Brexit

Euro, il bene rifugio inaspettato per rispondere a protezionismo e Brexit

Come nel 2017, i fattori macroeconomici potrebbero spingere l’euro verso l’alto con un cambio vicino a quota 1,30 nei confronti del dollaro.

23 Marzo 2018 07:50
financialounge -  Brexit deficit dollaro euro J.P. Morgan Asset Management mercati valutari Morning News obbligazioni protezionismo
financialounge -  Brexit deficit dollaro euro J.P. Morgan Asset Management mercati valutari Morning News obbligazioni protezionismo

Se si analizzano tutti i fattori macroeconomici e fondamentali si può affermare che sia il dollaro USA che l’euro presentano elementi a loro favore. Tuttavia ciò che ha sorpreso il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, come riportato nel Bond Bulletin Settimanale, è la decelerazione nelle ultime settimane dello slancio della moneta unica europea. Un fenomeno che il team suggerisce di non sottovalutare viste le implicazioni che un euro debole comporterebbe sui mercati obbligazionari.

I TIMORI SUI DEFICIT GEMELLI USA


“Se la divisa unica continuasse a mostrare una certa debolezza, potrebbe contribuire a preservare le condizioni finanziarie accomodanti permettendo alla BCE di disporre di più spazio di manovra per alzare i tassi: una situazione che amplierebbe i rischi per le obbligazioni europee” spiega il team che, pur consigliando agli investitori di mantenere sotto osservazione l’evoluzione dei dati che possono influire sulle due divise, ritiene che nel complesso durante l’anno dovrebbero finire con il prevalere i timori sui deficit gemelli americani (di bilancio e della bilancia commerciale) con il risultato di proiettare il tasso di cambio eur/USD verso quota 1,30.

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MA IL DIFFERENZIALE DEI TASSI GIOCA A SFAVORE


Tra i fattori di supporto alla moneta unica europea figura il lieve vantaggio dell’Europa sugli Stati Uniti in termini macroeconomici che potrebbe determinare le condizioni di una sovraperformance dell’euro sul biglietto verde, come già avvenuto nel 2017, quando la moneta unica ha guadagnato oltre il 14% nei confronti della divisa statunitense. D’altra parte, tuttavia, i differenziali di rendimento tra i due mercati potrebbero costituire un fattore stabilizzante del cambio eur/USD, dal momento che i tassi d’interesse sono più alti negli Stati Uniti.

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IL POSIZIONAMENTO DEGLI INVESTITORI


Precisato questo, il team segnala che, negli ultimi mesi, il posizionamento di consensus degli investitori si è spostato a favore dell’euro. “La nostra indagine proprietaria sui posizionamenti mostra che quelli sull’euro sono prossimi ai recenti massimi. Al contrario le posizioni sul biglietto verde sono le più ribassiste tra le valute del G10. In altre parole, è possibile che gli operatori considerino la moneta unica un interessante bene rifugio, alla luce dell’incertezza sulla Brexit e dei segnali di crescente protezionismo negli Stati Uniti” argomenta il team secondo il quale questo potrebbe ostacolare ulteriori apprezzamenti del cambio eur/USD, anche se non si può escludere che lo scarto di posizionamento possa accentuarsi in misura molto maggiore alla luce dei dati storici sulle posizioni rialziste e ribassiste su euro e dollaro USA.
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