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Edmond de Rothschild neutrale sulle azioni, preferisce ancora le obbligazioni

Benjamin Melman, Global Chief Investment Officer di Edmond de Rothschild AM, spiega le ragioni dietro le ultime scelte di asset allocation

di Virgilio Chelli 22 Novembre 2022 07:55
financialounge -  Benjamin Melman Edmond de Rothschild AM
financialounge -  Benjamin Melman Edmond de Rothschild AM

Incremento dell'esposizione al debito dei Paesi Emergenti, aumento della duration di portafoglio con i Treasury statunitensi e il debito corporate Investment Grade, generale cautela invece sulla duration europea. Sono le indicazioni di asset allocation di Benjamin Melman, Global Chief Investment Officer, di Edmond de Rothschild Asset Management. A settembre la casa d’investimento era ancora cauta sulle azioni, conservando la liquidità per azioni più tattiche, e da allora ha gradualmente aumentato l'esposizione azionaria verso una posizione neutrale, pur rimanendo tattica.


DIVERSI ELEMENTI INCORAGGIANTI


Con l'avvicinarsi di fine anno, Melman vede diversi elementi incoraggianti che hanno modificato prospettive che lo erano poco: la Cina ha iniziato ad allentare la politica zero-Covid, l'economia globale potrebbe rallentare ma è meno deteriorata del previsto, i prezzi del gas sono scesi bruscamente e le scorte sembrano abbastanza alte da permettere di superare l'inverno. Soprattutto, vede segnali incipienti di rallentamento dell'inflazione USA, citando anche la possibilità di colloqui di pace in Ucraina. Melman invita a non trarre conclusioni affrettate, ma c'è aria di cambiamento. I mercati azionari e obbligazionari hanno reagito con un forte rialzo da ottobre.


PARZIALE RITORNO ALLA NORMALITÀ


L’esperto di Edmond de Rothschild definisce ‘rassicurante’ il rallentamento dell’inflazione USA, che resta la questione decisiva perché ha avuto il principale impatto sui mercati quest'anno. Un piccolo calo non è un segnale direzionale, ma è stato osservato nei beni e servizi in generale e non solo in componenti isolate. I prezzi di materie e trasporti sono tornati alla normalità e le linee di produzione sono tornate in funzione, mentre anche il calo dei prezzi degli immobili e la forte diminuzione dei nuovi affitti puntano a un rallentamento.


SE L’INFLAZIONE RIENTRA LO SCENARIO CAMBIA


Nonostante tutto ciò, secondo Melman l'inflazione farà fatica a scendere sotto il 4% se i salari continueranno a crescere al 5%. La Fed sarà costretta a tenere d'occhio i dati sull'occupazione, ma se l'inflazione dovesse tornare a livelli più ragionevoli lo scenario cambierebbe. Non sarebbe ancora un ritorno alla normalità, ma segnerebbe la fine delle persistenti revisioni al rialzo del tasso dei Fed Funds, ridurrebbe la volatilità obbligazionaria da livelli estremi e, quindi su tutti i mercati.


RECESSIONE ANCORA POSSIBILE


La recessione è sempre una possibilità. Melman ricorda che a fine settembre Edmond de Rothschild era ancora cauta sulle azioni, conservando la liquidità per azioni più tattiche. Da allora ha gradualmente aumentato l'esposizione azionaria verso una posizione neutrale e su questa rimane, pur rimanendo tattica. Le azioni hanno già registrato un forte rally, nota Melman, ma una recessione è ancora possibile. L'economia globale continua a rallentare e i margini societari continuano a contrarsi, il che lascia scarsa visibilità sui mercati azionari, che però potrebbero continuare a salire fino alla fine dell'anno, soprattutto in caso di ulteriori segnali di disinflazione.


BUON MOMENTO PER ENTRARE SUL DEBITO EMERGENTE


Se l'inflazione USA ha raggiunto il picco, anche il dollaro dovrebbe stabilizzarsi. Edmond de Rothschild ritiene che sia il momento di aumentare l'esposizione al debito dei Paesi Emergenti, che trarrebbe vantaggio dal pivot della Fed, dalla stabilizzazione del dollaro e dall’allentamento della politica zero-Covid della Cina. La casa sta anche aumentando la duration del portafoglio con i Treasury USA e il debito corporate Investment Grade, mentre rimane piuttosto cauti sulla duration europea.


CAUTELA SULL’EUROPA


I mercati si aspettano già che la BCE aumenti i tassi un po' più del 2,75%, sottolinea Melman in conclusione, ma l'elevata inflazione in Europa e la scarsa visibilità sulla politica monetaria suggeriscono di procedere con maggiore cautela.
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