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Idee di investimento – Azioni – 4 marzo 2019

Mentre emergono opportunità in Cina, l’ economia europea dipende sempre di più dagli stimoli di Pechino. L’Europa appare sottovalutata soprattutto nei ciclici e nei titoli value 

4 Marzo 2019 09:34

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LO STIMOLO ALL’ECONOMIA INTERNA


Come tutti gli osservatori hanno potuto notare, i dati degli ultimi mesi hanno continuato a mostrare un’economia europea in forte rallentamento, ai confini della stagnazione. Ma forse quello che non tutti sanno è che un sensibile contributo al miglioramento della situazione potrebbe derivare dalle misure monetarie e fiscali messe in campo dalle autorità cinesi, con l’obiettivo di contrastare sia il rallentamento dell’economia e sia le implicazioni delle dispute commerciali tra Washington e Pechino. Di questo è convinto il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, che, come illustrato nell’articolo L’economia europea tifa per le misure monetarie e fiscali di Pechino reputa potenzialmente efficaci le misure di allentamento adottate dalla Cina al punto che dovrebbero essere in grado di spronare l’economia interna e, vista l’importanza che ricopre la Cina nello scacchiere economico internazionale, anche quella mondiale.

NESSUNA RECESSIONE IN VISTA NELLA ZONA EURO


Resta il fatto che le attuali valutazioni del mercato azionario europeo, calcolate in base al rapporto prezzo/utili (p/e), non sono molto distanti da quelle toccate durante la grande crisi globale 2007-2008 e all’apice della crisi del debito sovrano della zona euro. In Italia e in Germania, più in particolare, le valutazioni sono pienamente comparabili al punto quasi di suggerire una recessione. Nel nostro paese pesano l’incertezza politica e le preoccupazioni sulla solidità del sistema bancario, mentre sul rallentamento della Germania hanno contribuito due fattori di rilievo concomitanti. Da un lato un’economia orientata all’export che è risultata penalizzata dalle dispute commerciali internazionali e dalla vicenda legata alla Brexit che potrebbe avere un effetto disruptive nel Regno Unito, un altro importante mercato di esportazione per Berlino. In secondo luogo, le nuove normative più rigide sulle emissioni hanno frenato l’importante industria automobilistica tedesca: si stima che tale settore abbia avuto un impatto negativo pari al -0,5% sulla crescita trimestrale della Germania. “Non neghiamo che i rischi possano essere numerosi ma riteniamo che non bastino per giustificare i livelli estremamente bassi delle valutazioni dell’azionario europeo”, ha dichiarato, nell’articolo Azionario europeo, forse il pessimismo è eccessivo?, Azad Zangana, senior European economist & strategist di Schroders che poi aggiunge: “Non prevediamo una recessione in Germania o nell’Eurozona nel 2019: questo ci fa essere più positivi sugli asset rischiosi europei rispetto al resto del mercato”. L’esperto stima infatti che la crescita dell’Eurozona possa attestarsi all’1,6% nel 2019 e all’1,7% nel 2020 (e in Germania rispettivamente all’1,4% e all’1,6%). Ma c’è di più. Come fa notare Martin Skanberg, gestore del fondo Schroder ISF Euro Equity, la severa correzione del mercato azionario europeo registrata a fine 2018 ha depresso i rapporti p/e di alcuni settori sensibili al ciclo economico e spinto a livelli estremi molti titoli difensivi.

I SETTORI SU CUI PUNTARE IN GRAN BRETAGNA E ITALIA


Restando in tema di settori europei, secondo Paul Doyle, Gestore di portafoglio, Azioni europee, di Columbia Threadneedle Investments, vi sono i margini per un rally dei titoli value e ciclici, proprio come accaduto nel 2015-16, sulla scia di ulteriori dichiarazioni incoraggianti da parte della Fed. Doyle, nell’articolo Opportunità in Europa sui titoli ciclici e value si aspetta un recupero dell’attività manifatturiera globale nella prima metà dell’anno a fronte dell’attenuazione dei problemi macro, più probabile anche in Cina ora che l’impulso al credito è in miglioramento e la debolezza del renminbi compensa l’impatto negativo dei dazi, il che dovrebbe aiutare anche l’Europa. Beni strumentali e chimica sono stati i segmenti più ipervenduti durante la correzione in Europa. Ora serve soltanto la capacità di scegliere i titoli giusti. Tra questi Columbia segnala sul mercato britannico titoli come Kingspan, Elis e Ryanair, che potrebbero mettere a segno un forte rimbalzo nel caso di una “soft Brexit” o di una “no Brexit”, in quanto scontano già l’esito peggiore. Spostandosi in Italia, secondo l’esperto la situazione politica rimane tesa con il governo che continua a lanciare i suoi strali contro l’UE per conservare il consenso. Il che induce alla cautela sulle banche italiane ed anche europee. Questo non impedisce a Columbia di rivelare di aver investito in Fineco Bank, che offre proprio ciò che la clientela dei millennial desidera e fornisce anche una piattaforma parallela e altrettanto efficace per i fondi d’investimento.

I TRE DRIVER CHE SOSTENGONO IL RIMBALZO IN CINA


Cambiano mercato. Richard Turnill, Global Chief Investment Strategist di Blackrock, nell’articolo Azionario Cina, per BlackRock la crescita non è finita individua tre driver del rimbalzo delle azioni cinesi dopo un 2018 pesante. Il primo sono i flussi internazionali sulle azioni di classe A, che hanno accelerato grazie al miglioramento del sentiment sulla Cina e più in generale gli emergenti. Poi c’è l’atteggiamento favorevole delle autorità monetarie, che in Cina hanno consentito ampia disponibilità di credito e stimolo fiscale mentre la Fed ha sospeso il ciclo di rialzo dei tassi. Infine l’esperto cita gli indicatori di BlackRock che mostrano un allentamento dei timori di mercato sul confronto commerciale con gli USA, con report che suggeriscono progressi nei negoziati in coincidenza con la decisione americana di estendere la tregua sui dazi. Secondo Turnill questi tre driver continueranno a esercitare il loro effetto nel breve termine, anche perché l’investitore globale non è ancora molto posizionato sulla Cina, con solo il 3% delle azioni di classe A in mani internazionali, mentre i prezzi continuano ad essere attraenti anche se il valore nascosto è inferiore a quello di fine 2018.

TUTTI I VANTAGGI DEI PAC


Infine, nell’articolo Piani di accumulo, la risposta a volatilità e investimenti irrazionali si spiega perché, in un contesto caratterizzato da volatilità elevata, sia facile farsi prendere dal panico e come i Piani di accumulo (Pac) possano rappresentare la risposta per gestire meglio i propri risparmi in questa fase. Ma qual è la caratteristica che rende i Pac un’opzione valida in un contesto in cui la volatilità nel 2018 è aumentata del 126% rispetto al 2017? La risposta è semplice: stabilendo una quota fissa da versare, il Piano di accumulo permette di ridurre i rischi del market timing, ovvero il rischio di entrare su un determinato mercato nel momento sbagliato. Con gli acquisti programmati, infatti, il prezzo medio di investimento viene mediato nel tempo in base ai movimenti al rialzo o al ribasso del mercato. Non solo. Un’altra qualità dei Piani di accumulo riguarda la possibilità di contrastare gli effetti negativi dell’emotività, un fattore che penalizza tutti gli investitori – soprattutto nelle fasi di elevata volatilità – e in particolare quelli italiani. Nel nostro paese, infatti, il livello di educazione finanziaria è ancora basso rispetto ad altri paesi sviluppati. Non tutti i risparmiatori, quindi, hanno le conoscenze giuste per interpretare i movimenti di mercato senza andare nel panico.

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