Materie prime, decifrare il rebus cinese prima di investire

acciaio
5 Ottobre 2018 - 14:36

La domanda di materie prime in Cina è di difficile interpretazione, quindi in questa fase è preferibile mantenere un approccio cauto sui bond del settore minerario.

Negli ultimi anni si è intensificata la relazione tra la crescita della Cina e l’andamento delle materie prime. La corsa del gigante cinese a investire in infrastrutture, in costruzioni per le industrie e in abitazioni per le famiglie ha alimentato una robusta domanda di metalli industriali e di base, determinandone l’andamento dei prezzi. È quindi normale che anche i gestori di portafoglio analizzino l’atteggiamento delle autorità di Pechino per cercare di decifrare se la domanda di queste commodity potrà essere incrementata o meno dalla Cina.

APPROCCIO CAUTO SUI BOND DEL SETTORE

Emily Y. Au-Yeung senior vice president e analista del credito di PIMCO, è tra questi e preferisce adottare un approccio cauto nei confronti delle obbligazioni di emittenti minerari e dell’industria metallifera. Al momento si limita a selezionare con cura i bond di società che hanno ridimensionato l’indebitamento nei loro bilanci mentre, più in generale, preferisce rientrare nel settore in modo opportunistico. Tradotto in pratica, l’esperta ritiene che gli spread attuali (extra rendimenti offerti rispetto ai titoli governativi) non siano abbastanza allettanti da compensare gli investitori dal rischio di sottoperformance nel caso in cui le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti si intensificassero, indebolendo in modo sensibile i prezzi delle materie prime.

POSSIBILE ALLARGAMENTO DEGLI SPREAD

Pertanto preferisce restare alla finestra, convinta che nelle prossime settimane il flusso di notizie sui dazi commerciali e sugli sviluppi economici in giro per il mondo (e in particolare in Cina) possano contribuire ad allargare ulteriormente gli spread rendendo a quel punto più attraenti le obbligazioni di settore. Al contempo Emily Y. Au-Yeung ritiene improbabile che la Cina possa adottare ulteriori stimoli monetari: lo farà soltanto se le tensioni commerciali tra Washington e Pechino freneranno in modo significativo la crescita del paese.

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UNA POLITICA MONETARIA PIÙ FLESSIBILE

Secondo l’esperta, infatti, le autorità cinesi hanno semplicemente adottato una politica monetaria più flessibile, ma l’attenzione all’incremento esponenziale del debito privato resta una priorità assoluta per Pechino. Non aspettandosi nessuna decisione in termini di nuovi stimoli monetari, il sentiment di mercato potrebbe essere più debole a breve termine e, a cascata, causare un calo dei prezzi delle materie prime.

LA TENUTA DEI PREZZI DEI MINERALI DI FERRO E DELL’ACCIAIO

A proposito delle quali, c’è però chi segnala la buona tenuta delle quotazioni dei minerali di ferro e dell’acciaio. Infatti, mentre i prezzi dello zinco, del rame e dell’alluminio quotati al London Metal Exchange (LME) sono ai minimi da inizio anno a causa della domanda più debole del previsto (forse anche sulla scia delle tensioni commerciali), i prezzi del ferro e dell’acciaio in Cina sono migliorati. “Si tratta di un fenomeno che trova spiegazione nelle aspettative che Pechino si impegnerà in ulteriori stimoli fiscali, aumenterà la spesa per le infrastrutture e, potenzialmente, allenterà le restrizioni all’acquisto di abitazioni nel momento in cui la crescita cinese rallentasse a causa di fattori interni e commerciali” sottolinea Emily Y. Au-Yeung.

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DOMANDA DI ACCIAIO NON IMMUNE DALLE GUERRE COMMERCIALI

La quale poi aggiunge un particolare tecnico specifico del mercato cinese. “Gli addetti ai lavori sono persuasi che i controlli dell’inquinamento invernale porteranno alla riduzione dell’offerta di acciaio tra il quarto trimestre di quest’anno e il primo del 2019: una convinzione che sta contribuendo a sostenere i prezzi del minerale di ferro e dell’acciaio di qualità più elevata”. Peccato, conclude l’esperta, che la domanda di acciaio non sia del tutto immune da un’escalation delle tensioni commerciali, poiché ciò influirebbe negativamente sulle decisioni di spesa in conto capitale, che a loro volta influenzerebbero la domanda di acciaio a livello globale.

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