Europa

Le mosse della BCE aprono interessanti opportunità

21 Novembre 2014 11:15

financialounge -  Europa Morgan Stanley politica monetaria
are quanto si è verificato negli USA, può permettere di riconoscere in Europa interessanti opportunità di investimento derivanti dalle politiche monetarie. Ne è convinto Jim Caron, Managing Director Morgan Stanley Investment Management, secondo il quale la BCE può in definitiva avere successo e, inoltre, riuscire a reflazionare i prezzi degli attivi nel suo processo.

“Il mercato dovrebbe interpretare i piani di sostegno agli attivi della BCE nel contesto della sequenza nelle politiche monetarie, nel senso che reputiamo che la sua decisione di acquistare ABS e obbligazioni garantite sia la prima di molte forme di agevolazione creditizia e modalità creative volte a sostenere detto piano nelle prossime settimane. Una volta che sarà stata confermata la politica della banca centrale di acquistare attivi come mezzo di sostegno, non vi sarà più alcuna possibilità di fare marcia indietro” sottolinea Jim Caron. Il manager reputa che, nel lungo periodo, l’azione dell’Eurotower è importante poiché espande gli strumenti volti a sostenere l’economia dell’area euro con un allentamento delle condizioni finanziarie attraverso il canale creditizio, e non si limita unicamente a fornire un sostegno attraverso il canale dei tassi di interesse.

“Gli acquisti di attività hanno un effetto che si estende oltre l’espansione dello stato patrimoniale della BCE, indebolendo l’euro e aumentando le aspettative di inflazione. Acquistando ABS si ha sia l’effetto di dirigere il credito verso l’economia reale e si ottiene anche il trasferimento del rischio dal settore bancario al settore non bancario” fa presente Jim Caron che, in un’ottica d’investimento, vede questa come una opportunità per aggiungere un rischio non correlato ai portafogli e aggiungere alfa. Per il manager tale obiettivo può essere realizzato dagli investitori individuando opportunità di acquisto di attività nell’area euro che possono beneficiare di politiche creditizie più distese da parte della BCE e sottopesando gli investimenti che potrebbero essere soggetti ad una pressione a causa della conclusione da parte della Fed del proprio programma di acquisto di attività e delle attese d’inversione del ciclo della politica dei tassi di interesse verso l’aumento dei tassi: gli investitori possono pertanto, in maniera efficace, trarre beneficio dalla divergenza delle politiche monetarie.

Per Jim Caron gli investitori in titoli fixed income europei possono infatti imparare molto dalla sequenza di operazioni di sostegno post crisi attuate negli USA. Quando gli Stati Uniti sono stati colpiti dalla crisi bancaria, la sequenza di risposte politiche è stata la seguente:

1) ricapitalizzazione delle banche (TARP)1;
2) riduzione dell’indebitamento delle banche trasferendo il rischio, principalmente delle attività preesistenti, dal settore bancario al settore non bancario (es., TALF, PPIP e molti altri), che ha avuto l’effetto di creare una nuova capacità di prestito delle banche;
3) reflazione dei prezzi delle attività (QE1, QE2 e QE3) e incentivo alle banche a stipulare nuovi prestiti per dirigere il credito verso l’economia reale.

“Pur trattandosi, chiaramente, di una versione sintetica degli eventi occorsi negli USA, reputiamo che l’Europa possa seguire il medesimo copione, pur tenendo conto delle numerose differenze tra gli USA e l’Unione europea. In ogni caso, ci conforta il fatto che i governi europei e la BCE abbiano già compiuto il primo passo decisivo di fornire capitali a basso costo alle banche per sostenere i requisiti patrimoniali” puntualizza Jim Caron che, inoltre, ricorda come si stia già discutendo le modalità di attuare i successivi due passi, sostenendo un trasferimento di rischio delle attività al settore non bancario (cioè la comunità degli investitori) e dirigendo il credito verso l’economia reale.

È qui, in particolare, che Jim Caron individua opportunità di investimento. Ora che la BCE diventerà l’autorità di vigilanza delle banche dell’area euro, potrà catalizzare il processo di trasferimento del rischio dal settore bancario al settore non bancario. Una parte di questo trasferimento del rischio comprende le banche europee che vendono aggregati di mutui, o ABS, dai loro stati patrimoniali alla comunità degli investitori non bancari. Questo crea effettivamente negli stati patrimoniali bancari uno spazio tale da avere un’ulteriore capacità di prestito per sostenere il finanziamento dell’attività economica.

In altre parole, spostando il processo di trasferimento del rischio si indirizza il credito verso l’economia reale, un obiettivo della politica a lungo tenuta dalla BCE per sostenere la vasta economia dell’area euro. Per Jim Caron però gli investitori dovrebbero cercare di avere pazienza in questo momento di transizione: interessanti opportunità si presenteranno a mano a mano che il programma della BCE si radicherà e che i governi UE ne svilupperanno la legislazione favorevole.

“Attualmente, le condizioni in Europa non sono così negative come quelle riscontrate negli USA quando sono stati attuati i programmi di sostegno al mercato. I mercati stanno operando attivamente e le banche sono inondate di liquidità. Ciò nonostante, il successo tratto dall’aver fatto leva sui programmi messi in atto dalla Fed negli ultimi anni è una lezione che la BCE non trascura” specifica Jim Caron che poi conclude: “È rassicurante che intorno alle garanzie di tranche mezzanine di ABS siano iniziate delle discussioni che potranno essere presentate al Consiglio europeo durante l’incontro di dicembre. Ciò aumenta il potere di acquisto potenziale della BCE per gli ABS poiché hanno già dichiarato che acquisteranno solo tranche garantite di ABS nell’ambito del loro programma di acquisto. Le banche ne beneficiano parimenti perché il deconsolidamento dello stato patrimoniale della banca è potenziato dai vantaggi patrimoniali dell’emissione di ABS se è in grado di vendere le tranche più a rischio dell’operazione. Il vantaggio per l’area euro proviene dalla vendita da parte delle banche degli aggregati di prestiti esistenti dai propri stati patrimoniali come mezzo di creazione di capacità di prestito per effettuare nuovi prestiti e dirigere il credito verso l’economia reale”.

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