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Idee di investimento – Azioni – 23 aprile 2019

Dopo tre mesi e mezzo di rally azionario, occorre selezionare con cura aree geografiche e settori. L’Europa e il Giappone si mostrano attraenti, mentre al posto dei FAANG si candidano i DANG

di Redazione 23 Aprile 2019 09:33

QUATTRO ASSET DA TENERE D’OCCHIO


La recessione non sembra in vista quest’anno, ma la maggior parte delle economie si trova nella fase finale di espansione del ciclo: di conseguenza, “potrebbe essere giunto il momento di ridurre gradualmente le esposizioni al rischio e prepararsi a una recessione che prima o poi è destinata ad arrivare”. Lo rivelano gli esperti del team di ricerca multi asset di Invesco nell’articolo Ciclo economico: è il momento di attenuare il rischio?
Dopo un inizio di anno soddisfacente, infatti, i mercati devono ora fare i conti con dati economici più deboli del previsto, una crescita monetaria a malapena adeguata e rendimenti inferiori. In questo contesto, sono quattro gli asset che secondo i professionisti di Invesco dovrebbero offrire buoni rendimenti a medio termine, ma che presentano anche potenziale nel breve: le azioni giapponesi, il real estate e il debito governativo dei mercati emergenti, e la liquidità in dollari Usa. Per le prime tre asset class, su un orizzonte di cinque anni, le attese sono di un rendimento totale annualizzato in dollari Usa del 14%, 11% e 4%. Sul fronte azionario, la preferenza degli esperti di Invesco va alle azioni giapponesi e britanniche, in quanto la crescita dei dividendi in Giappone sembra destinata a proseguire e gli asset britannici avrebbero scontato più notizie negative del dovuto; c’è invece pessimismo sui rendimenti delle azioni di Usa ed Eurozona.

TOKYO, UN MERCATO FORTEMENTE CICLICO


A proposito del Sol Levante, le imprese giapponesi sono diventate più resilienti e sono ben posizionate per beneficiare della reflazione globale, spiega un’analisi di Columbia Threadneedle Investments. Tuttavia, gli investitori globali continuano a sottovalutare questi segnali. A spingere gli investitori alla cautela è soprattutto la convinzione che il Giappone sia fortemente orientato al ciclo economico globale: di conseguenza, specifica Alex Lee, gestore azionario di Columbia Threadneedle Investments,“i segnali di un rallentamento della crescita mondiale mettono seriamente in dubbio l’opportunità di investire in azioni giapponesi”. Non c’è dubbio che il Giappone sia un mercato ciclico: tuttavia, “questa constatazione non tiene conto della portata dei cambiamenti avvenuti nell’economia giapponese e nella mentalità delle imprese e dei consumatori, alla luce dei quali possiamo affermare che l’esposizione del Paese al ciclo globale è destinata a diminuire nel tempo”.
In tutti i casi, nota Lee nell’articolo Azionario Giappone, il grande incompreso, “non c’è dubbio che il Giappone sia ancora orientato al ciclo globale, ma tutto lascia pensare che gli effetti negativi di tale esposizione siano meno pronunciati di un tempo, anche perché le imprese del Sol Levante hanno imparato la dura lezione impartita dalla loro tradizionale preferenza per gli investimenti marcatamente pro-ciclici. In breve, oggi il Giappone è in una posizione migliore di quella in cui si è trovato durante i rallentamenti del passato, ma ciò non si riflette nelle valutazioni azionarie perché gli investitori continuano a ignorare i cambiamenti bottom-up operati dalle aziende”.

AZIONARIO EUROPA, AL TRAINO DEI MERCATI EMERGENTI


GAM Investments, dal canto suo, vede prospettive positive per le azioni europee, trainate dalla crescita del potere d’acquisto della Cina e degli altri paesi emergenti. Niall Gallagher, responsabile delle strategie azionarie europee di GAM Investments nell’articolo Azioni europee, boccata d’ossigeno dai paesi emergenti si dice convinto che la crescita dei mercati emergenti continuerà a favorire il recupero del mercato azionario europeo, reduce da un inizio d’anno positivo dopo un ultimo trimestre 2018 piuttosto complesso: il manager rimane positivo sulle prospettive dell’azionario grazie a valutazioni, dividendi e utili societari attraenti. Entrando nel dettaglio delle occasioni più interessanti per settore, Gallagher vede prospettive in quello delle vendite al dettaglio. Un esempio è Zalando, che secondo l’esperto di GAM “sta apportando i cambiamenti necessari per preparare il proprio modello di business al futuro” e servire al meglio i suoi 26 milioni di clienti. Senza dimenticare, poi, la crescita dei beni di lusso tra i consumatori asiatici, con società come LVMH in grado di sfruttare questo trend. In Italia invece emergono segnali positivi anche sul wealth management italiano mentre un ultimo settore ritenuto interessante da Niall Gallagher è quello delle infrastrutture in Irlanda, con società di materiali come Grafton Group pronta a beneficiare di questa tendenza grazie anche a un solido management che ha reso la società più competitiva sul mercato.

ORA SPAZIO AI DANG, BLUE CHIP CONSOLIDATE CON SOSTANZIOSI DIVIDENDI


Infine, nell’articolo Dopo i FAANG, occhi puntati sui DANG gli esperti di Capital Group ricordano come, nei momenti di forte volatilità sui mercati, come quelli registrati nel 2018, a mostrare la maggiore tenuta siano stati alcuni titoli difensivi. Dopo l’andamento registrato dallo scorso mese di ottobre dai cosiddetti FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e la controllante di Google, Alphabet)”, , gli investitori farebbero pertanto bene a mantenere un approccio prudente, “poiché la conclusione del ciclo economico negli Stati Uniti, le tensioni commerciali irrisolte e la crescita degli utili più lenta delle attese lasciano presagire che i mercati conserveranno l’attuale andamento discontinuo”. Se però si considerano otto importanti fasi di ribasso passate, andando indietro fino al 1987, è evidente come molte delle aree più resistenti abbiano pagato dividendi generosi. Proprio come i cosiddetti DANG: l’acronimo indica DowDuPont, AbbVie, Nestlé e General Motors. “Sebbene operino su settori di mercato diversi e rappresentino una gamma eterogenea di prospettive imprenditoriali, potenziali di profitto e sfide, sono tutte società blue chip consolidate che hanno staccato dividendi significativi e che costituiscono un valore potenziale per gli investitori di lungo termine”, sottolineano gli esperti di Capital Group.
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