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GAM: Inflazione in calo negli USA, siamo di fronte alla svolta sui mercati?

Segnali positivi dall’inflazione che ad ottobre arriva 7,7%, confermando il quarto calo consecutivo e la rilevazione più bassa degli ultimi dodici mesi

di Francesco Rapetti 16 Novembre 2022 16:46
financialounge -  Carlo Benetti GAM Inflazione Usa mercati
financialounge -  Carlo Benetti GAM Inflazione Usa mercati

L’analisi curata da Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR, inizia evidenziando che si stia corroborando il convincimento che l’inflazione incominci la sua corsa verso il basso, allontanandosi dal picco di 9,1% toccato in giugno. Anche il dato dell’inflazione “core” ha sorpreso positivamente, l’aumento dei prezzi, al netto di alimentari ed energia, è aumentato del 6,3% su base annua, sotto le attese di 6,5% e del 6,6% del mese precedente.

COME HANNO REAGITO I MERCATI


I mercati hanno reagito immediatamente, l’indice S&P 500 è cresciuto del 5,5%, il Nasdaq Composite ha chiuso a 7,4%, la miglior giornata negli ultimi due anni e mezzo. Stessa storia nelle obbligazioni, il Treasury a due anni è sceso di 25 punti base a 4,3%, il titolo decennale è sceso di 27 punti base a 3,8%, il calo più netto dal marzo 2020.

COME HA REAGITO IL DOLLARO


Il dollaro, subito dopo la pubblicazione del dato, è sceso del 2,3% rispetto al paniere delle sei valute (indice DXY: euro, yen, sterlina, dollaro canadese, corona svedese, franco svizzero). L’idea che si fa strada è, ovviamente, che il rallentamento dell’inflazione rallenti anche l’azione restrittiva della Federal Reserve. Da oltre il 5%, il tasso obiettivo della Fed scontato dai mercati è tornato a 4,8% atteso nel primo trimestre del 2023.

I MERCATI E LA VOGLIA DI “RIPARTENZA”


I mercati sembrano cancellare i rischi dell’inflazione al rialzo ma una rilevazione non basta per annunciare il “liberi tutti”. È altrettanto vero che nei mercati “cova la voglia di ripartenza” e il ritracciamento dell’inflazione è la precondizione per tutto il resto. Ancora poche settimane fa il mercato era nel bel mezzo del sell-off globale, tra marzo e settembre i rendimenti del decennale sono cresciuti del 2,2%, violenta reazione del mercato allo scenario di alti prezzi dell’energia, alta inflazione, tassi in aumento e rallentamento economico.

L’ERRORE DA EVITARE


Il rischio maggiore è quello dell’entusiasmo, di scommettere troppo e troppo presto sull’ipotesi della sostenibilità della svolta, è l’errore commesso a luglio. Se guardiamo al “momentum” dell’inflazione piuttosto che al dato anno su anno, come ha invitato a fare lo stesso Powell, smussiamo volatilità e stagionalità: la metrica del “momentum” mostra che il livello obiettivo del 2% è ancora lontano (nessuna sorpresa ovviamente) ma il rallentamento è fuori dubbio. Non sappiamo se la svolta sia davvero dietro l’angolo, sappiamo però che diversificazione e orizzonte temporale hanno sempre premiato la pazienza e che sono gli strumenti più efficaci per scansare il rischio della compiacenza, dell’ottimismo negligente.

RISCHI ANCORA DIETRO L’ANGOLO


Sull’altro piatto della bilancia, il rischio che l’eccesso di ottimismo induca la banca centrale a procedere lentamente, alimentando così le aspettative di inflazione e rendendo necessari interventi ancora più restrittivi. La Federal Reserve non smetterà di alzare i tassi ma ai mercati importa soprattutto vederne la fine.

RENDIMENTI INTERESSANTI DAL MONDO OBBLIGAZIONARIO


Vale la pena tornare a guardare al reddito fisso nell’ultima parte di un anno che per l’asset class è stato il peggiore degli ultimi decenni. Nei mesi scorsi il massiccio deflusso dei capitali si è orientato verso il rischio azionario e la liquidità. Le pessime performance delle obbligazioni e la delusione degli investitori sono la parte sgradevole di un anno complesso, ma queste stesse obbligazioni si presentano ora con la promessa dei rendimenti più interessanti degli ultimi anni.

CONCLUSIONI


Il dollaro è il canarino nella miniera che segnalerà il ritorno del favore anche al debito emergente. La forza del biglietto verde e l’aumento dei tassi sono stati tra i maggiori ostacoli a una classe di attivo che offre rendimenti reali elevati e valutazioni a buon mercato, un luogo dell’investimento in cui varrà la pena posizionarsi.
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