grecia

L'appeal degli high yield si é ormai sbiadito

28 Gennaio 2015 - 13:15
financialounge - news
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“Draghi la scorsa settimana ha fatto il massimo che gli era consentito: la mutualizzazione di debiti (ex) sovrani è un atto squisitamente politico in quanto sono i governi che devono trovare il coraggio e la determinazione necessari a superare finalmente l’emiplegia di una Unione dotata di una salda politica monetaria e priva di una coerente concertazione fiscale” puntualizza Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di Swiss & Global, nel commento analitico "L’Alpha e Beta" del 26 gennaio per il quale la necessitata negazione dell’idea di Europa unita, almeno per l’80% rimandata alla responsabilità delle leadership politiche, non cambia gli effetti finanziari dell’azione in ogni caso coraggiosa di Draghi, creazione di base monetaria per favorire dinamiche inflazionistiche e tenere basso il valore dell’euro a vantaggio delle esportazioni.

D’altra parte, la divergenza monetaria tra le due sponde dell’Atlantico genera conseguenze per i portafogli di investimento. Il nuovo mondo policentrico è diventato un mondo asincrono, è fenomeno nuovo la così evidente divergenza economica tra le diverse aree del mondo. L’assenza, o la debolezza, del credito ha fatto emergere le differenze strutturali e le economie procedono, o arrancano, contando solo sulle proprie forze cioè sui propri diversi gradienti di produttività e competitività.
“Se ad esempio la Polonia cresce a tassi superiori al 3%, è anche perché in questi anni è riuscita a compiere un autentico deleveraging. Sentiero virtuoso imboccato da altri paesi dell’Europa dell’Est nei quali produttività e competitività diventano decisive per un’area che ha la gran parte dell’interscambio commerciale con l’Unione Europea dall’euro debole” fa presente Carlo Benetti.
In queste marcate divergenze globali, alcune banche centrali stanno pensando a come e in quale misura alzare i tassi di riferimento, altre continuano a fare i conti con ripresa lenta e rischi di deflazione. La divergenza dei tassi di riferimento comporta divergenza nei tassi reali, vero e definitivo obiettivo dell’investitore obbligazionario.

“La banca della Nuova Zelanda è stata tra le prime ad aumentare i tassi nel marzo 2014 ed i rendimenti reali sono attorno al 2,5%, opportunità analoghe nei tassi reali di Brasile, Colombia, Messico” ricorda Carlo Benetti. Diverso il caso delle obbligazioni governative europee, decisamente sopravvalutate con rendimenti nominali nella parte a breve della curva in territorio negativo: non è un caso che le scadenze oggetto del piano QE della Banca Centrale Europea siano dai due anni in avanti.
“Si tratta di una situazione straordinaria, non sostenibile nel lungo periodo. La ricerca di rendimento reale unita alle eccezionali condizioni monetarie hanno a lungo favorito le obbligazioni ad elevato rendimento (high yield) ma il loro appeal è andato lentamente sbiadendosi: in questa fase del ciclo economico il loro profilo rischio/rendimento è meno favorevole e saranno sempre più rischiose e meno remunerative” sostiene Carlo Benetti che, passando alle elezioni politiche di Atene, ritiene il risultato greco del 25 gennaio una nuova chiamata alla responsabilità e costringe le leadership europee a ripensare gli equilibri tra istanze nazionali e interessi condivisi, a riportare tra le priorità dell’agenda politica il progetto europeo.

Dal punto di vista dei mercati, l’affermazione di Syriza potrebbe avere, per Carlo Benetti, un effetto contagio in altri paesi europei, favorendo i consensi alle soluzioni anti austerità e, per semplificata associazione mentale, anti europee, facendo nuovamente salire i rischi di una crisi in Europa in uno scenario analogo a quello del 2011 e 2012. “Ne sapremo di più nei prossimi giorni, quando la sintassi elettorale verrà rimpiazzata da quella governativa e solo il necessitato realismo delle opzioni percorribili consentirà una piena valutazione del risultato e degli effetti sull’Unione Europea. È comunque probabile un accentuato periodo di volatilità almeno fino a febbraio e marzo, scadenze negoziate dal precedente governo che diventano le prime urgenze del nuovo esecutivo di Tsipras. Il risultato delle elezioni greche conferma anche un dato di fatto incontrovertibile: i vincoli comunitari e la moneta unica entrano nelle competizioni elettorali dei singoli stati e, parimenti, gli esiti delle elezioni politiche superano i confini nazionali, i debiti sono sempre meno sovrani e le loro dinamiche virtuose o dissolute hanno ripercussioni sull’intera Unione. L’immediata conseguenza politica dovrebbe essere riconoscere che anche i loro risanamenti andrebbero affrontati in una dimensione comunitaria” conclude Carlo Benetti.
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