Diseguaglianze in aumento negli USA, colpa del declino del sindacato

Diseguaglianze
17 Agosto 2018 - 7:50

Il divario tra ricchi e poveri in America continua a crescere da decenni. Una teoria circa l’aumento della disuguaglianza è la diminuzione progressiva di lavoratori assistiti dal sindacato.

Negli ultimi decenni il divario tra ricchi e poveri negli Stati Uniti è ulteriormente cresciuto. Secondo uno studio pubblicato il 19 luglio dall’Economic Policy Institute di Washington, DC, nel 2015, l’1% delle famiglie statunitensi più abbienti ha guadagnato 26,3 volte il reddito del 99% inferiore, registrando un allungo rispetto al 2013, quando aveva guadagnato 25,3 volte tanto.

I RICCHI GUADAGNANO ALMENO 422.000 DOLLARI

Per rientrare nella fascia di famiglia abbiente, il reddito annuo doveva attestarsi a 422 mila dollari. Questo uno per cento di popolazione ad alto reddito ha incamerato oltre il 22% di tutte le entrate nazionali nel 2015: si tratta della percentuale più alta dal picco del 23,9% registrato poco prima della Grande Depressione nel 1928. Il rapporto ha messo in luce che, sebbene le ricchezze sconfinate accumulate da personaggi quali Bezos (fondatore e proprietario di Amazon) e Bill Gates, da quelle realizzate a Wall Street, a Hollywood e nella Silicon Valley alimentino molte delle disuguaglianze di ricchezza negli Stati Uniti, il problema in realtà interessa gran parte del paese.

Jeff Bezos il più ricco? Solo perché Gates è stato più generoso

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PATRIMONIO MEDIO A 69 MILA DOLLARI

Nel frattempo, il patrimonio netto medio degli americani si aggira attualmente poco al di sotto dei 69 mila dollari per famiglia. Un americano su cinque dichiara di avere più debito sulla carta di credito di quanto non accantoni in risparmi per le emergenze, mentre meno del 40% degli americani afferma di avere abbastanza risparmi per coprire una visita al pronto soccorso di 1.000 o per la riparazione dell’auto

PIÙ REDDITO AI LAVORATORI E LIMITE AI PROFITTI AZIENDALI

Secondo diversi economisti che stanno studiando da anni il problema, dal momento che l’aumento della disuguaglianza colpisce non solo grandi aree urbane o centri finanziari ma tutto il paese, mentre l’economia continua a riprendersi, i responsabili politici dovrebbero dare la massima priorità all’incremento dei redditi dei lavoratori e al contempo limitare i profitti delle imprese.

IL DECLINO DEI SINDACATI

Un’altra teoria sulla possibile causa della crescente disuguaglianza è il declino dei sindacati. In base ad uno studio pubblicato dall’Economic Policy Institute nell’agosto 2017, soltanto l’11% dei lavoratori americani risulterebbe coperto da sindacati, in netta controtendenza rispetto agli anni ’50 quando un il terzo della forza lavoro statunitense era sindacalizzato o attiva in un impiego rappresentato da un sindacato.

CHI È SINDACALIZZATO GUADAGNA IL 13,2% IN PIÙ

A dimostrazione di questa teoria il fatto che, attualmente, i lavoratori con assistenza sindacale guadagnino in media il 13,2% in più dei lavoratori non sindacalizzati, a parità di istruzione ed esperienza nello stesso settore. L’EPI, un’associazione senza fini di lucro associata al movimento sindacale, raccomanda pertanto di restituire il potere contrattuale ai lavoratori degli Stati Uniti, aumentando la partecipazione politica di tutti i cittadini e incentivando gli investimenti pubblici nell’assistenza all’infanzia, nell’istruzione, negli alloggi e nell’assistenza sanitaria.

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