azionariato attivo

Disinvestimento dalle fonti fossili, meglio l’azionariato attivo

23 Febbraio 2015 - 13:10
financialounge - news
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Non tutti gli investitori responsabili si oppongono al disinvestimento dalle fonti fossili: c’è anche chi opta per il mantenimento dell’investimento in un’azienda inquinante, come una compagnia petrolifera, ma cercando di influenzarne il comportamento dall’interno, attraverso l’azionariato attivo, cioè tramite le mozioni nell’assemblea degli azionisti e il dialogo con l’azienda.
È questa la convinzione di Iccr, la coalizione statunitense di fondi religiosi di investimento responsabile che conta 300 investitori (non solo religiosi) per un totale di 100 miliardi di dollari di capitale investito, che qualche settimana fa ha organizzato la sua assemblea invernale nel corso della quale ha assunto questa decisione. Una mossa che si smarca da quella fatta negli ultimi mesi da diversi investitori istituzionali internazionali.
Nel novembre scorso, per esempio, c’è stato un grosso disinvestimento dalle aziende fossili da parte del più grande fondo pensione norvegese, KLP, che gestisce circa 73 miliardi di dollari: il fondo ha infatti annunciato che, per cominciare, abbandonerà tutti gli investimenti in carbone, oltre a stanziare 73 milioni di dollari in più per le rinnovabili che si sommano ai circa 2,7 miliardi già investiti. KLP, ha anche deciso di escludere dal proprio portafoglio le azioni di tutte le società che estraggono carbone e di quelle che producono energia elettrica derivandola in larga parte da impianti a carbone.

Nel corso del 2014 un altro fondo assicurativo norvegese, Storebrand, aveva fatto importanti disinvestimenti dalle fossili, abbandonando le azioni di 10 società. Novità in questo senso potrebbero giungere addirittura dal fondo sovrano del Paese, il Government Pension Fund Global: un gruppo di esperti nominato dal governo sta valutando la questione. Sarà interessante vedere cosa si deciderà, tenendo conto che il fondo sovrano di Oslo, noto anche come Oil Fund, nasce proprio per reinvestire i proventi dell'estrazione di gas e petrolio nazionali ed è il più grande fondo sovrano al mondo, con circa 857 miliardi di dollari gestiti.
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