La corsa anomala dei prezzi dei bond a minor rischio

I rendimenti sottozero spingono i prezzi alle stelle soprattutto sulle scadenze lunghe. E continua l’anomalia del T-bond che sale insieme a Wall Street mentre dagli emergenti torna qualche segnale di nervosismo

Altro che normalità e ritorno al tasso di interesse ‘neutrale’! Il mercato globale del reddito fisso sta toccando estremi che a diversi osservatori cominciano a sembrare irrazionali. Da inizio anno i rendimenti del debito sovrano nelle principali economie avanzate vanno in picchiata sulla parte lunga della curva dei tassi, provocandone come in America l’inversione. Ma questo movimento, che ha riportato il rendimento del Bund tedesco a 10 anni sottozero, ha un impatto molto forte sui prezzi, soprattutto sulle scadenze lunghissime. Bloomberg riporta che il prezzo del bond tedesco a 30 anni, che pure rende un misero 0,5% l’anno, da inizio anno è salito del 7,7%, con un total return (rendimento più capital gain) che ha surclassato quello dei più appetitosi junk bond e titoli di debito emergenti disponibili sul mercato. Esempio ancora più eclatante il bond del governo austriaco con scadenza 2117, che da inizio anno ha fatto godere chi lo ha comprato con un total return di circa il 15%.

UNA SALITA PARALLELA MA ANOMALA

L’altra cosa strana, già segnalata da FinanciaLounge, è che il grafico del rendimento del T-bond americano a 10 anni continua a puntare a Sud mentre l’indice S&P 500 è proiettato nella direzione opposta. Vuol dire che gli investitori stanno comprando sia azioni, asset per definizione a rischio, sia Long Bond, il bene rifugio per definizione. La chart qui sotto mostra che questa anomalia non solo non sta rientrando, ma si è addirittura accentuata negli ultimi giorni.

S&P500 (linea gialla scala sinistra) vs rendimento T-bond 10 anni (linea bianca scala destra)
S&P500 (linea gialla scala sinistra) vs rendimento T-bond 10 anni (linea bianca scala destra)

NUOVI SCRICCHIOLII DAI MERCATI EMERGENTI

Se dal mercato del reddito fisso delle aree avanzate vengono segnali apparentemente irrazionali, da quello dei mercati emergenti cominciano ad arrivare scricchiolii abbastanza sinistri. Ricordate come la primavera-estate del 2018 fu agitata da turbolenze emergenti con epicentro Turchia e Argentina? Ora sui riflettori sta tornando la Turchia dove la lira e i tassi di interesse sono finiti di nuovo nel mirino della speculazione mentre in Sud America sta emergendo un problema Brasile, dove il favore del mercato all’arrivo del nuovo presidente Bolsonaro sta cedendo il passo a timori per le riforme che non vanno avanti, a partire da quella delle pensioni, mentre gli scandali continuano a colpire la politica. Che qualcosa non stia funzionando a dovere sul mercato degli Emergenti lo racconta l’indice JPM che ne misura la volatilità, e che negli ultimi giorni ha rialzato la testa, mentre le anomalie sul mercato globale del reddito sono segnalate dall’indice MOVE, elaborato da Merryll Linch, che costituisce l’equivalente del VIX per il mercato dei T-bond americani. E che negli ultimi giorni ha registrato una brusca impennata.

E se le banche centrali si fossero mosse in ritardo?

E se le banche centrali si fossero mosse in ritardo?

BOTTOM LINE

La bottom line è che gli indicatori tecnici non dicono necessariamente tutto e certamente non prevedono il futuro. Ma vanno comunque tenuti d’occhio insieme ai fondamentali e al quadro macro generale, anche e soprattutto perché influenzano il comportamento di molti operatori, soprattutto della componente più speculativa del mercato, sempre attenta a cogliere occasioni impreviste.

scyther5 / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
28 Marzo 2019
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