BCE

Borse europee: un ottimo punto di partenza

di Bernard Aybran 12 Luglio 2013 - 18:00
financialounge - news
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I mercati azionari tendono a considerare prioritarie le prospettive degli utili societari piuttosto che l'andamento del PIL. E, per quanto possa sembrare paradossale, i titoli azionari europei potrebbero essere un'opportunità da cogliere, proprio nell'attuale fase storica grazie alle valutazioni aziendali che sono quelle che contano quando si tratta di prendere decisioni d'investimento.

Senza dubbio, i dati economici dell'Eurozona appaiono piuttosto scoraggianti. Tuttavia, diversamente da quanto accade negli Stati Uniti, non c'è nessuna exit strategy in agenda: è infatti probabile che la BCE manterrà livelli elevati di liquidità nel sistema, mentre la Federal Reserve ha già avvisato i mercati che le iniezioni di liquidità presto o tardi finiranno. E un atteggiamento accomodante da parte della Banca Centrale è, in genere, un toccasana per i mercati finanziari.

Ma in Europa non è soltanto la situazione economica a favorire i titoli azionari. Chi investe in azioni europee acquista una porzione degli utili prodotti dalle società quotate nelle piazze europee. Il paese di quotazione di un titolo non è molto indicativo del luogo in cui la società emittente conclude le sue vendite e genera utili: non va dimenticato che molte imprese ammesse ai listini in Europa sono annoverate tra i più grandi esportatori mondiali.

Tornando alla congiuntura depressiva imperante in Europa, una conseguenza positiva è che le aspettative sono piuttosto modeste. Secondo le stime, gli utili corporate globali dovrebbero crescere del 17,9% nel 2013, mentre le previsioni per quelli europei si fermano ad appena il 5,3% Inoltre, questo dato presuppone una crescita del fatturato nell'ordine dell'1% nel 2013. Con aspettative così ragionevoli sul fronte degli utili, il rapporto P/E si attesta a 12,1x per il 2013 e 10,8x per il 2014. Questi valori reggono molto bene il confronto con le società quotate negli Stati Uniti, dove gli scambi sono previsti rispettivamente a 14,3x e 12,9x.

Certo, i titoli azionari europei sono trattati con uno sconto strutturale rispetto alle controparti statunitensi e per alcuni buoni motivi: gli Stati Uniti sono un mercato più liquido, hanno una diversa ripartizione settoriale, una base di investitori più stabile e un appeal da "investimento sicuro". Detto questo, ci sono tuttavia altri fattori da considerare.

Lo sconto attuale è ai massimi degli ultimi 40 anni: la deviazione estrema a cui stiamo assistendo rende più probabile un ritorno verso la media. Ma c’è di più: occorre considerare anche il fattore di rendimento. Sebbene i titoli azionari generino un reddito "variabile", rispetto a quello fisso di un'obbligazione, il loro attuale dividendo si attesta poco al di sotto del 4% (in base ai dati del 14 giugno scorso). Si tratta di un rendimento decisamente più elevato rispetto ad altri mercati azionari (1,8% per il Topix giapponese, 2,3% per l'indice S&P 500 americano e 3,2% per i mercati emergenti) e persino competitivo rispetto a molti strumenti "sicuri" a reddito fisso.

In tutti i casi, quello che ci interessa sono gli investimenti di lungo corso e i mercati azionari europei hanno molto di più da offrire che semplici opportunità a breve termine. Quando il sentiment degli investitori raggiunge livelli estremi e non accenna a cambiare per un lungo periodo di tempo, quando gli investitori ignorano per anni l'esistenza di valutazioni interessanti, ad un certo punto il profilo di rischio/rendimento diventa particolarmente allettante.

È pur vero che i flussi restano molto vulnerabili a qualsiasi effetto primario negativo: se le tensioni tornano a funestare il sistema finanziario dell'Eurozona, i mercati azionari ne subiranno le conseguenze. Ma finora questa minaccia è stata scongiurata con l'impegno della BCE a fare "tutto il necessario" per garantire la sopravvivenza dell'euro. Soprattutto a causa di timori a livello macroeconomico, i titoli azionari europei soffrono ormai da tempo di basse valutazioni. E, pur non essendovi alcuna garanzia che i prezzi saliranno, proprio le basse valutazioni sono un ottimo punto di partenza per un investimento.
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