Titoli bancari europei ancora in cerca della riscossa

di Redazione

Columbia Threadneedle Investments fa il punto su un settore che soffre ancora le conseguenze della Grande Crisi, forse è stato toccato un punto di ripartenza ma per una vera svolta servono fattori macro e strutturali

Con le valutazioni precipitate in alcuni casi ai livelli della Grande Crisi del 2008-2009 e di quella del debito europeo del 2012 le banche europee si trovano ancora a dover superare ostacoli tanto numerosi quanto differenti. C’è una speranza all’orizzonte? Se lo chiede Francis Ellison, Gestore di portafoglio clienti di Columbia Threadneedle Investments per trovare una risposta in due tempi: forse è stato toccato un minimo di periodo, ma per una riscossa piena servono fattori macro e interventi strutturali che ancora non si vedono all’orizzonte.

UNA PALLA AL PIEDE PER IL MERCATO AZIONARIO EUROPEO

Secondo l’esperto di Columbia Threadneedle Investments il settore bancario è stato “il flagello” del mercato azionario europeo, di cui rappresentava a fine 2007 rappresentava ben il 17,6% per scendere ad agosto 2019 all’8,5% a causa di prolungate performance deludenti rispetto al resto del mercato e praticamente a qualsiasi altro settore. Le banche continuano a rappresentare una parte significativa degli indici, e proprio per questo le azioni europee sembrano costantemente sottoperformare il mercato statunitense. Gli Stati Uniti infatti sono stati trainati dai colossi tecnologici della California.

MOLTE MINACCE ESISTENZIALI OLTRE AI TASSI ZERO O NEGATIVI

Una serie di minacce esistenziali pesano sul settore bancario tradizionale, oltre ai tassi zero o negativi. Negli ultimi due decenni le banche hanno investito miliardi in tecnologia per stare al passo con le nuove abitudini dei clienti online, ma questo ha reso le enormi reti di filiali e i costi del personale sempre più difficili da sostenere. Inoltre ci sono troppe ancora banche in Europa, e l’euro non ha fatto altro che esacerbare le pressioni competitive, oltreché imporre tassi d’interesse bassi in tutto il continente, abbattendo i confini nazionali e creando un mercato unico, con le banche francesi, ad esempio, che devono fare i conti anche con istituti tedeschi, italiani e spagnoli che cercano di accaparrarsi la loro clientela.

LO SCONTO SUI TITOLI BANCARI GIUSTIFICATO DALLA BASSA REDDITIVITÀ

A questo si sono aggiunti l’aumento della regolamentazione e errori e violazioni di sanzioni che hanno esposto le banche a indagini e severe multe. Insomma, secondo Ellison, ‘un quadro cupo’, che induce a chiedersi cosa riserva il futuro alle banche. L’esperto di Columbia Threadneedle Investment scrive che sulla base del rapporto price/tangible book value le valutazioni stanno precipitando ai livelli del 2009 e del 2012, e in alcuni casi quotano a metà o ancora più in basso. Uno sconto che potrebbe essere anche giustificato da una redditività ampiamente inferiore al costo del capitale, ma la situazione certamente non è rosea.

GLI ESEMPI POSITIVI DELL’IRLANDA E IN PARTE ANCHE DELLA SPAGNA

Tra le cose che potrebbero cambiare in meglio l’esperto mette al primo posto un consolidamento, che fornirebbe un importante sostegno alle quotazioni, magari anche grazie all’alleggerimento dei crediti inesigibili attraverso svalutazioni e l’isolamento in una “bad bank”. Il caso dell’Irlanda può servire secondo Ellison da esempio e modello di successo, ma rappresenta solo una piccola parte dell’Europa, ed attualmente è anche minacciata dal rischio Brexit. Anche la Spagna è intervenuta, anche se in modo meno aggressivo, con fusioni e ricapitalizzazioni delle casse di risparmio.

“Mercati azionari, è il momento giusto per esporsi sull’Asia”

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UNA FASE DI CONSOLIDAMENTO TRANSFRONTALIERO INCORAGGEREBBE GLI INVESTITORI

In Germania sono invece necessari ulteriori interventi, come in altri paesi. Un l consolidamento transfrontaliero, seppur impegnativo sul piano politico, contribuirebbe a ridurre la sovraccapacità e le carenze di capitali. Secondo l’esperto qualsiasi segnale in questo senso sarebbe ben accolto dal mercato. Ma Ellison osserva che il problema è in parte anche macroeconomico: qualsiasi incremento dei tassi d’interesse, dell’inflazione e della crescita migliorerebbe la redditività delle banche, anche se l’esposizione del bilancio di alcuni istituti alle obbligazioni comporta un certo rischio di erosione del capitale in un contesto di tassi in aumento.

FORSE TOCCATO IL MINIMO MA GLI ACQUISTI SONO ANCORA TATTICI

La conclusione dell’esperto di Columbia Threadneedle Investments è che forse siamo semplicemente arrivati a un punto di minimo, e che il settore, così poco apprezzato dagli investitori professionali, debba ancora avere il suo momento di gloria. Ma per ora le motivazioni all’acquisto potrebbero anche essere solo tattiche e non strategiche, perché non ci sono segnali di cambiamenti sufficienti per identificare i modelli di business veramente solidi e sostenibili, caratterizzati da una crescita o da un pricing power reale e duraturo.

Victorburnside / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
23 Novembre 2019
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