Carrefour

Spesa smart, da Carrefour si pagherà con le impronte digitali

Sperimentazione al via in Belgio, dove il sistema MyFinger ha già sostituito le carte fedeltà. Ma l’Authority sulla privacy solleva qualche dubbio

di Chiara Merico 15 Gennaio 2020 10:03

Pagare la spesa con un semplice tocco ora è possibile: accade nei supermercati della catena Carrefour in Belgio, dove i clienti potranno passare alla cassa usando le impronte digitali, attraverso il sistema MyFinger.

TEST NELL’EUROPEAN DISTRICT


Già da alcuni mesi, come riporta il Brussels Times, la catena di grande distribuzione aveva effettuato un test, con le impronte digitali che hanno rimpiazzato le carte fedeltà in un negozio dell’European District, il quartiere di Bruxelles dove hanno sede le istituzioni europee. Il test ha avuto successo e quindi Carrefour ha deciso di avviare un progetto pilota per abilitare anche i pagamenti attraverso le impronte digitali.

PAGARE CON UN DITO


Nel nuovo progetto l’impronta verrà collegata non solo alla carta fedeltà, ma anche al conto corrente bancario del proprietario. Per pagare sarà sufficiente passare il dito su uno schermo accanto alla cassa, dopo aver effettuato una registrazione delle impronte digitali. “L’intenzione è di offrire questa possibilità ai clienti che vogliono usarla”, ha spiegato una portavoce di Carrefour a un giornale locale.

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DUBBI SULLA PRIVACY


Il nuovo metodo consente di pagare con grande velocità, un aspetto importante soprattutto per i clienti dei negozi che si trovano nelle aree urbane, persone molto impegnate che valutano molto il tempo. Tuttavia, non mancano le perplessità: la Belgian Data Protection Authority ha chiesto a Carrefour ulteriori spiegazioni, per poter verificare che il sistema sia compatibile con le leggi europee sulla privacy.

PRECEDENTE ROMENO


La catena ha comunque deciso di andare avanti, spiegando che non si aspetta sorprese negative in questo senso. “Abbiamo deciso di continuare con il progetto”, ha precisato la portavoce. “Abbiamo già usato il sistema in Romania, dove le leggi sulla privacy sono analoghe a quelle belghe, ed è andato tutto bene”.
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