Borse, l’importanza di scegliere il settore giusto

Che non sia stato un inizio d’anno facile per le Borse lo sanno tutti. E che non sia bastato neppure il robusto recupero dai minimi di metà marzo a riportare il saldo degli indici azionari in territorio positivo è altrettanto risaputo. Ma forse quello che non tutti hanno ben presente è l’ampia divergenza che è stata registrata dai diversi settori di Borsa.

Prendiamo l’MSCI world, il paniere dei 5.000 mila titoli rappresentativi delle principali borse mondiali che dal primo gennaio al 9 maggio scorso segna un -5,8%. Ebbene l’MSCI automotive è a -18,5%, l’MSCI banche a -15,6%, l’MSCI compagnie aeree a -15,5%, l’MSCI biotech a -11,5%, l’MSCI assicurazioni a -10,1%, l’MSCI tecnologia a -8,7% e l’MSCI beni di consumo discrezionali a -6,9%. Per contro, l’MSCI metalli e miniere ha messo a segno un rialzo del 17,6%, l’MSCI trasporti un +2,7%, l’MSCI utilities un +2%, l’MSCI energia un +1,7%, l’MSCI materiali di base un +0,7% e l’MSCI alimentari e tabacco un +0,4%.

È del tutto evidente che a un bravo gestore attivo azionario globale internazionale è bastato aumentare il peso di uno dei settori positivi a discapito dei settori che hanno registrato le peggiori performance per realizzare extra rendimenti rispetto al benchmark e viceversa. D’altra parte l’accurata selezione dei settori vale in tutti i mercati azionari anche e soprattutto i quelli meno conosciuti e meno coperti dagli analisti finanziari. Come per esempio quello cinese.

“Ad oggi, ci concentriamo sui settori dei consumi discrezionali, dell’healthcare e della tecnologia, non dimenticando come i primi due settori erano stati tra i peggiori da inizio 2016” rivela Jian Shi Cortesi, gestore del fondo Julius Baer Multistock China Evolution di GAM che poi spiega: “Si tratta di settori che, dal nostro punto di vista, continueranno a offrire buone opportunità di investimento anche grazie al perdurante trend di espansione dell’e-commerce e del mobile gaming, alla ripresa del mercato dei liquori cinesi, alla domanda crescente di auto elettriche e al percorso di crescita strutturale nel ramo delle assicurazioni, dell’istruzione e dei viaggi. E alla luce di tali considerazioni, abbiamo sfruttato il sell-off (vendita sul mercato di titoli senza limitazione di prezzo e di quantità) del primo trimestre per aggiungere in portafoglio alcuni titoli che ci sembravano molto sottovalutati”.

Il fondo Julius Baer Multistock China Evolution ha un’esposizione di circa il 60% su titoli quotati a Hong Kong, il 30% in ADR quotati sulla borsa statunitense e il restante 10% su società attive nei settori dei consumi e dell’healthcare sul mercato azionario di classe A in Cina, segmento laddove viene adottato un approccio estremamente selettivo. Un fattore che lascia scettico Jian Shi Cortesi riguarda invece il segmento delle materie prime.

“Nonostante l’impegno del governo a eliminare 100 milioni di tonnellate di portata di produzione di acciaio, questo rappresenta solo il 10% di riduzione nella portata complessiva durante i prossimi 5 anni. Ci chiediamo se è veramente sufficiente per andare incontro alle necessità dell’industria: dal punto di vista delle riforme, sembra che la Cina stia venendo un po’ meno alle aspettative degli investitori” sottolinea il manager.




FinanciaLounge
12 Maggio 2016
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