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Manifattura italiana, il filo rosso che lega Luxottica e l’Italian Equity Roadshow

19 Gennaio 2017 09:38
financialounge -  Alitalia Borsa Italiana Essilor Italian Equity Roadshow Luxottica settore manifatturiero
financialounge -  Alitalia Borsa Italiana Essilor Italian Equity Roadshow Luxottica settore manifatturiero

La manifattura made in Italy di più elevata qualità è apprezzata in tutto il mondo sia per operazioni di fusione che per investimenti finanziari a lungo termine.


C’è un invisibile filo rosso che lega la notizia della fusione tra Luxottica e Essilor e l’Italian Equity Roadshow organizzato da Borsa Italiana a Londra.


La fusione tra i due colossi mondiali del settore degli occhiali (Luxottica e Essilor) darà vita ad una nuova compagnia con una capitalizzazione di Borsa di 50 miliardi di euro, 15 miliardi di fatturato annuo e oltre 140 mila dipendenti in tutto il mondo.


L’Italian Equity Roadshow è la manifestazione che si è chiusa martedì nella sede del London Stock Exchange e nella quale i manager di 18 società italiane quotate in Piazza Affari di 8 diversi settori (con 60 miliardi di euro di capitalizzazione aggregata) hanno partecipato a oltre 400 incontri con 130 investitori in rappresentanza di 100 case di investimento provenienti dal Regno Unito, Europa, Asia e Nuova Zelanda.


Le imprese (tra le quali figurano A2A, Amplifon, Anima Holding, Astaldi, Autogrill, Brembo, De’ Longhi, EI Towers, Fincantieri, FinecoBank, Generali, Gruppo Editoriale L’Espresso, IGD – SIIQ, Inwit, Italgas, Leonardo, OVS e Reply) operano in settori nei quali l’eccellenza della manifattura italiana è riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo: dai beni di consumo di prima necessità a servizi di consumo, dai finanziari all’healthcare, dagli industriali alla tecnologia, dalle telecom alle utilities.


Ebbene, se la fusione tra Luxottica e Essilor è il “coronamento di un sogno di una vita” come ha avuto modo di commentare Leonardo Del Vecchio (fondatore e proprietario di Luxottica) è altrettanto vero che rappresenta il riconoscimento della qualità, della reputazione e della capacità imprenditoriale del gruppo italiano: nessuna società al mondo leader nel proprio campo (soprattutto una public company come Essilor) accetterebbe di fondersi con il principale concorrente di mercato se non ne riconoscesse le qualità intrinseche complessive.


Allo stesso modo, la vetrina di Londra ha rappresentato, per le 18 imprese italiane, un’eccellente opportunità per valorizzare il made in Italy di più elevato standing: non a caso il grande interesse manifestato dagli investitori della City si è focalizzato proprio sulle aziende che caratterizzano la manifattura italiana e che sono leader nei settori in cui operano.

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