Brexit

Crescita globale, le 5 “piccole” minacce da non sottovalutare

Lafferty (Natixis) pone l’attenzione su 5 fattori che singolarmente non possono provocare un rallentamento ma rappresentano comunque un peso.

23 Ottobre 2018 - 13:18

È probabile che la crescita globale abbia raggiunto il suo picco nel quarto trimestre del 2017, per poi rallentare nel primo trimestre e, successivamente, riprendere un po’ di ritmo. Attualmente lo slancio economico resta complessivamente buono, sebbene divergente nelle diverse aree del pianeta. Infatti se la crescita negli Stati Uniti nel secondo trimestre si è posizionata al 4,2% annualizzato (mentre per il terzo trimestre si stima un dato tra il 3,5% - 4,0%), l’Europa e il Giappone hanno scalato la marcia, mentre in Cina l’incremento del PIL si è attestato al 6,5% su base annua, ma con annunci continui di sostegno interno da parte delle autorità di Pechino. Per quanto riguarda invece i mercati emergenti, se è vero che continuano a fare i conti con il rallentamento della domanda di esportazione verso la Cina e con la caduta dei prezzi di molte materie prime (ad eccezione del petrolio), è altrettanto vero che i fondamentali permangono, nel loro insieme aggregato, piuttosto solidi.

CRESCITA GLOBALE SU BASI SOLIDE


Nonostante una crescita globale che rimane impostata su solide basi, emergono diversi fattori contrastanti all’orizzonte. Ostacoli più o meno ingombranti, che sembrano trascurabili agli occhi di coloro che si dichiarano convinti che il ‘ciclo virtuoso’ (alimentato tra le altre cose da una ancora più ampia occupazione, retribuzioni in aumento, maggiori investimenti delle imprese, una ripresa delle esportazioni) sia in grado di far proseguire una robusta crescita globale.

I FATTORI NEGATIVI


“Noi invece riteniamo che l'economia globale rallenterà a causa dei fattori negativi. Tuttavia non possiamo affatto escludere che l'attuale slancio macroeconomico possa rimanere sostenuto per un certo periodo di tempo. La nostra ipotesi migliore è di altri 6-18 mesi” specifica Dave Lafferty, Chief Market Strategist di Natixis Investment Managers. I fattori a cui fa riferimento l’esperto sono, in estrema sintesi, cinque. E tutti hanno una buona probabilità di verificarsi sebbene nessuno di essi, considerato singolarmente, sia motivo di preoccupazione o in grado di determinare un rallentamento.

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Conti alla Rovescia - Puntata 34 - Diversificazione e flessibilità negli investimenti





LA POLITICA DELLE BANCHE CENTRALI


Il primo e più importante fattore da tenere in considerazione è la politica delle Banche centrali. A cominciare da quella della Federal Reserve che tre anni fa ha iniziato il suo ciclo di rialzo dei tassi. Ma anche tutti gli altri principali istituti hanno annunciato, o stanno per farlo, le loro iniziative per un sostanziale ‘rewind ‘delle politiche monetarie ultra espansive sperimentate dopo la grande crisi 2008-2009. Il secondo fattore riguarda le implicazioni della guerra commerciale tra Washington e Pechino che è in grado di danneggiare non soltanto i due colossi mondiali ma anche le economie del resto del mondo.

STIMOLI FISCALI USA IN VIA DI ESAURIMENTO


In terzo luogo, c’è da mettere in conto l’esaurirsi degli effetti derivanti dallo stimolo fiscale statunitense, mentre il quarto fattore riguarda gli estenuanti (e finora inconcludenti) negoziati sulla Brexit il cui termine ultimo è marzo 2019 per poter giungere ad un accordo. Infine, e siamo al quinto fattore, l’esito delle elezioni di mid term USA con i Democratici che hanno il 65% di possibilità di riconquistare la Camera dei Rappresentanti statunitensi: una loro affermazione renderebbe il resto del mandato di Trump molto più complesso. In ogni caso, Dave Lafferty non ipotizza nessuna recessione statunitense o globale alle porte ma soltanto una serie di problematiche che si stanno accumulando e che renderanno più difficile il percorso della crescita nel 2019 e nel 2020. Semmai, è il parere dell’esperto, non emergendo grandi eccessi nell'economia reale, le fonti di potenziali pericoli per un deragliamento dell’economia potrebbero essere ricercate nelle scelte politiche, dalla Fed all’amministrazione Trump, dal presidente cinese Xi a Theresa May.

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LE SCELTE DI PORTAFOGLIO


Quali scelte di portafoglio si possono fare in questo contesto? Il mercato azionario, nel suo complesso esprime valutazioni (in termini di rapporto prezzo/utili) piuttosto tirate. Tuttavia, c'è un buon valore a lungo termine nelle azioni dei mercati emergenti, ma gli investitori devono avere un orizzonte temporale lungo e un elevato grado di accettazione dei rischi perché la Fed continua a far salire i tassi che sono come fumo negli occhi per gli investitori internazionali più propensi al rischio. Anche l’azionario europeo risulterebbe a buon mercato ma, guardando con più attenzione, la valutazione complessiva è trainata al ribasso dalle quotazioni a prezzi da saldo di tutte le grandi banche in difficoltà. “I titoli finanziari sono probabilmente gli asset più economici del pianeta, ma anche in questo caso, per trarre profitto in questo settore ci vorrà un orizzonte più lungo” puntualizza Dave Lafferty.

OBBLIGAZIONI SOCIETARIE TROPPO CARE


Secondo il quale anche i mercati obbligazionari societari evidenziano valutazioni ancora piuttosto tirate che non incorporano né una recessione e nemmeno un rallentamento dell’economia. Infine, per quanto riguarda i tassi, Dave Lafferty ritiene che il picco dei titoli di stato (Treasury) USA sia vicino e che quello del decennale dovrebbe posizionarsi al 3,5%. In pratica, conclude l’esperto, i tassi potrebbero aumentare solo un altro po’ nel breve termine, a meno che la Fed non permetta all'inflazione di sfuggire al controllo, cosa tuttavia improbabile.
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