A INDEBOLIRSI


Per quanto riguarda invece le valute, Cunningham ammette che l’attrattiva attuale del dollaro come porto sicuro mette sotto pressione le monete emergenti. “Tuttavia, nel momento in cui la situazione tenderà a normalizzarsi, il biglietto verde dovrebbe indebolirsi con ricadute positive soprattutto per il debito dei mercati emergenti denominato nelle valute locali. Queste ultime, potranno peraltro beneficiare nel medio-lungo termine del calo del prezzo del petrolio”, conclude Cunningham.
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