L'analisi

LGIM preferisce tenere le distanze da una Cina con un uomo solo al comando

Erik Lueth, Global Emerging Market Economist, analizza le mosse di Xi Jinping per assicurarsi un gruppo di fedelissimi ai vertici politici ed economici e non si unisce all’ottimismo per la possibile uscita dai lockdown

di Virgilio Chelli 11 Novembre 2022 07:55

financialounge -  cina economia Erik Lueth LGIM
Dopo la conclusione del Congresso cinese che ha incoronato Xi presidente e commander in chief per altri cinque anni, aprendo la strada a un possibile mandato a vita, gli investitori non sembrano aver apprezzato. Il renminbi scambiato offshore è sceso mentre l’indice delle società cinesi quotate a Hong Kong ha fatto un tonfo, anche se poi ha recuperato qualcosa, ma resta vicino ai minimi di 13 anni. Una caduta che comunque non rappresenta un’occasione di ingresso, in quanto riflette prospettive di crescita comunque deboli a medio termine. Intanto arrivano segnali che Pechino potrebbe abbandonare la linea Zero-Covid nel secondo trimestre del 2023. In circostante normali, LGIM avrebbe partecipato all’euforia per la vicina riapertura, ma le implicazioni di lungo termine del Congresso la tengono in finestra.

POSSIBILE IMPATTO DI MERCATO


Erik Lueth, Global Emerging Market Economist di LGIM, analizza il possibile impatto di mercato del 20esimo Congresso del Partito Comunista Cinese partendo dalla fotografia dell’episodio che ha visto l’ex Presidente Hu Jintao scortato fuori davanti a oltre 2.000 delegati, con l’agenzia di Stato Xinhua che ha citato motivi di salute. In ogni caso una drammatica rottura rispetto alla tradizione di perfette coreografie, e non è stata l’unica. Il Congresso ha confermato Xi Jinping per 5 anni ma tutti i suoi uomini si sono mossi come se avesse ricevuto un mandato a vita e il nuovo assetto del Politburo indica anche altre svolte cruciali, sottolinea Lueth.

FEDELISSIMI DI XI IN ASCESA


Prima del Congresso di quest’anno solo tre dei sette componenti del Politburo erano stretti alleati di Xi, contanto lo stesso XI. Ma ora tre dei quattro nuovi entrati vengono da incarichi che li hanno visti direttamente sottoposti a Xi o in stretto collegamento. Li Keqiang, attuale Primo Ministro e molto vicino a Hu Jintao, è stato estromesso, così come Wang Yang, esponente pro-mercato e riformista. Tra i nuovi membri c’è anche il numero uno del Partito a Shanghai, Li Qiang, visto come prossimo Primo Ministro, anche se in contrasto con la tradizione non è mai stato vice premier,

LEALTA’ AL CAPO CRITERIO PRINCIPALE


Lueth sottolinea che a questo punto la lealtà a Xi sembra essere diventata il principale criterio di selezione dei vertici cinesi, il che indica che il timone della direzione politica sarà tenuto stretto dallo stesso Xi con entrambe le mani ancora di più di quanto non sia oggi. Nel nuovo corso cinese Partito e Stato sono la stessa cosa, premiership e presidenza sono di fatto ruoli di Stato. Il nome del nuovo Primo Ministro si saprà solo a marzo con la riunione annuale del Parlamento, meglio noto come Congresso del Popolo.

AVVICENDAMENTI IN ARRIVO NEI POSTI CHIAVE


Allora si saprà anche chi andrà a sostituire lo ‘zar’ economico Liu He, il regolatore bancario Guo Shuqing e il governatore della banca centrale Yi Gang, tutti e tre ruoli chiave per il future di uno dei più grandi mercati del mondo. E’ difficile prevederne la traiettoria con tutto il potere finito nelle mani di un solo uomo. Con questo livello di concentrazione di potere, sottolinea in conclusione Lueth, anche i flussi di informazione verosimilmente si degradano e crescono i rischi che siano decise politiche non sottoposte a sufficienti analisi.

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