Nuove frontiere

RBC BlueBay AM: “Perché è ora di dire addio alla Cina come mercato emergente”

Per David Horsburgh (RBC BlueBay Asset Management) avere un’allocazione in Cina richiede una comprensione più profonda di un'economia ampia e complessa destinata a profondi cambiamenti

di Leo Campagna 23 Novembre 2022 14:44
financialounge -  BlueBay Asset Management David Horsburgh Fixed Income mercati
financialounge -  BlueBay Asset Management David Horsburgh Fixed Income mercati

Dal punto di vista degli investitori la Cina o rappresenta un'opportunità di acquisto pluridecennale oppure si sta dirigendo verso un nuovo declino secolare. La significativa correzione dal 2021 evidenzia come alcuni investitori temano il calo della crescita, le politiche Zero-Covid, le tensioni geopolitiche e i potenziali interventi governativi nel settore immobiliare, tecnologico e dell'istruzione.

UN INCREDIBILE SURPLUS DELLE PARTITE CORRENTI


Tuttavia, uno sguardo più approfondito rivela un'economia con un incredibile surplus delle partite correnti, multipli prezzo/utili (p/e) nettamente inferiori rispetto alle economie sviluppate e una varietà di settori che assomiglia più a un'economia sviluppata che a qualsiasi altra cosa nei mercati emergenti.

UN’ECONOMIA DA 17 MILA MILIARDI DI DOLLARI


“Quello che non si può discutere è che, con i suoi 17mila miliardi di dollari (due terzi delle dimensioni degli Stati Uniti), l’economia cinese è una componente ampia e significativa dell'economia globale. Oggi il suo mercato azionario ha molte somiglianze con gli Stati Uniti, poiché due decenni di cambiamenti radicali ne hanno riscritto la composizione: da settori ciclici e imprese statali di bassa qualità, si è passati a segmenti tecnologici e industriali di alta qualità. Un profilo in contrasto con il suo peso del 30% nell'indice MSCI EM o con il suo peso inferiore al 4% nell'indice MSCI All Country World”, fa sapere David Horsburgh, Head of Client Solutions di RBC BlueBay Asset Management.

LA VERA PORTATA DEL POTENZIALE D’INVESTIMENTO


Guardando la Cina più in dettaglio, ci si rende conto anche della vera portata del potenziale d’investimento. Considerando l'universo delle società dei mercati emergenti con capitalizzazione di mercato superiore a 500 milioni di dollari, quelle di Cina e Hong Kong ne rappresentano il 52% in termini di peso complessivo sul totale e addirittura il 60% delle aziende per numero (6.337).

PECHINO PUNTA AD UN PERCORSO DI AUTO-SOSTENIBILITÀ ECONOMICA


Al momento, solo il 20% della capitalizzazione totale delle azioni domestiche cinesi A-share (negoziate nelle borse di Shanghai e Shenzhen) è incluso nell'indice MSCI Emerging Markets. Si prevede che l'inclusione possa raggiunge nel tempo il 100% in linea con l’evoluzione dell’economia cinese. Questo riflette peraltro le intenzioni di Pechino che punta a far crescere la propria ricchezza non più prevalentemente attraverso la domanda esterna quanto piuttosto tramite la costruzione di un percorso di auto-sostenibilità.

LE ALLOCAZIONI INDICIZZATE RISCHIANO DI RIVELARSI NON PIU’ EFFICACI


La Cina sarà la parte più grande dell'universo degli Emerging Markets ancora per un po' di tempo, ma il suo percorso se n’è discostato e il vecchio approccio d’investimento con allocazioni statiche e indicizzate rischia di rivelarsi non più efficace. “Avere esposizioni in Cina deve essere una decisione ben ponderata, ed essere tattici e strategici in funzione del proprio portafoglio complessivo è ora possibile, poiché le correlazioni in calo separano il suo percorso dai mercati emergenti” riferisce Horsburgh.

VINCITORI E VINTI


Inoltre, la fase successiva del suo sviluppo difficilmente potrà beneficiare di ampi e generalizzati rendimenti di mercato e nemmeno di macro-fattori favorevoli. Al contrario, è probabile che in Cina si possano delineare vincitori e vinti molto specifici sia in base alla transizione economica e sia in funzione della dispersione dei fondamentali delle singole aziende. Insomma, ora più che mai, avere l’allocazione in Cina richiede una comprensione più profonda di un'economia ampia e complessa” conclude l’Head of Client Solutions di RBC BlueBay Asset Management.
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