BTP

Il total return ad hoc per il risparmiatore conservativo

22 Ottobre 2014 - 9:35
financialounge - news
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Solo 24 mesi fa, nell’ottobre 2012, il tasso di interesse del btp a due anni era al 2,50% e quello del titolo decennale al 5,09% mentre oggi sono, rispettivamente, pari allo 0,76% e al 2,55%. In pratica, chi acquista un titolo del debito italiano scadenza 2016 non si assicura nemmeno un tasso reale (cioè al netto dell’inflazione) positivo.

Basta questa semplice riflessione a spiegare la spasmodica ricerca di rendimento degli investitori italiani che hanno dovuto abbandonare la comoda logica del “cassettista” per puntare sui bond e sui fondi non governativi. Il problema è che la riduzione dei rendimenti è un fenomeno che riguarda anche i titoli del credito, i bond societari investment grade (a parte alcune emissioni nel segmento dei finanziari), e persino quelli high yield (dove sono poche le opportunità capaci di offrire ritorni davvero interessanti). All’investitore non resta che puntare sulle obbligazioni bancarie, in particolare quelle subordinate, sulla possibile ulteriore rivalutazione del dollaro e sulle strategie capaci di prendere profitto in funzione delle prime strette monetarie nel mercato USA.
Investimenti, tuttavia, non sempre accessibili al pubblico retail e che, in ogni caso, richiedono elevate competenze (soprattutto nella selezione dei titoli e nel timing di acquisto e di vendita) e di molto tempo da dedicare allo studio dei mercati e alle operazioni di compravendita. Non solo.

Anche le soluzioni valide fino a pochi anni fa non risolvono più di tanto il problema. Investire in un buon fondo obbligazionario tradizionale (governativo, corporate bond, o high yield) permette di puntare a un rendimento leggermente superiore a quello del mercato sottostante grazie alla gestione attiva di portafoglio ma con performance finali che non potranno comunque essere generose come negli ultimi anni. Sottoscrivere invece un fondo azionario, accettando un maggiore profilo di rischio, non soltanto espone ai saliscendi delle Borse ma deve essere attentamente soppesato in quanto gli indici di Borsa stazionano in prossimità dei loro massimi storici.

Come cercare reddito?
Una soluzione efficace è rappresentata dal Total Return, un fondo cioè capace di esprimere scelte di portafoglio flessibili, libere quindi da benchmark (altrimenti il rendimento finale, dato dal beta di mercato e dal plus della gestione attiva, rischierebbe di essere comunque ridotto) e basati sulle conoscenze e sulle competenze del team di gestione. Quindi un fondo che realizzi l’alpha (cioè l’extra rendimento rispetto alla media di mercato) tramite un’attenta selezione dinamica delle diverse asset class, una valutazione dei singoli titoli da inserire in portafoglio e da vendere una volta raggiunto il prezzo obiettivo, una capacità di adottare un approccio relative value, l’opportunità di cogliere occasioni anche in campo valutario: il tutto, comunque, rispettando un rigoroso controllo della volatilità al fine di assicurare che il rapporto rischio / rendimento sia mantenuto costantemente efficiente.

Tuttavia, non tutte le strategie Total Return sono uguali. Sul mercato, infatti, molti asset manager propongono fondi con approcci sottostanti orientati al total return ma che poi hanno comportamenti anche molto divergenti tra loro. Il team di gestione dell’Invesco Global Total Return (GTR) Bond Fund, per esempio, ritiene che in questa fase, caratterizzata da un rischio ricompensato solo dai titoli a breve/medio termine, sia consigliata una duration breve di portafoglio (cioè una scarsa sensibilità al rialzo dei tassi di interesse) e un’ampia disponibilità di liquidità per essere pronti a cogliere nuove opportunità di rendimento non appena si presentino le giuste occasioni sul mercato.

Un altro aspetto molto importante è la componente valutaria di portafoglio che deve essere utilizzata in modo calibrato per garantire una fonte di reddito aggiuntivo senza esporre eccessivamente il fondo al rischio del tasso di cambio. Inoltre l’approccio total return di Invesco è caratterizzato da un più significativo ricorso al bottom up (selezione metodica dei titoli da mettere in portafoglio) e da una più meticolosa verifica dei rischi. Una caratteristica quest’ultima che, soprattutto in questo contesto di mercato, è particolarmente gradita dai risparmiatori obbligazionari che non tollerano perdite di capitale e che, insieme alle altre peculiarità del comparto viste sopra, fanno dell'Invesco Global Total Return (GTR) Bond Fund un punto di riferimento solido ed affidabile per i risparmiatori italiani, tipicamente conservativi, che puntano prevalentemente sulle obbligazioni.
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