composizione del portafoglio

Le mode passano, lo stile (di gestione) resta

18 Febbraio 2015 - 10:30
financialounge - news
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Sebbene l’esercizio di distinguere in finanza i segnali dai rumori di fondo sia complesso, è comunque possibile, tramite la meticolosa analisi dei dati economici e la coerenza con uno stile di gestione, riuscire ad assumere decisioni di portafoglio anche in contesti complessi come quelli attuali. È quanto rivendica Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di Swiss & Global, nel commento analitico L’Alpha e Beta del 16 febbraio.

“Anche i mercati finanziari sono periodicamente attraversati da mode. I mercati sono sistemi non deterministici dove è costantemente necessario saper riconoscere quali segnali prefigurano dinamiche caotiche e quali sono invece rumori di fondo. Questi ultimi, turbolenze passeggere che non comportano alterazioni dello scenario, possono essere assimilati a mode. La differenza tra segnali e rumori è trattata da Nate Silver nel suo «The Signal and the Noise» (2012), dove denuncia la fragilità, e la fallacia, delle previsioni, la difficoltà di districarsi tra un flusso continuo di informazioni. «Maggiori informazioni, maggiori problemi», scrive lui stesso nell’introduzione” commenta Carlo Benetti. Ma quanto è segnale e quanto «rumore di fondo» o, per dirla più semplicemente, «moda»?

Nella settimana appena trascorsa tre incontri avvenuti in altrettante località distanti migliaia di chilometri si sono quasi sovrapposti in una specie di gioco di specchi, almeno due di essi sono stati seguiti con pari apprensione, in particolare in Europa. La tregua di Minsk e la tregua di Bruxelles hanno disinnescato le cariche potenzialmente devastanti delle crisi ucraina e greca, non sono state individuate soluzioni negoziali praticabili ma per lo meno è stato guadagnato tempo. “Nessuno vuole far precipitare la situazione sul fronte orientale, nessuno vuole davvero la Grecia fuori dall’euro. Parimenti, nessuno vuole perdere la faccia ed ecco che il tempo si conferma la commodity più importante, allontana il fallimento, rimanda a nuovi tentativi per trovare vie di uscita. Il terzo incontro della settimana si è tenuto a Istanbul, dove i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi del G20 hanno discusso principalmente di Europa e Grecia e, marginalmente, di crescita e stabilità finanziaria globali. Nessuna novità, come da copione. È stato ribadito il ruolo cruciale delle politiche monetarie accomodanti e sono stati formulati auspici di successo nelle negoziazioni sul debito greco. L’unica notizia forse è stato l’adeguamento al ribasso delle stime di crescita globale del Fondo Monetario Internazionale” specifica Carlo Benetti che poi però si chiede se la preferenza ai listini europei, condivisa da quasi tutti, rischia di essere a sua volta una moda.

“Le statistiche cominciano a registrare gli effetti dell’euro debole e del prezzo del petrolio che i listini, che si nutrono di aspettative, avevano già avvertito. Le incertezze sull’esito della questione greca non si sono estese agli altri mercati, i differenziali di rendimento non registrano tensioni. Semmai i timori sulla crescita avevano dato origine già nel 2014 ad una rotazione settoriale che ha penalizzato i settori finanziario e ciclico a favore di titoli difensivi, ma nel complesso i listini europei sono cresciuti di oltre il 9% da inizio anno, meglio del listino americano che pure ha registrato nuovi record. I rendimenti negativi nelle scadenze brevi, per cui i detentori di capitale sono disposti a pagare i debitori per il privilegio di prestare loro soldi, costituiscono un fenomeno bizzarro che non può durare” puntualizza Carlo Benetti per il quale, in attesa che gli effetti degli oltre mille miliardi promessi dalla BCE arrivino all’economia reale, a far festa saranno i mercati finanziari, perlomeno quelli azionari.

“La preferenza alle azioni europee acquista un significato più complesso, fondato su considerazioni economiche e sui fondamentali delle società. La progressiva riduzione del premio al rischio e rendimenti obbligazionari che si risolleveranno dall’attuale sopravalutazione dovrebbero tornare a favorire i settori finanziario e ciclico, i listini adegueranno gradualmente le valutazioni in fase con le condizioni dell’attività economica” spiega Carlo Benetti per il quale non si sa cosa accadrà nelle prossime settimane sebbene sia auspicabile che i negoziati su Ucraina e Grecia abbiano un esito positivo: si può, in ogni caso, fare in modo che la scelta relativa delle azioni sia fondata sui solidi presupposti dell’analisi economica.
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