BNP Paribas

La Brexit costerà cara, ma alle banche della Unione europea

I grandi gruppi europei non possono fare a meno di Londra, ma restarci potrebbe avere un prezzo salato, avverte il Times.

8 Marzo 2017 09:00
financialounge -  BNP Paribas Brexit Commerzbank Deutsche Bank Regno Unito settore bancario Societé Generale Unicredit Unione europea
financialounge -  BNP Paribas Brexit Commerzbank Deutsche Bank Regno Unito settore bancario Societé Generale Unicredit Unione europea

La Brexit sta creando problemi alle banche inglesi che vogliono continuare a operare nell’Unione europea. Affermazione corretta. Ma, ribaltando la prospettiva, è lecito chiedersi: quanto costerà alle banche europee restare a Londra? Secondo il Times, autorevole ma forse di parte, non poco.

Londra è da sempre considerata una piazza strategica. BNP Paribas, Commerzbank, Societé Generale e Unicredit, tra le altre, hanno scelto la capitale inglese come sede operativa delle proprie banche d’investimento. Multinazionali di primo piano, come Volkswagen e Renault, operano con i rispettivi segmenti finanziari a Londra. Traslocare da un giorno all’altro, seppur all’indomani di un referendum storico, sarebbe complicato.

Non a caso Deutsche Bank, senza attendere l’avvio del negoziato tra il governo May e l’UE, ha già preso contatti con la Banca d’Inghilterra per parlare del suo status post Brexit. Attualmente le oltre 70 grandi banche europee che operano a Londra godono di una regolamentazione non troppo restrittiva, in linea con quella degli altri paesi dell’UE. Con il divorzio tra Londra e Bruxelles, ovviamente, le cose cambieranno e molti hanno già chiesto una nuova “registrazione” come banche extracomunitarie, sulla scorta di quelle svizzere o americane. Una soluzione utile ad anticipare i tempi, ma che comunque costringerebbe a operare in un quadro regolatorio molto più stringente rispetto al periodo “unitario”.

Secondo Paul Sharma, amministratore delegato di Alvarez & Marsal, molto dipenderà da come l’Unione europea e la Gran Bretagna tratteranno le rispettive istituzioni finanziarie. “Penso che il processo potrà essere semplice o difficoltoso – ha detto Sharma al Times – a seconda di come loro vogliano”.

Tuttavia, a fare la differenza sarà il rapporto tra costi e benefici. Se continuare a operare nel mercato britannico diventerà troppo oneroso e difficoltoso, allora qualche banca più piccola (o che non ha business importanti a Londra) potrebbe decidere di lasciare il paese. Un’opzione, però, che le grandi banche non possono neanche contemplare vista l’importanza della piazza londinese. Per loro si tratta solo di capire quanto costerà.
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