Carlo Benetti

I tre criteri che distinguono l’investimento dalla speculazione

L’edizione 2018 dell’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani (Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo) conferma il ritardo degli investitori italiani nelle competenze finanziarie.

2 Agosto 2018 - 8:51

La differenza tra un investimento e la speculazione può essere riassunta in tre punti. In primo luogo, prima di qualsiasi tipo di investimento sono indispensabili accurate analisi e valutazioni. In secondo luogo le prospettive di rendimento devono essere ragionevoli. In terzo luogo, l’investimento non promette a nessuno di arricchirsi velocemente. “Se manca uno di questi tre criteri non si tratta di investimento ma di speculazione” puntualizza Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, nell'Alpha e il Beta del 30 luglio 2018.

LE INSIDIE DELLE EMOZIONI


A tale proposito, l’esperto ricorda che, nell’attività di investimento (e, più in generale nell’educazione finanziaria) non è determinante l’apprendimento di nozioni tecniche (per quanto indispensabili per la formazione e la conoscenza del funzionamento dei mercati) quanto piuttosto essere pienamente consapevoli delle insidie delle nostre emozioni che spesso ci portano a fare scelte di investimento sbagliate e, soprattutto, difficili da risanare.

INDAGINE SUL RISPARMIO 2018


Un prezioso contributo in questo percorso di evoluzione del risparmiatore – investitore giunge dall’edizione 2018 dell’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, curato dal Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo. Uno studio che, al fianco di dati incoraggianti (l’aumento del numero di famiglie con capacità di risparmio e il numero di cittadini italiani che si dichiarano soddisfatti del proprio reddito), conferma il ritardo degli investitori nelle competenze finanziarie.

OBIETTIVI DI LUNGO TERMINE


Per esempio emerge una preoccupante lacuna sulla comprensione degli obiettivi di lungo termine del risparmio. “La maggior parte degli intervistati dichiara che si risparmia ‘perché non si sa mai’. Il risparmio è considerato lo strumento principale per far fronte agli imprevisti ma la logica del ‘non si sa mai’ imprigiona l’investitore a guardare quasi esclusivamente al presente e, inoltre, genera almeno tre paradossi” spiega Carlo Benetti.

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IL RISPARMIO NON È UNA ASSICURAZIONE


Il primo dei quali è la contraddizione di una scelta di questo tipo: il risparmio, infatti, ha l’obiettivo di garantire serenità al risparmiatore nel lungo termine e non quello di fornirgli una sicurezza giorno per giorno (più tipica delle coperture assicurative).

CAMBIO DI REGIME DEI RENDIMENTI


Il secondo paradosso, invece, deriva dal nuovo regime dei rendimenti percepiti come sicuri. Un cambiamento che comporta un certo grado di rinuncia alla sicurezza per puntare a rendimenti più alti in un orizzonte temporale più lungo. In questo ambito i dati dell’indagine sono eloquenti. ”Il 50,4% degli intervistati nel Rapporto dichiara infatti la propria indisponibilità a rischiare, solo il 2,4% si dice ‘molto favorevole’ ad accettare rischio nei propri investimenti, appena 1,4% aspetta oltre dieci anni per giudicare, il 22,5% si attende risultati positivi dopo un anno” specifica Carlo Benetti.

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PORTAFOGLI POCO DIVERSIFICATI


Il terzo paradosso riguarda la contraddizione del desiderio di sicurezza e del fatto che i portafogli sono poco diversificati. In particolare il Rapporto informa che appena il 5,5% dei risparmiatori ha portafogli davvero diversificati (privi cioè di concentrazioni oltre il 10% in ogni singolo strumento di investimento) mentre il 51,6% investe oltre due terzi del proprio risparmio in un solo investimento.

AVVALERSI DI UN ESPERTO DI FIDUCIA


Come scrive Jason Zweig del Wall Street Journal, "la finanza comportamentale non è solo una finestra aperta sul mondo, è soprattutto uno specchio su noi stessi". Ed è indubbio che ci voglia coraggio, e molta determinazione, per guardare dentro di sé e cercare di conoscersi ammettendo che, per quanto nella maggioranza dei casi quando si parla di risparmio, sia necessaria una guida, avvalendosi di un esperto di fiducia. Peccato che non si chiede aiuto se non si sa di aver bisogno di aiuto: infatti solo il 37,6% degli intervistati riconosce di aver bisogno della consulenza professionale.
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