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Giappone ed emerging markets le prime scelte

4 Giugno 2014 - 13:13
financialounge - news
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In un contesto limitato dal punto di vista delle opportunità d’investimento, gli investitori devono cercare di trovare reale valore aggiunto con un approccio prudente.

All'interno del mercato azionario, il Giappone e i mercati emergenti offrono questo tipo di valore e, per la stessa ragione, le azioni sono da preferire alle obbligazioni.
Sono le più importanti conclusioni cui giunge Russ Koesterich, Global Chief Investment Strategist di BlackRock nel commento settimanale ai mercati del 2 giugno.
Ecco, nel dettaglio, il suo ragionamento articolato.

“In generale, sia i titoli azionari che quelli obbligazionari stanno diventando costosi. Ma ai livelli attuali le obbligazioni tradizionali, in particolare, offrono poco valore. Non ci aspettiamo un grande sell-off (vendita massiccia di titoli sul mercato) in obbligazioni, capaci di far rialzare bruscamente i tassi ma, nel complesso, continuiamo a privilegiare le azioni rispetto alle obbligazioni, sebbene le Borse continuino a muoversi verso nuovi massimi” riferisce Russ Koesterich.

I mercati obbligazionari, tuttavia, continuano a sfidare le aspettative e l'appetito degli investitori per le obbligazioni resta immutato nonostante i report dei media suggeriscano atteggiamenti contrari.
Infatti, la scorsa settimana è stato registrato un flusso di 6,3 miliardi dollari in fondi obbligazionari degli Stati Uniti, con 1,2 miliardi dollari in etp a reddito fisso.

Anche se i dati economici continuano ad essere misti, ad esempio la scorsa settimana l'economia statunitense si è contratta dell'1% nel primo trimestre contro una stima iniziale del 0,5%, la crescita della domanda di bond e il conseguente calo dei rendimenti sembrano essere guidati da fattori tecnici piuttosto che da una seria ripresa dell'economia.
Forse ancora più importante è che l'acquisto di obbligazioni sembra essere particolarmente forte da parte degli investitori istituzionali: molti piani pensionistici americani adottano il cosiddetto "de -risk" (cioè vendere azioni e comprare bond).

Inoltre, le banche commerciali degli Stati Uniti stanno aumentando i titoli obbligazionari in portafoglio. Nel primo trimestre dell'anno, le partecipazioni in titoli del Tesoro USA da parte delle banche sono aumentati del 23 %, la più grande variazione da quando è scoppiata la crisi finanziaria. Inoltre, mentre il calo dei rendimenti è stato drammatico e inaspettato, ci sono due avvertenze da fare.

In primo luogo, il rally dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti sta avvenendo in un contesto di volumi di scambi ridotti, il che aiuta a spingere verso l'alto i prezzi.
In secondo luogo, la domanda degli investitori comincia ad essere moderata: le aste della scorsa settimana dei buoni del Tesoro biennali e quinquennali sono stati caratterizzati da una domanda mediocre.

“Ci aspettiamo che i tassi d’interesse possano salire moderatamente nella seconda metà dell'anno ma non prevediamo nessun drammatico rialzo dei tassi. Tuttavia, anche un piccolo aumento dei tassi metterebbe a rischio i possessori di bond: a questi prezzi riteniamo che le obbligazioni tradizionali, in particolare quelle del Tesoro, non offrano un valore sufficiente a compensare gli investitori per tali rischi” sottolinea Russ Koesterich.

Piuttosto che inseguire rendimenti ancora più bassi (capaci di far registrare un extra rendimento in conto capitale), Russ Koesterich continua a privilegiare l’equity.
Detto questo, gli investitori devono essere consapevoli che i mercati azionari sono sempre più costosi: il rally delle Borse spinge le valutazioni verso l'estremità superiore della gamma storica degli indici.
Le valutazioni sia per l' S&P500 Index che per l’MSCI World ex –USA risultano ora sui massimi degli ultimi quattro anni: l’equity sta cominciando ad essere costoso in senso assoluto sebbene resti relativamente più conveniente rispetto alle obbligazioni.

“Ci sono due grandi eccezioni a tutto questo: il Giappone e i mercati emergenti (EMS). Tra i principali mercati sviluppati, il Giappone è di gran lunga il più economico. Attualmente, le azioni di Tokyo sono scambiate a valore di libro appena 1,17, con uno sconto del 56% rispetto all’equity Usa e uno sconto del 43 % nei confronti del’indice generale dei mercati sviluppati. E’ vero che l’equity giapponese scambia in Borsa su valori di norma minori, a causa della relativamente bassa redditività delle proprie imprese, ma lo sconto attuale sembra eccessivo” puntualizza Russ Koesterich, che poi conclude: “Anche gli emerging markets trattano a prezzi ragionevoli, ed evidenziano uno sconto rispetto alle loro medie post-crisi e di lungo termine. Sebbene non siano particolarmente economiche su base assoluta, le azioni dei mercati emergenti sembrano ancora poco costose rispetto alle omologhe dei mercati sviluppati”.
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