Azionario europeo, forse il pessimismo è eccessivo?

Schroders non prevede una recessione in Germania o nell’Eurozona nel 2019: questo dovrebbe rendere gli investitori più positivi sull’azionario europeo rispetto al resto del mercato

Le attuali valutazioni del mercato azionario europeo, calcolate in base al rapporto prezzo / utili (p/e), non sono molto distanti da quelle toccate durante la grande crisi globale 2007-2008 e all’apice della crisi del debito sovrano della zona euro. In Italia e in Germania, più in particolare, le valutazioni sono pienamente comparabili al punto quasi di suggerire una recessione. Nel nostro paese pesano l’incertezza politica e le preoccupazioni sulla solidità del sistema bancario, mentre sul rallentamento della Germania hanno contribuito due fattori di rilievo concomitanti.

GERMANIA, UN’ECONOMIA ORIENTATA ALL’EXPORT

Da un lato un’economia orientata all’export che è risultata penalizzata dalle dispute commerciali internazionali e dalla vicenda legata alla Brexit che potrebbe avere un effetto disruptive nel Regno Unito, un altro importante mercato di esportazione per Berlino. In secondo luogo, le nuove normative più rigide sulle emissioni hanno frenato l’importante industria automobilistica tedesca: si stima che tale settore abbia avuto un impatto negativo pari al -0,5% sulla crescita trimestrale della Germania.

NESSUNA RECESSIONE IN VISTA NELLA ZONA EURO

“Non neghiamo che i rischi possano essere numerosi ma riteniamo che non bastino per giustificare i livelli estremamente bassi delle valutazioni dell’azionario europeo”, ha dichiarato Azad Zangana, senior European economist & strategist di Schroders. Non prevediamo una recessione in Germania o nell’Eurozona nel 2019: questo ci fa essere più positivi sugli asset rischiosi europei rispetto al resto del mercato. L’esperto stima infatti che la crescita dell’Eurozona possa attestarsi all’1,6% nel 2019 e all’1,7% nel 2020 (e in Germania rispettivamente all’1,4% e all’1,6%).

IMPORTANTI DIFFERENZE TRA SETTORE E SETTORE

Ma c’è di più. Come fa notare Martin Skanberg, gestore del fondo Schroder ISF Euro Equity, la severa correzione del mercato azionario europeo registrata a fine 2018 ha depresso i rapporti p/e di alcuni settori sensibili al ciclo economico e spinto a livelli estremi molti titoli difensivi. A questo proposito, il gestore cita gli esempi di molte aziende in settori come l’automotive e il packaging che, con un p/e prospettico di 6,7, sembrano riflettere uno scenario estremamente pessimistico, e il settore delle bevande (spesso percepito dagli investitori come porto sicuro difensivo nelle fasi economiche più difficili) che viene invece scambiato a un p/e prospettico di 22,2.

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I DRIVER PER LA CRESCITA

Certo, ammette Skanberg, oltre alla crescita dell’economia i driver per una ripresa dell’azionario europeo passano anche dagli strumenti efficaci per generare valore per gli azionisti come per esempio il taglio dei costi, la semplificazione del business e il miglioramento dei rendimenti per i soci. Inoltre, nel breve termine, l’attenzione degli investitori sarà principalmente rivolta alla Brexit, alle prossime elezioni europee e alle dispute commerciali. Tuttavia resta il fatto che diversi elementi fanno pensare che le varie potenziali fonti di disruption che gravano sull’azionario europeo sembrerebbero già incorporate nelle attuali quotazioni.

Nikada / E+ / Getty Images


FinanciaLounge
1 Marzo 2019
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