Mercati provati da forti emozioni, ma i fondamentali positivi restano intatti

Federal Reserve
15 Ottobre 2018 - 8:39

Titoli di giornali e tv hanno drammatizzato turbolenze di mercato che quando si vanno a cifrare in numeri e dati reali si ridimensionano molto. Da Mario Draghi a Jamie Dimon letture autorevoli e non catastrofiche.

Titolo italiano in prima pagina: “Dimon: sui mercati situazione esplosiva”. Qualche titolo americano, tipo CNN, “Jamie Dimon is feeling good, ottimista su JP Morgan e sull’economia USA”, o WSJ, “Dimon dice che il credito al consumo sta andando dannatamente bene”. È vero, il grande capo della grande banca USA nella conference call di presentazione dei risultati di un altro trimestre stellare ha anche parlato di “incertezze geopolitiche che a un certo punto in futuro potrebbero creare problemi” ma solo per aggiungere che “l’economia USA e quella globale continuano a mandare segnali di forza” e che i tassi in rialzo della Fed “sono un plus”. Nella settimana passata giornali e tv ci hanno somministrato un’indigestione di termini come ‘crollo’ e Orso che sarebbe tornato. Alla chiusura di venerdì lo S&P 500 era sotto del 5% rispetto ai massimi di sempre. Per parlare di correzione bisogna avere una distanza di almeno due cifre e per parlare di Orso serve almeno il 20%. Certo, la volatilità è stata violenta, con il Dow Jones calato fino a 1.000 punti in poche sedute (parliamo comunque del 4%) ma anche il recupero finale è stato importante: venerdì Wall Street messo a segno il miglior rialzo dal 10 aprile.

TRUMP ALL’ATTACCO DELLA FED, MA SONO SOLO PAROLE

Qualche esperto di Intelligenza Artificiale e computer trading ci ha spiegato che dietro il tonfo più violento della settimana, quello di giovedì 10 ottobre che ha fatto perdere oltre 800 punti al Dow Jones, c’è stata una collisione nel finale tra algoritmi attivi sui T-Bond e altri attivi sull’azionario. Giovedì è stato anche il giorno in cui Trump è andato all’attacco della Fed per i rialzi dei tassi per rincarare la dose il giorno dopo. Sicuramente l’intervento a gamba tesa non ha aiutato. Ma bisogna distinguere i toni dalla sostanza. I primi sono stati senz’altro eccessivi e inappropriati con l’uso di parole in libertà, ma stiamo parlando di Trump, non di Bush padre, che probabilmente in 4 anni di presidenza la parola Fed non l’ha mai pronunciata. Se parliamo di sostanza invece siamo nell’assoluta normalità. Lasciamo la parola al sopracitato Jamie Dimon che interrogato in materia ha risposto di non aver “mai visto in vita mia un Presidente a cui piacciono tassi di interesse in rialzo”, soprattutto, aggiungiamo noi, se mancano tre settimane alle elezioni di mid-term.

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DALLA TURCHIA ALL’ARGENTINA PASSANDO PER LA CINA

Allargando lo sguardo agli angoli del mondo più turbolenti possiamo notare che il bellicoso presidente turco Erdogan non solo ha dovuto inghiottire il pesante rialzo dei tassi della Banca Centrale, ma si è anche rassegnato a consegnare il pastore Andrew Brunson per cercare di allentare la tensione con quegli stessi americani cui aveva dichiarato guerra senza quartiere quest’estate. Intanto in Argentina il presidente Macri sale nei sondaggi nonostante le misure lacrime e sangue concordate con il FMI in cambio del pacchetto di aiuto all’economia da quasi 60 mld di dollari. Allargando ancora alla sterminata economia cinese scopriamo che a settembre il surplus commerciale è salito oltre le attese a più di 31 mld di dollari, con esportazioni e importazioni entrambe in crescita del 17% e passa rispetto a un anno prima e avanzo commerciale con gli USA al record di 34,1 mld di dollari. Un balzo quest’ultimo dovuto a una accelerazione in vista dell’entrata in vigore delle restrizioni americane. Ma alla fine la fotografia di un’economia decisamente in salute nonostante la guerra dei dazi.

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DRAGHI OTTIMISTA E FIDUCIOSO SULL’ITALIA

E poi c’è l’Italia. Il chicken game con l’Europa di cui abbiamo parlato una settimana fa continua, ma sembra che dalle spider rombanti siamo passati ai go-kart e forse ci prepariamo a trasferirci su un più innocuo auto-scontro da Luna Park. Nella contesa tra Roma e Bruxelles si è messo in mezzo un certo Mario Draghi, avvertendo che bisogna darsi una calmata altrimenti qualcuno rischia di farsi male, a cominciare dall’Italia, e che forse è meglio trovare un compromesso. Sul raggiungimento del quale si è detto ‘ottimista’ e ‘fiducioso’. Evidentemente ha elementi in mano per sbilanciarsi. Il capo della BCE salvatore dell’euro ha aggiunto che esistono le procedure per trovarlo. Il DEF è stato approvato in Parlamento, ma lì dentro ci sono solo i saldi finali, non c’è scritto ancora come ci si arriva. Per farlo ci sono ancora due mesi e mezzo di tempo. Due mesi e mezzo che potrebbero anche costituire un’occasione importante per raccogliere a prezzi da saldi sul mercato azioni e titoli di Stato italiani.

BOTTOM LINE

Per tutta la settimana su FinanciaLounge abbiamo cercato di aiutare chi ci segue, investitori e risparmiatori, con analisi e commenti autorevoli, alla ricerca di una lettura capace di mettere in prospettiva gli accadimenti su mercati dove l’emotività sembrava avesse preso il sopravvento sul ragionamento basato su fatti e numeri. Andiamo avanti nella convinzione che emozioni e algoritmi possono provocare sbandate, ma alla fine è più utile mettere le cose in prospettiva e ragionare. Le emozioni le lasciamo all’ascolto delle canzoni indimenticabili di Lucio Battisti.

Attese & Mercati – Settimana dal 15 ottobre 2018

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(dalla rubrica “Caffè scorretto” della newsletter settimanale di FinanciaLounge)