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Azionario Asia, i perchè di un ottimismo giustificato

19 Febbraio 2015 15:45
financialounge -  crescita economica mercati azionari mercati emergenti petrolio politica monetaria
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Le prospettive sull’Asia, in particolare Cina e India, sono molto positive: i profitti delle imprese della regione dovrebbero crescere in media del 10%-15% quest’anno con molte aziende cinesi e di altri Paesi asiatici che abbandoneranno gradualmente la produzione di merci con margini scarsi per dedicasi a prodotti e servizi più sofisticati.
Sono queste le principali convinzioni di Avo Ora, Senior Investment Manager Pictet-Asian Equities ex-Japan, per il quale i rischi principali per la regione sono legati alle dinamiche dei tassi della Fed (con i riflessi sulla liquidità dei mercati del credito e gli sviluppi nel settore immobiliare) e all’andamento dei prezzi delle materie prime (soprattutto , ma non solo, petrolio), le cui oscillazioni possono impattare sui margini e sui profitti di molti settori. Un ottimismo che prende slancio anche dalla prospettiva di una nuova ondata di riforme economiche.

“L’euforia per le riforme è giustificata, soprattutto se le esse riguardano India e Cina. In India, l’elezione di un primo Ministro che sta dalla parte delle aziende ha rappresentato una svolta per il Paese. Narendra Modi ha già varato una serie di riforme positive, fra cui la revisione della legislazione sul lavoro, la riduzione dei sussidi petroliferi e un’iniziativa di e-governance che dovrebbe rendere la macchina statale più responsabile e reattiva. Anche sul mercato cinese gli investimenti non possono prescindere dal piano di riforme. Un’area di interesse in questo senso è il mercato dei capitali, sinora di difficile accesso per gli investitori esteri in base agli standard internazionali. Ma con lo Shanghai-Hong Kong Stock Connect, che armonizza le operazioni fra questi poli onshore e offshore, le cose stanno iniziando a cambiare. Dal lancio del programma il turnover giornaliero medio delle piazze cinesi si è impennato, e noi stiamo acquistando titoli di società finanziarie destinate a beneficiare dell’internazionalizzazione del mercato della Cina continentale. Il margine di crescita è decisamente ampio, dal momento che la capitalizzazione del listino cinese è insolitamente bassa rispetto al livello dei depositi bancari interni” fa presente Avo Ora per il quale un altro ambito interessato dalle riforme è quello delle aziende statali cinesi: qui il governo sta cercando di aumentare l’efficienza, attrarre investimenti privati e migliorare redditività, rendimenti e corporate governance.

Un tema d’investimento importante è poi quello relativo alle aziende cinesi e di altri Paesi asiatici destinate ad abbandonare gradualmente la produzione di merci con margini scarsi per dedicasi a prodotti e servizi più sofisticati.
“In generale, diversi segnali indicano che questa transizione è già ben avviata. A dire il vero, il trend è iniziato negli anni ‘70, quando in Corea nacque il settore high-tech. Che l’Asia (e in particolare la Cina) punti molto sull’innovazione lo si intuisce facilmente dal numero di domande di brevetto presentate anno dopo anno. Nel 2014, le richieste di brevetto sono cresciute di poco più del 26% in Cina e dell’8,3% in Corea, anni luce dal +5,3% registrato negli USA, per non parlare della flessione dello 0,4% in Europa. Società cinesi come Alibaba e Xiaomi testimoniano la spinta innovativa che muove la Cina e non solo. Alibaba si è affermata rapidamente come numero uno dell’e-commerce a livello mondiale in base al valore lordo della merce” specifica Avo Ora che poi passa a parlare delle previsioni sui profitti aziendali della regione: “Nel 2014 gli utili delle aziende asiatiche hanno registrato buoni progressi (+10% circa). Per quest’anno prevediamo un ulteriore miglioramento, nell’ordine del 10-15%. Questa stima, già positiva su base assoluta, è ancora più significativa se paragonata alle previsioni di crescita degli utili nelle aree avanzate. Le società asiatiche, in gran parte ad alta intensità di energia, trarranno infatti maggiori vantaggi dal crollo di oltre il 50% del prezzo del petrolio rispetto alle aziende di altre regioni. In base alle nostre analisi, un calo del greggio del 25% corrisponde a 0,8 punti percentuali della crescita economica annua dell’Asia. La flessione dei prezzi dell’energia si traduce quindi in un aumento dei margini di profitto e del potere di acquisto dei consumatori. Il costante rialzo del dollaro Usa costituisce un altro elemento favorevole, in quanto aumenta la competitività delle aziende asiatiche su scala globale” argomenta Avo Ora.

Ma quello che conta ancora di più per il gestore è che i corsi azionari ancora non riflettono questi fattori. Contrariamente a quanto si è assistito sulle piazze azionarie di Stati Uniti ed Europa, le borse asiatiche sono rimaste su livelli insolitamente bassi rispetto ai dati storici, sia in base al PBV (rapporto prezzo / patrimonio netto) che in base al PE (rapporto prezzo / utili).
Entrambi i parametri rivelano che l’asset class scambia a circa 0,5 deviazioni standard sotto la media di lungo periodo. Se gli utili accelereranno come previsto, dovrebbero aumentare anche i dividendi azionari. Le società asiatiche godono di una posizione particolarmente favorevole per incrementare le distribuzioni, dal momento che hanno accumulato riserve di liquidità molto ampie in rapporto al patrimonio complessivo e di gran lunga superiori a quelle delle aziende in altre regioni.

Per quanto riguarda invece i rischi che Avo Ora cercherà di evitare o ridurre nel corso dell’anno sono soprattutto di carattere macro e microeconomico.
Sul fronte macroeconomico, il gestore continua a tenere d’occhio la politica monetaria degli Stati Uniti. Un rialzo dei tassi negli USA potrebbe ripercuotersi sui mercati obbligazionari dell’Asia (Indonesia, Thailandia, Filippine), con effetti a catena sulle borse. Detto ciò, il crollo del petrolio dovrebbe compensare parte degli effetti negativi di un inasprimento dei tassi americani.
Lo stato dell’economia cinese è un’altra fonte di preoccupazione. "Sebbene il tasso di crescita attuale ci sembri sostenibile, continuiamo a monitorare la liquidità dei mercati del credito, la politica della banca centrale e gli sviluppi nel settore immobiliare. A livello aziendale, gli utili sono influenzati, in positivo o in negativo, dalle recenti oscillazioni di greggio, commodity, dollaro USA e yen. Stiamo individuando le aree suscettibili di nuove revisioni al ribasso degli utili, come le società petrolifere cinesi e gli esportatori molto esposti al Brasile o alla Russia. Potrebbero essere questi i segmenti da evitare nel breve periodo” conclude Avo Ora.
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