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Idee di investimento – Obbligazioni – 13 agosto 2018

Nell’attuale contesto reso sempre più difficile dalle tensioni commerciali, gli esperti suggeriscono di puntare sui titoli di più alta qualità sia nei bond societari che nel debito emergente.

13 Agosto 2018 09:41
financialounge -  emergneti incertezza mercati obbligazionari obbligazioni protezionismo rating tassi USA USA valuta locale
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Considerando tutte le variabili in campo, alla fine, la ricerca insaziabile di rendimento coniugato a sicurezza percepita, insieme all’elevato livello di risparmio globale, continuerà a tenere bassa la parte lunga della curva dei tassi USA. È questa la conclusione a cui giunge nell’articolo “BlackRock non teme più di tanto la curva piatta dei tassi USA” Richard Turnill, Global Chief Investment Strategist di BlackRock. Ma la curva stessa, aggiunge lo strategist di BlackRock, fornisce oggi meno informazioni sul rischio recessione che non in passato ed è influenzata da molti altri fattori. All’orizzonte si vede una crescita solida, ma il moltiplicarsi delle incertezze sottolinea il ruolo del reddito fisso. Il consiglio all’investitore è di tenere posizioni sul debito di alta qualità, preferibilmente sulle scadenze più brevi, come bilanciamento all’esposizione sull’azionario.

ADESSO MEGLIO I BOND DI ALTA QUALITÀ


Anche Thomas Herbert, Head of portfolio management di ETHENEA Independent Investors, suggerisce, per il resto dell’anno, di focalizzarsi sulle emissioni societarie di alta qualità, riducendo le posizioni in titoli high yield. Inoltre, alla luce dei temi politici che stanno influenzando i mercati, l’esperto si dichiara molto preoccupato per la situazione in Italia, che probabilmente peggiorerà ulteriormente prima che le cose si risollevino. “Per questo motivo, nei nostri portafogli stiamo prendendo posizione per beneficiare della risalita dello spread BTP-Bund che ci attendiamo nel secondo semestre 2018” rivela nell’articolo “Obbligazioni, è il momento di puntare sulle emissioni di qualità” Thomas Herbert.

HIGH YIELD, MA GUARDANDO OLTRE IL RATING


Alla luce del contesto di mercato che vede proseguire negli Stati Uniti la normalizzazione monetaria (ovvero un graduale e costante rialzo dei tassi), Brian Kloss, Portfolio Manager and Head of High Yield di Brandywine Global (gruppo Legg Mason), privilegia, nell’ambito high yield, emissioni di qualità spingendosi oltre il rating. “Con ‘qualità’ intendiamo società che presentano un indebitamento gestibile, una protezione degli asset, bilanci solidi, capacità di generare flussi di cassa positivi e caratterizzate da un buon modello di business. Inoltre, la preferenza è alle emissioni di duration più breve (scadenza media dei titoli che determina la sensibilità alle variazioni dei tassi di mercato, ndr) rispetto alle obbligazioni societarie investment grade e ai titoli di stato” illustra nell’articolo “High yield USA: le occasioni da valutare guardando oltre il rating” Brian Kloss. L’esperto è convinto che nei prossimi mesi, a mano mano che il ciclo del credito USA maturerà, un approccio sempre più selettivo sia la soluzione migliore da adottare: una raccomandazione che può valere anche al di fuori dagli Stati Uniti. “È infatti indispensabile prestare la massima attenzione alle dinamiche delle politiche monetarie e della leva lorda sia per i prestiti che per le obbligazioni societarie” sottolinea Brian Kloss. “Consigliamo pertanto di assumere un atteggiamento prudente negli investimenti obbligazionari societari. Suggeriamo in particolare di tenere sotto costante osservazione l’evoluzione delle mosse della Fed e, soprattutto due fattori: il rapporto di copertura del debito e la duration” conclude Brian Kloss.

L’APPEAL DEL DEBITO EMERGENTE


Il Global Fixed Income team di Morgan Stanley Investment Management (MSIM), dal canto suo, è invece convinto che, per riuscire a comprendere l’andamento dei prezzi – e quindi le relative performance – delle diverse asset class nel resto dell’anno, sarà indispensabile la corretta interpretazione delle tendenze macroeconomiche che hanno in gran parte orientato le performance nei primi sei mesi del 2018. Nell’articolo “Obbligazioni, gli elementi a favore dei bond societari e dei mercati emergenti” il team indica le tre tendenze, a cominciare dalla combinazione di alcuni indicatori macroeconomici globali (che segnalano un rallentamento) e i timori di una guerra commerciale. In secondo luogo, le implicazioni della divergenza tra la politica economica e monetaria degli Stati Uniti e il resto del mondo e, per ultimo, la percezione dell’aumento dei rischi nei mercati emergenti da parte degli investitori. In ogni caso, secondo il Global Fixed Income team di MSIM, le implicazioni dell’aumento dei tassi USA sui mercati emergenti dovrebbero risultare meno invasive.

LA SELEZIONE DEI BOND RESTA FONDAMENTALE


D’altra parte, come argomenta nell’articolo “Valute emergenti, il deprezzamento non penalizza tutti i settori” Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management, non solo la correzione delle valute dei mercati emergenti è andata troppo oltre ma il deprezzamento della valuta locale non è necessariamente negativo per le società dei mercati emergenti. Per l’esperto, infatti, molto dipende dal settore. “Pensiamo che sia importante guardare alle aziende seguendo una logica bottom-up. Ad esempio, le passività in valuta estera delle società finanziarie (incluse le banche) sono generalmente abbinate alle attività o coperte, rendendole meno vulnerabili alle fluttuazioni della valuta locale. Altrove, nei settori legati alle materie prime, come petrolio, gas, metalli e miniere, i ricavi sono generalmente in valuta forte” spiega Patrick Zweifel.

LA STRATEGIA PER CONTRASTARE L’INCERTEZZA


Sempre in tema di debito emergente nell’articolo “Protezionismo, un ostacolo per le aziende dei paesi emergenti. Ma non per tutte” Krishan Selva, Client portfolio manager Mercati Emergenti di Columbia Threadneedle Investments, delinea la strategia per contrastare l’incertezza. Consiste nell’allestire un portafoglio scarico di società cicliche e più orientato verso compagnie meno esposte al tema del protezionismo commerciale, ma che al tempo stesso vantino un posizionamento competitivo nell’ambito dei consumi interni. Un esempio sono le aziende che producono latticini e bevande. In ogni caso, Krishan Selva reputa intatti e solidi i fondamentali dei mercati emergenti come sembra peraltro confermato dai buoni risultati di bilancio e patrimoniali sul versante aziendale. “La recente correzione dei mercati dei paesi in via di sviluppo è riconducibile a timori di ordine macroeconomico, il che significa a nostro avviso che ci sono opportunità d’acquisto. Come sempre resterà essenziale selezionare gli investimenti in modo estremamente attivo” conclude l’esperto.
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