Lo storno di Wall Street: tutte le differenze con febbraio

A prima vista sembra una replica della correzione andata in scena otto mesi fa, ma le differenze con allora sono molte più delle somiglianze. E la volatilità che rialza la testa può offrire opportunità.

Ma a Wall Street è ottobre o febbraio? Quello che è andato in scena nel finale del 10 ottobre con coda asiatica e europea sembra a prima vista una replica dello storno che ha investito la Borsa Americana tra fine gennaio e inizio febbraio di quest’anno, con una correzione abbastanza importante che ha richiesto diversi mesi per essere recuperata. Nel caso di oggi ovviamente non si può ancora parlare di correzione, bisogna vedere come si comportano gli investitori nei prossimi giorni e settimane. Ma può essere molto utile andare a vedere le differenze tra oggi e 8 mesi fa.

INNESCO DALLA VOLATILITÀ

Allora come ora, l’innesco è stato dato dalla volatilità sul mercato del debito pubblico americano, con il rendimento T-bond che prima strappa oltre il 3%, poi rientra, poi torna a salire senza una logica chiaramente decifrabile. Allora come oggi i principali indici stanno viaggiando sui massimi storici nell’imminenza dello storno. Queste le similitudini, ma ci sono anche differenze notevoli, che si possono suddividere in tre macro aree. La prima è il contesto dell’economia americana, la seconda è costituita dall’andamento degli utili delle società quotate, la terza dal quadro di riferimento geopolitico a cominciare dalla cosiddetta guerra dei dazi dichiarata da Trump al resto del mondo, a partire dalla Cina.

ECONOMIA USA

A inizio del 2018 molte previsioni puntavano a un rallentamento rispetto a un passo già lento, mentre l’Europa giocava il ruolo dell’economia globale. I tagli delle tasse annunciati da Trump venivano accolti con un certo scetticismo per il costo che avrebbero avuto sul bilancio federale. Invece di rallentare l’economia ha accelerato, viaggiando oltre il 4% nel secondo trimestre e preparandosi a replicare nel terzo. Il mercato del lavoro vede una disoccupazione ai minimi di mezzo secolo mentre l’inflazione rialza la testa. Il tutto consente alla Fed, nonostante i tweet fuori luogo dello stesso Trump, di procedere con passo regolare verso la normalità monetaria.

UTILI SOCIETARI

Quelle che otto mesi fa erano previsioni ottimistiche sono diventate realtà. Trimestre dopo trimestre gli utili per azione delle società quotate a Wall Street continuano a infilare rialzi di oltre il 20% rispetto a un anno prima, e i risultati del terzo trimestre puntano nella stessa direzione. Anche le azioni europee, che soffrono di altri tipi di problemi rispetto a Wall Street, riescono comunque a tenere un buon passo nella crescita degli utili, che anche nel terzo trimestre dovrebbe cifrarsi in media poco sotto il 15%.

Wall Street perde il momentum e gli investitori si spostano

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GUERRA DEI DAZI

È il punto interrogativo più grande, che incombe da gennaio, e che continua a costituire un freno per gli investitori. Finora si sono registrati passi avanti, con l’Europa si è arrivati a una tregua, con i vicini canadesi e messicani si è riusciti a riscrivere un NAFTA più favorevole agli interessi di Washington. Resta però aperto il fronte più grande e importante: quello con la Cina. Per tutto l’anno si è andati avanti con molte schermaglie e pochi atti belligeranti concreti. Ma non è ancora chiaro quanto in fondo Trump voglia spingersi in una resa dei conti che riguarda soprattutto le tecnologie. Non è forse un caso che lo storno di Wall Street abbia avuto epicentro proprio sui tecnologici.

BOTTOM LINE

Ottobre non è febbraio, le differenze superano le similitudini. Il T-bond resta il termometro da guardare, non tanto per la direzione dei tassi, ma per la violenza dei movimenti in una direzione o nell’altra. Sicuramente la volatilità ha rialzato la testa, non sappiamo per quanto. Sappiamo però che proprio in questi momenti l’investitore che guarda al lungo termine può cogliere opportunità.

robertcicchetti / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
11 ottobre 2018
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