Negli Usa solo 4 mutui su 10 vengono concessi dalle banche

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13 Febbraio 2019 - 9:29

La quantità di mutui accordata da Wells Fargo, JPMorgan Chase e Citi è crollata nel terzo trimestre: colpa di un mercato sempre più competitivo, ma non solo

Anche i numeri sulla concessione dei mutui aiutano a capire in che direzione sta andando l’economia americana. Da quando è iniziata la stagione delle trimestrali, a Wall Street c’è la massima attenzione sui dati che vengono annunciati per verificare coma abbia chiuso il 2018 e quali prospettive ci siano per l’anno appena iniziato. Tra gli osservati speciali le banche. Non solo perché i maggiori istituti di credito sono tra i primi a diffondere le trimestrali, ma anche perché possono fornire agli analisti molti preziosi indizi utili in svariati campi. Per esempio, nel quarto trimestre, le concessioni di mutui da parte di Citi sono diminuite del 23% rispetto a un anno fa. Per Wells Fargo erano invece inferiori del 28% e per JPMorgan Chase addirittura sotto del 30 per cento.

LE PRECISAZIONI DI JPMORGAN CHASE

Cosa sta succedendo al mercato dei prestiti ipotecari statunitensi? “I ricavi dei mutui per la casa sono scesi dell’8% nel trimestre, guidati da minori ricavi netti in un ambiente altamente competitivo che vede volumi sempre più contenuti” ha dichiarato Marianne Lake, CFO di JPMorgan Chase, nella sua conferenza stampa con gli analisti subito dopo la pubblicazione della trimestrale. In altre parole, un minor numero di persone vuole contrarre prestiti ipotecari della banca e i clienti che comunque decidono di affidarsi all’istituto di credito non sono altrettanto redditizi come in passato per le banche.

LA CICATRICE DEI ‘SUBPRIME’

Le banche hanno trascorso i primi anni della ripresa dalla grande crisi post-finanziaria tenendosi alla larga dal mercato dei prestiti ipotecari. Quel settore, infatti, era stato l’epicentro della crisi con lo scoppio dei mutui subprime che aveva messo in evidenza un meccanismo di assegnazione dei finanziamenti per la casa a dir poco allegro, con la conseguenza di aver minato le fondamenta patrimoniali del sistema bancario statunitense. Ci sono voluti anni e decine di milioni di dollari per ricapitalizzare le banche USA che, in modo graduale ma costante, sono successivamente tornate protagoniste sul mercato dei prestiti ipotecari.

MENO CASE DISPONIBILI E TASSI PIU’ ALTI

Tuttavia, più di recente, è emersa una nuova tendenza che mostra come il mercato dei mutui stia ora sfuggendo alle banche. I prestiti ipotecari sono in calo, soprattutto perché non ci sono abbastanza case da comperare per sostenere un mercato immobiliare sano. Inoltre, aspetto non certo secondario, non ha aiutato nemmeno l’aumento dei tassi. Tanto per essere concreti, negli ultimi tre anni la media annua del tasso dei prestiti ipotecari a 30 anni è cresciuto dal 3,65% del 2016, al 3,99% del 2017, fino al 4,54% dello scorso anno. E’ vero che per le banche tassi di interesse più alti garantiscono margini maggiori nelle erogazioni dei finanziamenti ma un rialzo vigoroso come quello degli ultimi due anni ha scoraggiato molti clienti mettendo fine al lungo boom dei rifinanziamenti. Un contesto nel quale è aumentata la competizione.

IL 59% DEI MUTUI USA ORA NON E‘ BANCARIO

Secondo i dati di Urban Institute, un’organizzazione che offre soluzioni attraverso la ricerca in politica economica e sociale, a partire dalla fine dello scorso anno, il 59% di tutti i mutui sono stati effettuati da emittenti non bancari. Tra chi ha bisogno di finanziamenti per la casa molti propendono per un mutuo di tipo ‘non bancario’ come Quicken Loans e LoanDepot . Insomma, come ha sottolineato Marianne Lake quello dei prestiti ipotecari è un ambiente altamente competitivo. E a farne le spese sono tutti. Nello stesso giorno in cui JPMorgan ha presentato la trimestrale, la compagnia che eroga prestiti ipotecari Mr.Cooper ha annunciato che stava licenziando 109 dipendenti.

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PROSPETTIVE POCO INCORAGGIANTI

E non finirà presto. Le proiezioni per i nuovi prestiti ipotecari, o per le richieste di finanziamento per la casa, sono, nel migliore dei casi, piatte per il 2019. Lo si apprende anche da una indagine di Urban Institute, che esamina tre istituzioni per le sue previsioni. Tra le tre fonti, solo Freddie Mac si aspetta che le richieste di mutui aumentino nel 2019. Mentre sia nel caso di Fannie Mae che di Mortgage Bankers Association le prospettive sono poco incoraggianti.

LA FUSIONE TRA BB&T E SUNTRUST

Intanto BB& T corp e SunTrust hanno annunciato la loro fusione da 66 miliardi di dollari in quella che, in base alle elaborazioni di Refinitiv (gruppo Thomson Reuters) rappresenta la più grande fusione bancaria dalla crisi finanziaria del 2007. L’operazione, che crea il sesto gruppo bancario statunitense, potrebbe segnalare una inversione di tendenza nell’M&A bancario dopo il minimo totalizzato l’anno scorso di 19,7 miliardi di dollari, il più basso in oltre due decenni.

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