Un equilibrio fragile più adatto alle obbligazioni societarie

di Redazione

Bhandari (Columbia Threadneedle Investments) non ha ragioni per ipotizzare una contrazione economica né per questo né per il prossimo anno ma preferisce non ignorare l’inversione delle curve dei tassi Usa

Di solito, alla fine del primo semestre, si stila un primo bilancio dell’anno e si gettano le fondamenta per le scelte di portafoglio per i restanti sei mesi. Stavolta a maggior ragione, viste le performance sfavillanti evidenziate dalle Borse e dai mercati obbligazionari che sembrano stridere, almeno in parte, con i numerosi elementi negativi che si sono addensati all’orizzonte. Dal riacutizzarsi delle guerre commerciali al rischio di una Brexit senza accordo, dal rallentamento della crescita alle ridotte aspettative sui profitti aziendali.

RIDURRE LA PROPENSIONE COMPLESSIVA AL RISCHIO

“Riteniamo appropriato ridurre la propensione al rischio complessiva in base alla situazione generale che si sta delineando e alle valutazioni dei mercati e preferiamo riportare a neutrale l’esposizione azionaria” afferma Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments, secondo la quale il mix di una politica monetaria accomodante e di una crescita modesta, ma non recessiva, dovrebbero continuare a sostenere le obbligazioni societarie.

CONTESTO FAVOREVOLE ALLE OBBLIGAZIONI SOCIETARIE

La manager, come già lo scorso mese, resta convinta che il calo dei tassi di attualizzazione potrebbe continuare ad essere sufficiente a controbilanciare la debolezza degli utili o dei flussi di cassa, supportando i prezzi degli attivi di rischio come le azioni: un equilibrio tuttavia piuttosto fragile e, comunque, più adatto alle obbligazioni societarie.

STIMA PROFITTI AZIENDALI 2019 A ZERO

D’altra parte, già da fine febbraio Columbia Threadneedle Investments ha implementato nei portafogli multi-asset, un orientamento meno favorevole al rischio azionario e più incline ai corporate bond. Una decisione che trova supporto anche tra gli analisti finanziari secondo i quali le aspettative degli utili aziendali sono in continuo calo: attualmente, per esempio, si stima che la crescita dei profitti aziendali globali per il 2019 sia vicina allo zero, mentre nel quarto trimestre 2018 si attestava al 10%.

CURVA INVERTITA DEI RENDIMENTI USA

Ma Maya Bhandari non nasconde una certa preoccupazione anche per i segnali provenienti dai mercati dei titoli di Stato globali. “In base all’esperienza degli ultimi 40 anni, una curva dei rendimenti Usa invertita su oltre la metà delle scadenze e spread limitati ai 10 punti base (+0,10%) su quasi il 70% delle emissioni indicano un rischio crescente di recessione” fa sapere l’esperta. La quale, sebbene chiarisca di non avere ragioni per ipotizzare una contrazione economica né per questo né per il prossimo anno, preferisce non ignorare l’inversione delle curve. “Anche perché resta uno dei principali driver del modello Probit che la Fed di New York tiene sotto stretta osservazione e che, al momento, indica una probabilità su tre che una recessione si verifichi nei prossimi 12 mesi” puntualizza Maya Bhandari.

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AUTORITÀ MONETARIE OBBLIGATE A TAGLIARE I TASSI

Resta il fatto che oggi le quotazioni dei mercati incorporano tagli dei tassi statunitensi per oltre 100 punti base entro la fine del 2020 e maggiori probabilità di altri tassi d’interesse negativi in Europa. Se le autorità monetarie non attuassero politiche monetarie più espansive potrebbe provocare dei forti contraccolpi negativi sui mercati mentre la loro implementazione sosterrebbe le aspettative legate alle crescita e ai profitti aziendali.

GUERRE COMMERCIALI E BREXIT

“Al momento le nostre stime sono più prudenti rispetto alla media di mercato per il numero di tagli dei tassi, sia negli Stati Uniti sia in Europa, e ipotizziamo invece un rialzo dei tassi da parte della Bank of England, nonostante i recenti sviluppi abbiano indebolito le nostre convinzioni” specifica Maya Bhandari. La quale, infine, formula due previsioni: la minaccia di un’escalation delle guerre commerciali dovrebbe proseguire almeno fino a novembre 2019, data limite per la decisione sui dazi auto, mentre la questione Brexit terrà banco fino al 2020.

hocus-focus / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
3 Luglio 2019
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