Quattro motivi per tornare sull’azionario giapponese

di Redazione

Secondo Capital Group i fattori negativi sulla Borsa di Tokyo sono stati già prezzati mentre le basse valutazioni, la redditività, la corporate governance migliorata e l’inflazione suggeriscono di entrare

Il mercato azionario giapponese non ha dato grandi soddisfazioni agli investitori nel 2018 con la Borsa di Tokyo maglia nera tra i mercati sviluppati dell’area Asia-Pacifico. A far soffrire i titoli azionari giapponesi sono stati una serie di fattori negativi, tra cui spicca il rallentamento della crescita cinese. L’azionario giapponese ha inoltre sofferto forse più di altri la volatilità che ha caratterizzato lo scorso anno, soprattutto nell’ultimo trimestre. Nel 2019 è partito un moderato rimbalzo sospinto anche dalle valutazioni depresse, che tuttavia restano interessanti. Per l’investitore i livelli attuali potrebbero costituire un interessante punto di ingresso, soprattutto se si considera il fatto che molti fattori negativi, come appunto il rallentamento della crescita cinese, sembrano ormai essere già stati prezzati dal mercato.

L’IMPATTO DEI TAGLI DEI COSTI SUGLI UTILI

E’ questa l’analisi da cui parte Akira Fuse, Investment Director di Capital Group, che va a individuare quattro fattori che inducono all’ottimismo sulle azioni del Sol Levante. La prima è la redditività crescente di molte delle società quotate alla Borsa di Tokyo, principalmente grazie a cambiamenti strutturali che hanno portato a margini operativi particolarmente alti nel 2018, al livello più alto da decenni. L’esperto osserva che il punto di breakeven, vale a dire quando il fatturato arriva a coprire i costi, è calato significativamente, in gran parte grazie ai tagli dei costi messi in atto a partire dalla crisi finanziaria globale del 2008. I costi variabili sono diminuiti di circa il 2% mentre i costi fissi sono calati dell’1% rispetto a 10 anni fa. Inoltre uno yen più debole dovrebbe dare supporto agli utili, sia delle società esportatrici che domestiche.

I MIGLIORAMENTI DEGLI STANDARD DI GOVERNANCE

Secondo l’esperto di Capital Group inoltre le valutazioni dell’azionario giapponese sono interessanti se confrontate con i valori storici e relativamente ad altre piazze, con titoli scambiati ad un multiplo prezzo/utili forward a dodici mesi pari a 12, uno dei valori più bassi dalla Crisi Finanziaria Globale del 2008. A Wall Street, ad esempio, lo stesso indicatore sta tornando a superare le quindici volte sullo S&P 500, mentre anche gap tra il ROE delle società giapponesi e quelle europee e americane si è ridotto negli ultimi anni. Secondo Fuse quindi ci sono “ottime ragioni” per credere che le società giapponesi continueranno a migliorare la redditività del capitale, soprattutto visti i margini di redditività a livelli record, anche per la pressione ad aumentare gli utili sulla base del miglioramento degli standard di governance. Questo è un effetto del Corporate Governance Code of Conduct del 2015 e del rivisto Stewardship Code of Conduct per gli investitori istituzionali.  I nuovi standard raccomandano che almeno un terzo dei membri del board sia indipendente, dal precedente minimo di tre membri.

Azionario Giappone, non solo valutazioni convenienti

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IL RUOLO DELLA POLITICA DEI DIVIDENDI E DELL’INFLAZIONE

L’esperto di Capital Group sottolinea anche come il management delle imprese sia sempre più incoraggiato ad aumentare gradualmente i dividendi e a ricorrere ai buyback. Per meglio allineare gli interessi di management e azionisti sono stati aumentati i compensi in azioni, mentre sono state adottate altre positive modifiche di corporate governance, il tutto in direzione di miglioramenti degli standard. Infine c’è l’inflazione che torna a dare segni di vita, anche se ancora molto lontana dal target del 2% di Bank of Japan, grazie anche a una disoccupazione che si sta avvicinando al 2%, il che potrebbe far ripartire la crescita dei salari. L’Abenomics ha anche portato a un amento del numero di lavoratrici e di anziani in attività, portando a un aumento del reddito da lavoro dipendente totale. I salari medi stanno crescendo, e questo dovrebbe avere un impatto positivo anche sull’inflazione.

Nikada / E+


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9 Aprile 2019
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