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Azioni, più ciclici USA ed emergenti asiatici

10 Dicembre 2014 - 13:10
financialounge - news
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Un dollaro più forte del dollaro, diffidenza sulle obbligazioni a breve termine degli Stati Uniti, e una preferenza per i titoli ciclici degli Stati Uniti e per i mercati emergenti in Asia.

Sono questi i suggerimenti di portafoglio di Russ Koesterich, Strategist Global Chief Investment di BlackRock, riportati nel suo commento settimanale ai mercati dell’8 dicembre. Raccomandazioni frutto soprattutto della significativa divergenza evidenziata all'interno dell'economia globale, dove l'economia statunitense mostra vigore a fronte di crescite anemiche o inferiori alle aspettative nelle altre parti del mondo.

“I dati economici della scorsa settimana hanno confermato che l'economia americana continuerà a crescere superando la maggior parte delle altre economie del mondo sviluppato. Sia l’indice ISM manifatturiero che quello dei servizi di novembre sono risultati ben superiori alle aspettative” afferma Russ Koesterich per il quale, ancora più importante, sarà il report sull'occupazione di novembre, pubblicato venerdi scorso, che ha visto una nuova ondata di posti di lavoro (321.000), il più grande aumento mensile dal 2012. La media mobile a tre mesi è ora a quasi 280.000, quasi il doppio del livello di inizio anno. Non sorprende che, a fronte di questo flusso costante di dati positivi, ci sia un impatto sulle performance dei diversi segmenti di mercato.

All'interno di reddito fisso, le obbligazioni a breve termine stanno cominciando ad essere sotto pressione: la scorsa settimana, il rendimento sul biennale del Tesoro degli Stati Uniti è salito a oltre 0,60%, il livello più alto a partire dalla primavera del 2011. In ambito azionario, invece, la crescita economica USA più forte sta cominciando a tradursi in una migliore performance relativa per titoli più ciclici. Nell'ultimo mese, il Dow Jones Transportation Index, che è anche un settore che ha largamente beneficiato del crollo dei prezzi del petrolio, ha guadagnato quasi il 4%, mentre il Philadelphia Semiconductor Index ha registrato un rialzo intorno all'8%.

Tuttavia, mentre l'economia statunitense sta accelerando, le altre economie continuano a soffrire. Un trend che è emerso con evidenza la scorsa settimana in un sondaggio deludente sulla produzione in Cina e un calo del Purchasing Managers Index (PMI) della Germania che mostra una contrazione del settore manifatturiero.
“La crescita debole nelle altre parti del mondo sta avendo l'impatto prevedibile di sostegno al dollaro. La scorsa settimana il dollaro è sceso sotto 1,23 contro l'euro, il livello più basso dal 2012: una tendenza, quella del biglietto verde forte, che prevediamo possa continuare nel 2015” fa presente Russ Koesterich. La divergenza della crescita è un fenomeno che riguarda anche i paesi emergenti, con le performance dei singoli stati in gran parte determinate da due temi: le azioni delle banche centrali e la sensibilità ai prezzi dell'energia.

“Ad esempio, i titoli azionari cinesi continuano a salire nonostante o, forse a causa dei dati economici deboli. Molti investitori si aspettano infatti un ulteriore stimolo dalla Banca popolare di Cina un trend di fondo che ha spinto le azioni cinesi in su di circa il 10% la scorsa settimana ad un nuovo massimo di tre anni” specifica Russ Koesterich che subito dopo fa notare come altrove, la situazione sia invece molto diversa: “Dopo una breve rimbalzo alla rielezione del presidente Dilma Rouseff che avrebbe dovuto allestire una squadra economica di governo più favorevole al mercato, le azioni brasiliane sono ancora una volta cadute in basso non appena la banca centrale brasiliana ha inaspettatamente alzato i tassi a breve termine. Nel frattempo, l'economia e la moneta della Russia continuano ad arretrare: il rublo, per esempio, è crollato di circa il 40% da inizio anno per la combinazione negativa delle sanzioni economiche, della forte correzione dei prezzi del petrolio della cattiva gestione economica generale del paese".

Per lo strategist, la conclusione è semplice, ed è la stessa delle settimane precedenti: i mercati emergenti in Asia, grazie alle politiche di denaro accomodanti di cui beneficiano e al prezzo del petrolio più basso, rappresentano una buona opportunità di investimento.
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